Altered Carbon: la nuova frontiera degli adattamenti televisivi

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È estremamente difficile parlare di Altered Carbon evitando di citare Blade Runner e pertanto lo faremo subito, per poi non tornarci più: la nuova serie da pochi giorni disponibile su Netflix è talmente debitrice nei confronti dell’estetica del film di Ridley Scott che, guardandone le prime scene, è quasi impossibile non pensare che possa addirittura esserne un seguito naturale.

Chiarito questo, possiamo procedere con calma.

Il romanzo omonimo da cui è tratta la serie, pubblicato in Italia col titolo Bay City ed ora pronto per una ristampa con titolo originale (arriverà il 15 febbraio, distribuita da TEA) venne scritto nel 2002 dall’allora esordiente Richard K. Morgan e si rivelò un successo enorme, nonostante il movimento cyberpunk fosse in quel periodo in una fase non particolarmente florida sul versante letterario. Un’opera monumentale, di circa 500 pagine, che omaggiava e riassumeva senza stravolgimenti particolari tutti i canoni e tutti i pilastri del genere: detective story? C’era; distopia? C’era; cloni? C’erano; intelligenze artificiali? C’erano. Le immancabili influenze orientali? C’erano; l’antieroe, sesso, violenza ed una trama estremamente articolata? C’era tutto questo. Mancava forse la portata innovativa di opere apripista come Neuromante o Ghost in the Shell, ma il materiale era ottimo.

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La copertina del libro in lingua originale

Oltre al successo arrivarono i premi letterari e, naturalmente, l’acquisizione dei diritti per una riduzione cinematografica: fu Joel Silver ad assicurarseli per un milione di dollari, subito dopo la pubblicazione del libro, ma nonostante il noto produttore fosse reduce del successo planetario di Matrix non si presentò occasione di realizzare il film nei successivi sette anni, e di conseguenza i diritti tornarono all’autore. Fu a quel punto si fece avanti Laeta Kalogridis: già produttrice esecutiva di Avatar, e sceneggiatrice per Oliver Stone (Alexander), Martin Scorsese (Shutter Island) e James Cameron (Alita: Battle Angel, affidato poi a Robert Rodriguez), Kalogridis si innamora follemente del romanzo di Morgan, ne intuisce il potenziale commerciale e sviluppa una sceneggiatura enorme, per un film di oltre tre ore di durata, che viene puntualmente rifiutata da ogni studio cui viene proposta.

È solo nel 2014 che si presenta una nuova possibilità, quando Netflix decide di investire nel progetto proposto da Kalogridis e di trasformarlo in una delle serie televisive più costose di sempre: Altered Carbon è pronto per diventare una realtà.

Ambientata nel 2384, in un mondo che ha letteralmente sconfitto la morte grazie all’invenzione della pila corticale (una sorta di memoria interna in grado di digitalizzare e memorizzare la coscienza umana) la serie narra nelle sue dieci ore di durata il ritorno alla vita di Takeshi Kovacs, un ex spedi (in parte terrorista ed in parte super militare) ucciso 250 anni prima dei fatti narrati ed ora risvegliato artificialmente dentro al corpo/custodia di Elias Ryker, agente di polizia di Bay City (San Francisco). Appena riportato in vita, Kovacs è convocato per un’udienza da Lawrence Bancroft, uno degli uomini più ricchi di tutti i pianeti conosciuti, immortale grazie ad una riserva illimitata di custodie e ad un sistema di backup che gli permette di conservare in eterno la propria coscienza, che lo incarica di risolvere un complicato caso di omicidio avvenuto la sera prima: il suo. Da lì parte una lunga e complessa indagine, che porterà Kovacs a prendere familiarità con un mondo ancora più violento e profondamente ingiusto di quello che aveva lasciato, a scavare nel proprio passato (che ritorna) e a incontrare nuovi compagni di viaggio.

Complessa, articolata e ricca di svolte, la trama di Altered Carbon richiede concentrazione per la visione, più o meno per tutta la sua durata, ma non rinuncia neanche per un attimo all’obiettivo principale del puro intrattenimento, creando un mix sostanzialmente equilibrato in grado di accontentare sia lo spettatore in cerca di toni action e scene forti (moltissima la violenza e numerose le scene di nudo integrale) che quello in cerca di trame articolate, sviluppo dei personaggi e tematiche adulte. Le critiche più forti rivolte alla serie hanno lamentato una scarsa profondità delle tematiche narrate, cercando paragoni impossibili con le migliori opere del cyberpunk ma dimenticando però un fatto importante: sia il romanzo che la serie nascono apposta per camminare sulle spalle di tali opere. Non è logico pretendere da Altered Carbon la profondità filosofica di Ghost in the Shell, dal momento che la sua funzione è proprio quella di riprenderne certi aspetti in chiave e riproporli in una versione forse un po’ più commerciale, ma sicuramente valida per il grande pubblico. Un’operazione concettualmente non lontana da quella di Stranger Things, ma partendo da modelli diversi, forse un po’ più adulti e di diverso spessore.

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Dal punto di vista estetico ci troviamo di fronte ad un nuovo traguardo raggiunto dalla televisione: pur essendo ancora lontani da quelli del miglior cinema, gli effetti visivi e le scenografie di Altered Carbon sono di altissimo livello (si parla di un budget di circa 6/7 milioni di dollari ad episodio) e funzionano in ogni momento. Lo spettatore appassionato di fantascienza, che conosce bene i film e i videogiochi del genere, non troverà nulla di particolarmente innovativo sul piano delle scenografie e del design, mentre chi invece è solo spettatore occasionale potrà scoprire un mondo nuovo.

La serie, inoltre, segna un punto importante nel campo degli adattamenti: al cinema, per ovvi motivi di durata, un romanzo lungo e complesso come Altered Carbon avrebbe dovuto subire una serie di tagli che, per quanto necessari, avrebbero scatenato l’ira dei puristi (quante volte sentiamo dire che nel film sono state tagliate troppe cose rispetto al libro?) mentre col mezzo televisivo è possibile riportare per intero, ed eventualmente approfondire, ogni singolo aspetto del romanzo di partenza. In questo caso l’obiettivo è riuscito in pieno, dando come risultato un adattamento completo al 100% dell’opera originale, in grado di accontentare i fan del romanzo, i realizzatori e più in generale tutti gli spettatori che richiedono trasposizioni che non siano riduzioni.

Forte di un buon cast (su tutti Joel Kinnaman e James Purefoy), di una produzione accurata e di ottime scelte di character design (c’è un’intelligenza artificiale con le sembianze di Edgar Allan Poe che farà impazzire tutti) il nuovo serial di Netflix è online e pronto per essere giudicato dal grande pubblico, aspettando con curiosità di sapere se ci saranno nuove stagioni dedicate agli altri due romanzi del ciclo di Takeshi Kovacs: Broken Angels (Angeli Spezzati, 2003) e Woken Furies (Il Ritorno delle Furie, 2005).

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