La Bomba di Gregory Corso: un’ironia d’attualità

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“A volte l’inferno è un buon posto, se serve a dimostrare con la sua esistenza che deve esistere anche il suo contrario, cioè il paradiso. E cos’è questo paradiso? La poesia.”

Parola di Gregory Corso. Tra i più noti poeti dell’americana scena Beat, esplosa nella metà del Novecento. Di chiare origini italiani, Gregory, fu l’ultimo arrivato ed il più giovane in quel consolidato gruppo ribelle di amici meglio conosciuto come la Beat Generation a cui tutt’ora dobbiamo molto.

Sicché infatti, l’effervescenza dei testi di Gregory, il furore scapestrato delle sue poesie, il fervore geniale e unico di questo poeta tristemente solitario, convinsero Allen Ginsberg a portarlo e presentarlo al resto della combriccola, alla quale resterà profondamente legato fino alla fine dei suoi giorni.

E fu sempre grazie a Ginsberg che Corso trovò un editore per la sua prima raccolta di poesie, edita nel 55: The vestal lady Brattle and other poems. Aveva venticinque anni ed era all’inizio di una prosperosa carriera poetica, che vide susseguirsi raccolte sempre più ampie, surreali e ironiche di poesie.

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Gregory Corso nel 1955

Abbarbicato nella brodaglia cosmica qual è lo spirito Beat, Gregory vagabondò in giro per il mondo, passando dall’America all’Europa, e soprattutto per la ‘sua’ Roma, dov’è sepolto, nel cimitero acattolico, accanto al suo amato Shelley; e come altri emaciati artisti beat, anche Corso abitò per un periodo a Parigi in 9 Rue Gît-le-Cœur, al Beat Hotel, diventato famoso per il gran viavai di artisti in fermento.

E proprio nell’utero di questo tumultuoso e decadente alloggio creativo, elucubrò, scrisse e successivamente diffuse quella che sarebbe stata l’ennesimo manifesto della Beat Generation, una bobina di prolissità irriverenti ed esplosive unica nel suo genere: la poesia Bomb, stampata con una futurista forma di fungo atomico.

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La Bomba è un’amara denuncia della condizione umana, costretta a subire altrettanti pericoli psicofisici come quelli della bomba atomica, che tanto faceva discutere a fine anni Cinquanta. Ad ispirare Gregory fu un raduno a cui aveva partecipato, a Londra, in favore del disarmo del nucleare, dove ad impressionarlo fu la carica di odio e violenza di alcuni ‘pacifisti’.

Leggendola, sembrerebbe quasi un inno d’amore alla bomba, scritta da Corso con forza ironica e a volte comica, quasi a prendere in giro gli uomini così attenti ed intenti a mostrare odio nei confronti della bomba e non, invece, per le smisurate e terribili quotidiane violenze (e spesso ci va di mezzo anche il destino) consumate dall’uomo stesso, senza provocare stupore e indignazione da parte di nessuno. È una famosa ed immortale protesta che venne urlata oltre che da Corso, da innumerevoli e speranzosi ragazzi. Se viene amata, la bomba, non può fare male, perché ad uccidere davvero l’umanità è l’odio, prodotto dagli stessi uomini, anche con i suoi mezzi crudeli.

Incalzatrice della storia Freno del tempo Tu Bomba
Giocattolo dell’universo Massima rapinatrice di cieli Non posso odiarti
Forse che l’odio il fulmine scaltro la mascella di un asino
La mazza nodosa di Un Milione di A. C. la clava il flagello l’ascia
Catapulta Da Vinci tomahawk Cochise acciarino Kidd pugnale Rathbone
Ah e la triste disperata pistola Verlaine Puskin Dillinger Bogart
E non ha S. Michele una spada infuocata S. Giorgio una lancia Davide una fionda
Bomba sei crudele come l’uomo ti fa e non sei più crudele del cancro
Ogni uomo ti odia preferirebbe morire in un incidente d’auto per un fulmine annegato
Cadendo dal tetto sulla sedia elettrica di infarto di vecchiaia di vecchiaia O Bomba
Preferirebbe morire di qualsiasi cosa piuttosto che per te Il dito della morte è indipendente
Non sta all’uomo che tu bum o no La Morte ha distrutto da un pezzo
il suo azzurro inflessibile Io ti canto Bomba”
[…]
“Fammi entrare Bomba sorgi da quell’angolo da topo gravido
non temere le nazioni del mondo con le scope alzate
O Bomba ti amo
Voglio baciare il tuo clank mangiare il tuo bum”

Perciò, gli uomini rabbrividiscono per la bomba e non invece nel vedere “i bambini abbandonati nei parchi” e “gli uomini che muoiono sulle sedie elettriche”? Se lo sarà certamente chiesto Corso mentre partoriva tale opera, anzi, è proprio questo il punto. La condizione dell’uomo di allora, – e non che l’uomo moderno ne sia esente – era già particolarmente satura di tragicità continue, e nuove sacche piene di odio non potevano che appesantire il fardello umano.

Questo poema è stato uno dei lavori letterari della Beat Generation che più ha contribuito ha comunicare violentemente, quasi brutalmente ciò che bisogna sapere, una denuncia nuda e cruda che deve far riflettere per tentare di ricostruire una realtà frantumata.

La bomba è un messaggio, che ci parla dello spirito dell’uomo che vuole mettersi in salvo da una civiltà che, invece, vuole distruggerlo. La bomba è un’ispirazione contro la “violenza” dei costumi del mondo che ci avviluppa. La bomba è – anche e non per ultimo – una chiara volontà di sottrarsi alle metodologie politiche tradizionali.

Corso ha fatto esplodere la sua bomba con un raggio d’azione che ricopre, a dir poco, mezzo secolo, ma i cui effetti hanno avuto una breve efficacia; non ha imparato nulla, l’uomo, ora che si trova di nuovo su un terreno minato di bombe?

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Allen Ginsberg, Gregory Corso e Barney Rosset

Gregory Corso, oltre bellezza visionaria ironica e profonda della sua Bomb, insieme ad ogni sua raccolta è sempre riuscito a cavare fuori la bellezza in ogni dove, anche dove essa sembrava appassita. Non a caso la più famosa traduttrice ed esperta di poesia degli ultimi anni, Fernanda Pivano, lo ha descritto in questo modo:

“Insolente al di là del sopportabile e strafottente nella più assoluta imprevedibilità. Qualunque cosa abbia detto o scritto, Gregory Corso ha sempre rivelato il dono di non dire mai una sciocchezza. Era un birbante ma anche un cherubino della poesia: dovunque passava seminava guai e disastri, però anche le più belle poesie che siano state scritte negli ultimi cinquant’anni da un americano”.

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