Voyage of Time, la creazione dell’universo secondo Terrence Malick

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Terrence Malick, conosciuto per capolavori come La sottile linea rossa (1998) e The Tree of Life (2011) si è cimentato di recente nel documentarismo sperimentale con il lavoro Voyage of Time. Una mossa che punta a creare opere di un tipo molto particolare, differenti da ciò che lo spettatore è abituato a vedere, in maniera analoga a quanto vi avevamo raccontato qualche tempo fa per Koyaanisqatsi.

Il lavoro di Terrence Malick ha come linea conduttrice e idea di fondo la creazione dell’universo raccontata attraverso immagini che conferiscono un impatto visivo molto forte, soprattutto se visto nel grande schermo, condito il tutto dalla sensazione miticizzante che avevamo già  visto in The Tree of Life. Curando le immagini con l’aiuto della computer grafica e la saturazione molto accentuata, si crea così l’opera di Malick, tra narrazione dal suono religioso e il ritmo lento della decorrenza del tempo, in cui si vuole dare un senso divino e quasi sovra terreno della dimensione che alla fine comprende anche noi e il luogo dove ora poggiamo con i piedi per terra.

È questa la particolare bellezza del documentario: far provare allo spettatore una sensazione spirituale che differisce da altre sensazioni che possiamo sentire in contrastanti situazioni. Far tornare bambino l’adulto, attraverso la fase di stupore e incanto di fronte alle stelle, alle galassie e a tutto ciò che è più grande e misterioso di noi. Lo stile di Malick in Voyage of Time è profondamente ermetico e affronta i temi naturalistici stavolta con una narrazione in un tono intimo e confidenziale, che segue una venerazione dell’immagine che vuole sconvolgere lo spettatore, metterlo in una posizione di inferiorità rispetto all’immensità dell’universo. Il suo è un racconto scientifico che diventa poesia e piacere audiovisivo.

Non sono state facili le riprese della pellicola. Il regista è conosciuto per il suo perfezionismo maniacale e i tempi di registrazione molto lunghi dei suoi lavori. Inoltre è descritto dai colleghi come una persona estremamente riservata e avversa a situazioni o persone non gradite durate la produzione, con conseguenti cambiamenti di partecipazioni e collaborazioni che hanno reso difficile la riuscita di alcuni progetti. Voyage of Time è stato presentato al Festival di Venezia e concepito in due versioni: la prima The IMAX Experience della durata di 40 minuti narrata da Brad Pitt, mentre una seconda integrale, Life’s Journey, di 90 minuti con l’aggiunta di scene a 35 mm narrate da Cate Blanchett.

Parte del film, il cui progetto iniziale mai completato doveva chiamarsi Q, è stata inserita nel film The Tree of Life e le musiche che ne fanno da sfondo sono composte da Ennio Morricone.

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