Mulholland Drive: l’abisso del sogno secondo David Lynch

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Questo articolo rivela la trama e la spiegazione dettagliata di Mulholland Drive, il film di David Lynch del 2001, svelandone i significati e gli eventi descritti. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Una donna sopravvive a un terribile incidente stradale lungo la Mulholland Drive e perde completamente la memoria. Traumatizzata e impaurita, si rifugia in una casa che appartiene ad un’attrice di Hollywood, nella quale incontrerà una ragazza in cerca di fortuna che proverà ad aiutarla a ricordarsi chi è. Nel frattempo un noto regista ha seri guai con la malavita locale, che gli impone la protagonista del suo nuovo film, e una figura mostruosa terrorizza un uomo senza nome.

“Ehi bella ragazza, è ora di svegliarsi”

È davvero difficile credere a David Lynch quando dice di non sentirsi particolarmente cinefilo, perché ogni sua pellicola è talmente bella, talmente curata in ogni singolo aspetto, da poter provenire solo da una mente che comprende ed ama profondamente il Cinema nella sua forma migliore. Mulholland Drive non fa eccezione, anzi: all’interno di una filmografia in cui è praticamente impossibile scegliere un titolo strettamente migliore di altri, eccezion fatta per lo sfortunato Dune, il film in questione rappresenta il punto di massima espansione della poetica lynchiana. Un punto di non ritorno, un film oltre il quale la poetica del suo autore non può più spingersi: non a caso i titoli successivi del regista, Inland Empire e il ritorno di Twin Peaks, saranno espansioni di quanto già visto in questo ed altri film di Lynch. Questo non significa che Mulholland Drive sia per forza il miglior Lynch, e nemmeno che ciò che è venuto dopo sia peggiore: significa semplicemente che quest’opera è un punto d’arrivo definitivo.

Tutto ciò è curioso, perché il film nasce da un fallimento clamoroso: sul finire degli anni ’90 infatti, la ABC accettò di produrre per Lynch l’episodio pilota di una nuova serie tv, ideata ai tempi di Twin Peaks (si scoprirà in seguito che l’idea originale prevedeva addirittura che fosse uno spin off della serie), nella speranza di bissare quello che ancora oggi è il più grande successo commerciale del regista americano. Le cose andarono male, perché l’emittente non era soddisfatta del materiale girato e decise di abbandonare completamente il progetto. Fu solo grazie ai francesi di Studio Canal che Lynch riuscì a riprendere in mano il pilot rimasto inedito, decidendo di aggiungere nuovo materiale (una quarantina di minuti di nuove scene) rimontare il tutto e trasformarlo in un film, uscito poi nelle sale nel 2001. Il film più acclamato degli ultimi vent’anni è nato quindi da un progetto televisivo scartato: divertente, no?

Sbaglia la BBC a definirlo il miglior film del XXI secolo: Mulholland Drive è l’ultimo grande capolavoro del Cinema del ‘900: un film tanto rivoluzionario quanto legato al cinema classico, che ha le sue radici in quella vecchia Hollywood che cita in svariate occasioni, e per la quale Lynch probabilmente prova una grande nostalgia.

Proprio come Shutter Island (che abbiamo affrontato in termini di significato qui) anche Mulholland Drive è un film sulla dissociazione della mente ma, a differenza di Scorsese che è interessato maggiormente alla costruzione di un grande dramma umano col suo film, Lynch preferisce focalizzarsi esclusivamente sul piano onirico. II trauma, il sogno e il sogno come trauma: Mulholland Drive è il più grande studio di un sogno (e quindi di un trauma) mai visto al cinema, che si svolge su tre piani (la realtà, il sogno e il subconscio) che si intrecciano e si sovrappongono. Al solito, ciò avviene senza che venga fornita alcuna spiegazione, lasciando allo spettatore il compito di mettere in ordine gli elementi (come già accaduto con Strade Perdute). Non c’è un mistero da svelare, non c’è il thriller e non c’è una grande tragedia umana: per amare e comprendere il film è necessario lasciarsi trasportare ed entrare nel sogno.

Diane Selwyn (Naomi Watts) è una comparsa di Hollywood che non è mai riuscita a sfondare come attrice: ha da poco interrotto una relazione con Camilla Rhodes (Laura Harring), attrice affermata, che le dà una mano ad ottenere piccole parti in alcuni film. Una sera è invitata ad un party da Camilla e, mentre si trova lungo la Mulholland Drive a bordo di una limousine, il viaggio viene interrotto: ad attenderla lungo la strada c’è proprio l’ex amante, che la conduce ad una festa a sorpresa a casa di Adam Kesher (Justin Theroux) regista del loro ultimo film. Durante la festa Camilla e Adam annunciano il loro imminente matrimonio, causando uno shock profondo nella mente di Diane, che decide successivamente di ingaggiare un killer per eliminare la donna che l’ha tradita. Il killer le mostra una chiave blu: quando Diane la rivedrà sarà segno che la missione è stata compiuta. Questa è la parte chiave della pellicola, che non viene posta all’inizio del film ma poco prima della fine, e tutto quello che accade nelle circa due ore precedenti di Mulholland Drive altro non è che un sogno di Diane, che attraverso il subconscio rielabora la vicenda e i suoi sensi di colpa per aver ordinato la morte di Camilla.

Il film (e di conseguenza il sogno) comincia quindi con uno scambio di persona: a bordo della limousine lungo la Mulholland Drive c’è Camilla, che però nel sogno è trasformata in Diane (qui avviene la dissociazione), e che sopravvive ad un terribile incidente stradale. Persa completamente la memoria, Diane/Camilla comincia a vagare nella notte tra le strade di Los Angeles e più avanti trova rifugio nella casa di una famosa attrice in partenza per il set di un nuovo film. Nel frattempo, una ragazza di nome Betty (ovvero la proiezione distorta e “purificata” di Naomi Watts/Diane) arriva nella città degli angeli col sogno di sfondare nel mondo del cinema, accompagnata da una coppia di anziani dal sorriso inquietante, che in seguito si riveleranno essere proiezioni del suo senso di colpa, e si stabilisce in casa della zia attrice, occupata proprio dalla proiezione di Camilla, con la quale inizia a fare amicizia.

Quello che segue è una serie di eventi apparentemente privi di senso che in realtà si incastrano perfettamente nella logica del sogno e del senso di colpa della protagonista: vediamo il regista Kesher (detestato da Diane) rappresentato come un inetto, impotente di fronte al tradimento della moglie con l’uomo della piscina (fatto vero, raccontato da Kesher alla festa di fidanzamento, reso ridicolo nel sogno) perdere il controllo del proprio film quando alcuni potenti boss della mala gli impongono a forza il nome della protagonista; vediamo un killer (lo stesso ingaggiato nella realtà per uccidere Camilla) incapace di portare a termine un lavoro senza causare un disastro (segno che, inconsciamente, Diane vorrebbe che Camilla si fosse salvata); vediamo Diane/Betty rivelarsi una splendida attrice ad un provino, tanto da lasciare ammutoliti i presenti ed essere condotta da un’amica della zia sul set di un altro film (proprio quello di Kesher) dal quale scappa, dopo uno scambio di sguardi col regista in cui si intende che la famosa parte da protagonista sarebbe stata affidata a lei, dopo aver assistito alla parte della ragazza “imposta dall’alto” (che, guarda caso, si chiama Camilla Rhodes ed ha le fattezze della ragazza che la vera Camilla ha baciato davanti a Diane alla festa di fidanzamento).

Su tutto aleggia la sensazione che il destino di ogni personaggio sia guidato dall’alto, da una sorta di forza in grado di regolare il destino. Sono tante le figure misteriose che trasmettono questa sensazione: il senzatetto mostruoso che spaventa a morte l’uomo senza nome all’inizio del film (che nella realtà è un testimone involontario del patto tra Diane e il killer) e che riapparirà nel momento del passaggio dal sogno alla realtà, come una sorta di guardiano del subconscio; la coppia di anziani, che riappare nel momento del crollo finale di Diane, spingendola al suicidio, e infine il grande burattinaio, un uomo sulla sedia a rotelle in grado di manovrare il sogno.

Il momento più importante del film avviene verso la fine del sogno, quando la proiezione di Camilla inizia a guarire dall’amnesia ricordando il nome “Diane Selwyn” e, insieme a Betty/Diane, compie una serie di indagini che portano le due donne in una casa nella quale il cadavere di una donna, sfigurato e in avanzato stato di decomposizione: sconvolte dal ritrovamento, le due si rifugiano a casa di Betty dalla quale, dopo essere diventate amanti per una notte, arrivano al Club Silencio.

È il momento più onirico e denso di significato di tutto il film: il Club Silencio è un teatro, aperto a notte fonda, in cui “tutto è registrato” e sul quale palco una cantante muore mentre la canzone, in playback, continua a proseguire.

Tornate a casa Betty sparisce nel nulla, e Diane/Camilla trova una misteriosa scatola blu, che una volta aperta con una chiave (la chiave blu della realtà) svela l’inganno del sogno e segna il passaggio nel piano della realtà.

Elencare nel dettaglio tutti gli elementi della realtà che tornano nel sogno richiederebbe un saggio vero e proprio: per fare un elenco rapido basta elencare il Cowboy (visto di sfuggita al party di fidanzamento ed elemento fondamentale del sogno), Coco (madre di Kesher nella realtà, padrona della casa della zia di Betty nel sogno), la cameriera Betty della realtà (dalla quale Diane prenderà il nome nel sogno e dalla quale, nel sogno, la proiezione di Camilla ricorderà il nome “Diane”) e il già citato testimone involontario del patto col killer.

Nella realtà, distrutta dal senso di colpa per la morte dell’amica/amante, Diane non riesce a reggere la situazione e subisce un crollo psicologico totale: perseguitata dai due anziani trasformati in creature terrificanti decide di suicidarsi con un colpo di pistola, diventando quindi il cadavere trovato nel sogno, che aveva previsto il suo destino.

C’è tanto cinema classico dentro Mulholland Drive, partendo dall’imprescindibile La Donna Che Visse Due Volte di Alfred Hitchcock (il cui gioco di scambi tra personaggi era già alla base di Strade Perdute) per spostarsi nel tono e nell’estetica generale della pellicola, nella quale vediamo tutti i personaggi muoversi, parlare e addirittura vestirsi e pettinarsi come in un film noir dei tempi che furono, nonostante la vicenda sia ambientata nella contemporaneità. Questa scelta stilistica crea quella particolare atmosfera fuori dal tempo che permetterà a questo grande capolavoro di non risentire dello scorrere del tempo, immortale e sempre in primo piano nella collezione di ogni vero cinefilo.

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