Le Luci Della Centrale Elettrica: Terra, la voglia di evolversi e la presa di coscienza

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Se nel 2008 eravamo in 10 ad ascoltare Vasco Brondi, oggi siamo in migliaia ad apprezzare i suoi lavori, la sua voce e la sua maturità musicale.

Brondi, alias Le Luci della Centrale Elettrica, è il classico ferrarese della porta accanto: uno che porta con sé molti sogni e aspettative, sogni che sarebbero diventati realtà grazie ad un certo Giorgio Canali – CSI, PGR e Rossofuoco – produttore del primo album Canzoni da Spiaggia Deturpata che fu distribuito non da un’etichetta discografica qualsiasi, ma da La Tempesta di Davide Toffolo, il frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

Con queste premesse già all’epoca si poteva immaginare che Brondi sarebbe diventato una figura di un certo peso nel panorama indie italiano. Ogni suo album ufficiale, dal 2008 ad oggi, ha dato motivo di discussione e apprezzamento, finendo spesso ai piani alti delle classifiche. Uno dei lavori più amati, soprattutto dai suoi sostenitori della vecchia guardia, rimane sicuramente Per ora noi la Chiameremo Felicità, il suo secondo album, anche se il primo ricevette moltissimi elogi dalla critica. Con Costellazioni, il terzo album, a Vasco viene ufficialmente riconosciuto il duro lavoro approdando direttamente alla seconda posizione della classifica ufficiale. E quest’anno è arrivato Terra, un altro disco che è riuscito a toccare i piani alti delle classifiche. Un disco che oggi merita di essere approfondito.

La differenza dagli esordi è palese, sia per la diversità che si nota tra Terra e Canzoni da Spiaggia Deturpata, sia per quanto riguarda i suoi live: nell’ultimo anno infatti abbiamo notato una crescente presenza scenica, la chitarra viene alle volte accantonata per permettere a Vasco Brondi una piena libertà di espressione e movimento. In questo modo anche la vicinanza con i fans viene amplificata.

Terra, l’ultima fatica, è forse il più pop e orecchiabile della carriera de Le Luci della Centrale Elettrica. Non c’è solo un etereo alone di cupezza e disagio quotidiano, ci sono canzoni che ispirano quasi benessere, anche se i testi rimangono sempre nel suo stile un po’ new wave. Insomma, il cantautore indie con il mal di vivere che abbiamo conosciuto e amato 10 anni fa è cresciuto diventando un cantautore indie-leggermente-mainstream, consapevole di sé, delle sue capacità e con un’enorme voglia di evolversi.

Questo cambiamento positivo potrebbe dipendere sì dall’etichetta discografica e dalla produzione dell’album, come potrebbe dipendere anche da una trasformazione di Brondi. È opportuno comunque vedere una connessione diretta col nuovo passo che l’intera scena italiana ha acquisito negli ultimi anni, vale a dire la metamorfosi della musica attuale che vede in Italia una nuova alba dell’indie e dell’underground. Nei primi posti in classifica troviamo infatti non solo Le Luci della Centrale Elettrica, ma anche gruppi come Lo Stato Sociale, Calcutta, Coez, Afterhours, Zen Circus e molti altri nomi che fino a un paio di anni fa erano conosciuti solo da chi queste sonorità le frequentava da tempo.

Per questo oggi possiamo dire che Terra è l’album della piena presa di coscienza della propria arte, dove Brondi ha cercato di esplorare terreni a lui sconosciuti, terreni che hanno fatto parte del suo viaggio sia interiore che non (l’album è anche un resoconto delle tante Terre esplorate durante la lavorazione). Questo lo potete carpire sia dalle sonorità e testi delle dieci canzoni che dal libro allegato al disco: La Gloriosa Autostrada dei Ripensamenti, una sorta di diario di lavorazione in cui si raccontano i tagli e i ripensamenti che danno origine alle versioni finali delle canzoni. Un altro motivo per scoprire quest’album.

Terra, l’ultimo album de Le Luci Della Centrale Elettrica, è su Amazon.

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