I migliori album (finora) del 2017

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Il classico esercizio che scatena il dibattito, fa contenti e scontenti e serve soprattutto a produrre elementi di discussione, eppure è la passione che ci spinge a farlo. La passione e la necessità di fare il punto della produzione musicale di quest’anno, che senza colpi di scena troppo vistosi ha già assestato una manciata di colpi d’autore che vale la pena tenerci a mente. I primi sei mesi sono passati ed è il momento di tirare le prime somme di quanto di rilevante è venuto fuori in ambito musicale finora. Tra mostri sacri, nomi nuovi e stili diversi tra loro, questi i dieci album che ci sono piaciuti di più finora.


Sampha – Process

L’album di esordio di Sampha Sisay è stato, probabilmente, il più sorprendente e piacevole incontro dell’anno, fino ad ora. Non che di lui non ne conoscessimo le qualità, ma Process sembra davvero il lavoro di un’artista ben definito, maturo, consapevole delle sue grandi potenzialità. Le emozioni che sprigiona la sua voce sono un fedele ritratto dell’estro artistico del cantautore e strumentista britannico, che dopo aver fatto attendere qualche anno una sua definitiva consacrazione, ha reso felici anche quelli che forse non si erano ancora accorti del suo talento cristallino.


Ryuichi Sakamoto – async

Quello di Ryuichi Sakamoto è stato uno dei ritorni più graditi di quest’anno. Il suo nuovo album async – di cui vi avevamo già parlato qui – è uno dei lavori più interessanti di questa prima metà del 2017. Musica elettronica e atmosfere ambient sono la materia plasmata da Ryuichi in questo album intimo e raffinato. Ryuichi Sakamoto difficilmente sbaglia un disco, e anche in questo caso ci regala un ascolto profondo, spirituale, a cui abbandonarsi completamente.


Bonobo – Migration

Bonobo conferma le grandi aspettative giustificate dai due precedenti album e riesce a ritagliarsi una dimensione tutta sua dove fondere sapientemente più mondi sonori apparentemente distanti tra loro. Le caratteristiche del disco ve le avevamo già descritte qui: un mix di paesaggi astratti dal sound evocativo, tra brani sperimentali e ballate decisamente più pop. Fa il pieno di consensi e ci regala tutte le sensazioni che ci si aspetta da un album di Bonobo, un artista in piena ascesa stilistica.


Kendrick Lamar – DAMN

Nuova uscita per quello che è ormai è il Re Mida del rap degli anni ’10. Due anni dopo l’album della consacrazione, To Pimp a Butterfly, seguito da un album di b-side confermatosi su altissimi livelli, l’artista californiano sforna quello che è in pratica il terzo lavoro in tre anni: DAMN si discosta leggermente dai 2 predecessori, abbandonando gli arrangiamenti jazz e tornando su suoni più tipicamente hip-hop. Le atmosfere sono più intime, ma la cura dei particolari è sempre altissima e l’album è un’altra conferma del talento di Kendrick.


Roger Waters – Is This the Life We Really Want?

Un viaggio che parla della natura trascendentale dell’amore. Di come l’amore ci può aiutare a passare dalle nostre attuali difficoltà a un mondo in cui tutti possiamo vivere un po’ meglio”. Il disco ve l’abbiamo raccontato in maniera approfondita qui, e a settimane di distanza le sensazioni non cambiano: Is This The Life We Really Want? è un disco che ha il grandissimo pregio di collocarsi nel presente musicale senza rievocare troppo nell’ascoltatore il ricordo di un passato leggendario. Un album che si prende i suoi tempi e i suoi spazi, obbligando in un certo senso l’ascoltatore ad approcciarsi a un ascolto più meditato, più cauto rispetto alle modalità di ascolto che caratterizzano innegabilmente il modo di intendere la musica oggi.


Alt-J – Relaxer

Con l’uscita il 2 Giugno del terzo album studio Relaxer, gli Alt-J hanno dimostrato di avere le idee molto chiare sul loro percorso musicale. Notevoli canzoni come In Cold Blood, traccia che ricorda le sonorità dei album precedenti, e 3WW, un racconto romantico lungo 5 minuti che scorre agilmente attraverso sprazzi di melodia e fughe elettriche ben amalgamate. Ovviamente, essendo gli Alt -j un gruppo inglese non poteva mancare una spruzzata di sano rock (vedi Hit me like that Snare, che ti spinge in territori oscuri e indefiniti, con un’atmosfera lo-fi in salsa garage). In sostanza un progetto fondato sul rock classico e sonorità elettroniche, che messi insieme danno all’album una lucidità uniforme ad ogni traccia. Gli Alt-j si confermano come una delle band più amate e considerate nel panorama alternative indie pop.


Brian Eno – Reflection

Quando Eno decide di tornare sulle scene non lo fa mai in maniera banale. Un esempio pratico, anche in epoca moderna, è il modo con cui è stato ideato il suo ventinovesimo lavoro, Reflection: un flusso magnetico e ipnotico, figlio della più totale forma di ambient che il maestro abbia messo in pratica, durante gli anni. La sua storia ci ha già regalato perle di questo tipo, ma la vera scoperta risiede nel comprendere che, realizzare un prodotto così nel 2017, è davvero roba per pochi eletti. L’app generative per iOS, in grado di ricreare in forme potenzialmente infinite lo stesso album, è stata una ciliegina sulla torta.


Laura Marling – Semper Femina

Con la pubblicazione di questo sesto album all’età di soli ventisette anni, l’inglese Laura Marling si conferma una delle realtà più interessanti e ricercate del panorama musicale presente.  Il titolo del disco è ispirato ad un verso del IV libro dell’Eneide virgiliana, nel quale il dio Mercurio espone la sua idea circa la natura volubile ed instabile della donna (“varium et mutabile semper femina”) nel tentativo di riportare Enea, totalmente dimentico dei suoi compiti a causa della relazione con la regina Didone, alla ragione. Ed è proprio la più intima vulnerabilità femminile la musa che ha guidato Marling nel processo di scrittura dei brani: le fragilità e la sofferenza delle donne sono sviscerate nei loro aspetti più reconditi senza tuttavia peccare di patetismo. La grazia e la discrezione dei toni utilizzati per raccontare dolori ed affanni sono fuori dal comune, in linea con la sobria e perfettamente funzionale parte strumentale. Un lavoro di rara e delicata bellezza.


Jamiroquai – Automaton

Scritto e auto-prodotto dal frontman Jay Kay, Automaton è ispirato, come lui stesso ha dichiarato, “alla costante crescita della tecnologia e dell’intelligenza artificiale e a come gli esseri umani stiano cominciando ad allontanarsi dalle cose più semplici della vita.” Una boccata di ossigeno per i nostalgici della band britannica: sound fresco, piacevolmente retrò ma mai banale, che sembra sorridere sornione alle ultime uscite discografiche più elettroniche dimostrando una gradevole evoluzione stilistica senza tradire le proprie origini.


Depeche Mode – Spirit

Uscito il 17 marzo scorso, Spirit è il quattordicesimo album degli amati Depeche Mode: la band capitanata da un Dave Gahan più in forma che mai, ha saputo dimostrare che il synthpop britannico non è affatto giunto al termine, ma al contrario che è ancora un genere attualissimo. Ed è infatti l’attualità il filo conduttore dell’intero disco che, prodotto con la collaborazione di James Ford (già al lavoro con Arctic Monkeys, Florence & The Machine, The Last Shadow Puppets, Mumford & Sons e altri ancora), presenta un’ottima coerenza interna sia melodica sia tematica: Going Backwards, Where’s the Revolution, Cover Me –di gran lunga la traccia più gradita secondo il parare degli ascoltatori-, The Worst Crime, fino alla sconsolata Fail, il tutto sull’onda di un realismo tendente al pessimismo più nero in vista di avvenimenti come la Brexit e l’elezione di Trump. Insomma, un album che, senza rinunciare al classico stile elettronico dei Depeche tanto amato dai fan, si interroga su argomenti politici e sociali –che erano stati accantonati nelle realizzazioni precedenti- e riflette sulla capacità di agire (e reagire) delle persone…appunto dove sono finiti gli ideali della rivoluzione?

Contributi di:
Giovanni Coppola, Fabrizio Cotimbo, Daniele Florio, Vittoria Beatrice GiovineMarco Magnoler, Jacopo Franceso MascoliEliana ScalaEnzo Rutigliano

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