Sanremo 2018: i protagonisti e le peculiarità di un’edizione impeccabile

Assistere all’edizione 2018 del Festival di Sanremo, sia per chi era al Teatro Ariston che per chi ha vissuto l’esperienza attraverso lo schermo televisivo, ha dato agli spettatori una netta sensazione che tutto sia andato esattamente come avrebbe dovuto. Zero imprevisti, nessun errore. Persino il classico pronostico sui concorrenti che sarebbero finiti sul podio era stato in larga parte azzeccato. Il che ad alcuni potrebbe sembrare un difetto (l’assenza di colpi di scena può esser vista come una mancanza di uno spettacolo televisivo), ma non lo è: il Festival di Sanremo è una macchina complessa e ricca di aspetti diversi, l’unica cosa che deve fare è funzionare. E l’edizione del 2018 condotta da Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino, con Claudio Baglioni come direttore artistico, ha funzionato eccome.

È sicuramente dipeso da come la direzione ha curato ogni dettaglio, lasciando che il festival si evolvesse in maniera dinamica pur seguendo nei dettagli la strada che era stata pensata fin dall’inizio. La leggenda del Baglioni perfezionista è iniziata a circolare già prima dell’inizio del festival, ed è probabilmente la ragione per cui niente è sembrato lasciato al caso, nonostante sia stato dato lo spazio e la libertà necessari alla conduzione degli altri due protagonisti. Spesso, nel backstage, le interviste con le radio e con i giornalisti saltavano all’ultimo istante perché Baglioni chiedeva agli artisti di presentarsi nuovamente alle prove, per curare ogni esibizione con precisione.

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Il risultato di questo lavoro certosino è stato uno spettacolo finale in grado di coniugare lo spazio dedicato alla musica a quello dedicato all’intrattenimento: per la prima sono valsi i tributi, i duetti e le numerose esibizioni di Baglioni, che hanno fatto partire il divertente gioco della contestazione social, ma che è riuscito a coinvolgere il pubblico alla perfezione (chi era lì può testimoniarlo, l’euforia, gli entusiasmi e la partecipazione attiva del pubblico riempiva la sala anche più di chi era sul palco); per la seconda ci sono stati ospiti capaci di muovere le emozioni degli spettatori, le iniziative orientate allo show (ben orchestrate da Hunziker e Favino) e alcuni picchi che si lasceranno ricordare, come il monologo sui migranti di Favino che ha lasciato la platea in un silenzio attonito o la commozione di Laura Pausini e il suo inaspettato bagno di folla, dentro e fuori l’Ariston, entrambi momenti clou della serata finale.

Un festival perfettamente equilibrato, dunque, che di quell’equilibrio ha fatto il punto di forza. Perché è questo che di fatto rende Sanremo quel che è: un’arena in cui lo spettacolo sviluppa i contenuti musicali, in cui la partecipazione del pubblico diventa parte integrante del festival, in cui gli effetti, la regia innovativa e tecnologica (per la prima volta abbiamo visto letteralmente volare una telecamera sul palcoscenico, a regalarci prospettive aeree) e le scenografie restano elemento importante per l’intrattenimento, mentre si lascia che la musica parli tramite la presenza di artisti di livello. In questo senso, Sanremo è un luogo unico, e lo è stato soprattutto quest’anno, che ha avuto dei protagonisti che verranno ricordati più di altri. Vale la pena celebrarne cinque di loro, giusto per andare più a fondo con chi si merita uno spazio a parte. Non ce ne vogliano gli altri.


Pierfrancesco Favino

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In quanti ci saremo chiesti prima dell’inizio della prima puntata, che tipo di dimensione potrà mai avere un attore a Sanremo? Pierfrancesco Favino ci ha dato la risposta con una partecipazione che sta già facendo storia (e scuola): istrionico, comico, spalla perfetta di un elegante e serio Baglioni, un lord inglese che necessitava di verve altrui per innalzarsi tra i conduttori di un’edizione, finalmente, da record. Contraltare di una Michelle spesso sopra le righe, Favino ci ha mostrato il suo lato meno scontato, quello che ogni bravo attore dovrebbe inserire nel suo repertorio: la grande maestria nel cambio di tono e registro e il sincero e fervente impegno artistico in ambiti non propri. Favino ha ballato, ha cantato, ha condotto, ha sopportato, ha anche suonato. Favino ha poi anche recitato, in un sipario forte e commovente, ma tra tutte queste performace non ci ha mai lasciati soli con la nostalgia della bravura della sua sola recitazione.


Ermal Meta e Fabrizio Moro

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Non è facile scrivere dei vincitori di un Festival di Sanremo, perchè spesso possono bastare poche ore dalla vittoria per aver già sentito o letto di tutto e averne la nausea. Soprattutto, nel nostro caso, il rischio è doppio, perchè Moro e Meta hanno iniziato a muovere il circo della critica che è diventato polemica amara già a partire dalla prima serata, in occasione della loro prima esibizione. In Sala Stampa, già al mattino successivo, non si parlava d’altro: “il testo è un plagio”, anzi no ;“il refrain supera il 30% dell’intera canzone” anzi no “non lo supera, o forse sì, ma Baglioni lo sapeva”; anzi no “Baglioni era all’oscuro di tutto”. Insomma, siamo arrivati alla finale con Ermal e Fabrizio già devastati dalle critiche. Per loro fortuna, ma anche per la nostra, la canzone è rimasta in gara e il finale, il grande finale, è già noto a tutti.

La buona musica ha lasciato al tappeto i detrattori e ci ha regalato un pezzo profondo, in grado di analizzare il momento storico attuale senza cedere alla facile tentazione di restituirci la quotidianità in un ritratto straziante di cronaca nera. Meta e Moro hanno fatto un passo oltre: hanno liberato la nostra rabbia salvifica e hanno ribadito la forza e la resistenza dei sentimenti, che forse oggi sono le uniche “armi” possibili per vivere il presente con uno sguardo ancora fiducioso sul futuro.


La “vecchia che balla” con lo Stato Sociale

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Con tutti ragionamenti del caso sulla vera necessità di un elemento di intrattenimento così plateale in un festival musicale e su quanto si sarebbe parlato meno della canzone de Lo Stato Sociale senza questo elemento, la nonna che ballava ad ogni esibizione de Lo Stato Sociale resta una delle cose di questa edizione che ricorderemo a lungo, nel bene e nel male. La cosa positiva è che non c’è ridicolo o squallore di cui ci si debba lamentare: la signora in questione è Paddy Jones, una celebrità nell’ambito della danza, detentrice del Guinness dei Primati come la più anziana ballerina di salsa acrobatica al mondo, coi suoi 84 anni. Un’atleta di tutto rispetto che si lega al facile testo e alla semplice allegria di Una Vita In Vacanza, canzone che probabilmente poteva bastare a un posizionamento alto vista la facile presa che ha fatto sul pubblico. La vecchia che balla, però, gli ha quasi rubato la scena.


Annalisa

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Alla vigilia di Sanremo 2018 in pochissimi avrebbero pronosticato il podio per Annalisa, artista brava e già capace di dimostrare il proprio talento ma che restava comunque una giovane se confrontata al prestigio dei tanti altri concorrenti in gara. E invece la cantautrice ligure stupisce tutti lasciando parlare solo e soltanto la musica, libera da elementi a contorno che ne aumentino il clamore come testi particolarmente profondi o performance appariscenti. A vincere, almeno moralmente, è una gran bella canzone e una gran bella voce, che si conquista lo spazio legittimo a quello che resta sempre un festival della canzone, con l’orgoglio di finire davanti a colonne di qualità ed esperienza come Ron o Gazzè. E chissà cosa sarebbe potuto succedere se Il Mondo Prima Di Te avesse avuto un testo prorompente come quello di Non Mi Avete Fatto Niente.


Lucio Dalla

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Ron interpreta Almeno Pensami, scritta da Lucio Dalla

La casa di Lucio Dalla a Bologna è proprio dietro Piazza Maggiore, in una delle zone più trafficate della città Rossa. Tra i turisti e gli aficionados dello shopping, in un sabato pomeriggio qualunque, può essere facile non accorgersi della sua presenza, del piccolo balcone, del ritratto di Lucio sul muro e della sua musica che ogni giorno, alle 18, viene diffusa nei dintorni. Eppure Lucio Dalla è ancora lì, al suo pianoforte, incurante di tutto il trambusto che scorre lì sotto.

Alla stessa maniera, in punta di piedi in mezzo al rumore dei giorni del Festival, Lucio Dalla si è presentato a Sanremo. Anche se non c’è più. Ha scelto di farlo con Ron, amico di un tempo, fedele alla stessa poetica musicale. Attraverso le parole di un inedito del 2011, ritrovato e riarrangiato con il tempo di una lenta ballata, Lucio e Ron si sono regalati la parentesi di una collaborazione al di là del tempo e dello spazio e hanno regalato a noi spettatori un pezzo intenso che ha vinto senza riserve il premio della Critica. Come interprete, Ron ha dimostrato la sua maestria e ha saputo farsi carico della grande responsabilità riservata a chi ha scelto di conservare il ricordo di un artista unico: senza tradirlo o snaturarlo ma lasciando libero il suo lieve passo a camminare tra noi in punta di… parole.

Testo: Emanuela Ranucci e Carlo Affatigato
Foto: Emanuela Ranucci

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Auralcrave a Sanremo 2018

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