Kafka ascolta i Radiohead: la musica nella letteratura di Haruki Murakami

La parola preferita di Haruki Murakami è musica. Nel suo Kafka Sulla Spiaggia è citata 91 volte, altrettante nei suoi libri più famosi, se non più.

In letteratura sono le parole che contano, ma nei suoi libri contano anche le musiche, reali colonne sonore che seguono la trama da un capo all’altro, percorrendola senza sosta. Infatti non è un caso che ci sia anche un sito internet dove trovare tutte le citazioni musicali che appaiono nei suoi libri.

murakami

Le musiche scelte a volte stonano, totalmente ossimoriche rispetto a ciò che si sta raccontando, come le musiche che i personaggi sono costretti ad ascoltare quando entrano in una lavanderia o in un bar, che rimandano a ricordi, pensieri, nostalgie, emozioni. Come succede anche a noi. La musica è invasiva. Un po’ come gli odori: impossibile da controllare, siamo costretti a cederle parte di noi stessi.

Se togliessimo ogni riferimento musicale le storie rimarrebbero monche, i personaggi incompleti, e le visioni di Murakami sarebbero delle bozze incompiute. Perciò oggi vi vogliamo proporre un piccolo viaggio attraverso i suoi libri, dove non è necessario sfogliare pagine, ma solamente alzare il volume. Per celebrare uno degli scrittori più apprezzati dei nostri tempi, anche quest’anno candidato al premio Nobel della letteratura (vinto stavolta da Bob Dylan).


Leoš Janáček in 1Q84

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Janáček. Non esattamente la musica da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. […] Mentre ripercorreva quei ricordi ancora vividi, nella mente di Aomame, risuonava chiaro e sonoro, come una musica di sottofondo, l’unisono iniziale degli strumenti di Janáček. Il palmo della sua mano accarezzava dolcemente le curve del corpo di Otsuka Tamaki che all’inizio aveva sentito solletico, ma dopo poco aveva smesso di ridacchiare.

In 1Q84, la Sinfonietta di Janecek risuona nel taxi e nella mente della protagonista Aomame per 100 pagine del libro, ci accompagna con ossessione tra il traffico di Tokyo, il tramonto, i ricordi erotici, e scandisce lo spazio vuoto tra una parola e l’altra. Alla protagonista non sfuggiva una nota. È un continuo gioco di opposti: la situazione urbana, i ricordi del personaggio e le armonie della musica.


Gioacchino Rossini in L’uccello che Girava le Viti del Mondo

Avevo la pasta sul fuoco della cucina, quando squillò il telefono. Alla radio davano la Gazza Ladra di Rossini, il sottofondo musicale ideale per prepararsi un piatto di spaghetti, e io l’accompagnavo fischiettando. Fui tentato di non rispondere, gli spaghetti erano quasi cotti, e Claudio Abbado stava giusto per portare l’Orchestra Filarmonica di Londra all’apice dell’intensità drammatica. Pazienza, mi rassegnai ad abbassare il fuoco, andai nel soggiorno e sollevai il ricevitore. Poteva anche essere un conoscente con qualche nuova proposta di lavoro.

Nell’Uccello che Girava le Viti del Mondo, prima che la vita di Toru si sgretoli a poco a poco, che sua moglie scompaia, e che un susseguirsi di personaggi assurdi si sviluppi lungo la trama, il protagonista è raffigurato in una semplice situazione di quotidianità domestica. La Gazza Ladra di Rossini segna il momento in cui le vicende della vita di Toru iniziano a cambiare direzione.


Radiohead in Kafka Sulla Spiaggia

Con tutto lo spazio immenso che esiste al mondo, non riesce a vederne nessuno – e ne basterebbe anche pochissimo – che possa accoglierti. Quando cerchi una voce, trovi solo un silenzio profondo. Ma quando cerchi silenzio, ecco la voce incessante di una profezia, una voce che a volte preme quella specie di interruttore segreto nascosto da qualche parte nella tua mente.

L’acqua gelida mi aiuta a calmare l’agitazione. Siedo sulla veranda a sentire con il walkman i Radiohead. Da quando sono scappato di casa, ascolto sempre la stessa musica: Kid A dei Radiohead, Greatest Hits di Prince e qualche volta My Favorite Things di John Coltrane.

In Kafka Sulla spiaggia, l’adolescente Kafka scappa di casa, dopo che il padre gli profetizza un destino tragico: un giorno ucciderai tuo padre con le tue mani, e giacerai con tua madre. Così ha inizio la fuga di Kafka dal suo edipico destino: molla tutto, porta con sé il minimo indispensabile e si abbandona al suo walkman. I Radiohead fan parte della colonna sonora che accompagna il suo girovagare.


Franz Liszt in L’incolore Tazaki Tsukuru e i Suoi Anni di Pellegrinaggio

I raggi del sole pomeridiano che entravano dalla finestra. L’ombra proiettata dei cipressi del giardino. Le tende di pizzo mosse dalla brezza. Le tazze di tè sul tavolo. I capelli neri di lei legati sulla nuca, il suo sguardo concentrato sullo spartito. Le sue belle dita affusolate sulla tastiera. I piedi che spingevano con precisione sui pedali e nascondevno una forza inaspettata. E i suoi polpacci bianchi e lisci come porcellana smaltata. Quando le chiedevano di suonare qualcosa, spesso eseguiva quel pezzo. Le Mal Du Pays. La tristezza senza ragione che il paesaggio infonde nel cuore degli uomini. Nostalgia di casa, malinconia.

Tazaki Tsukuru e i suoi amici sono inseparabili dall’adolescenza, fino al secondo anno di università, quando Tsukuru viene estromesso dal gruppo. Senza una spiegazione, dal giorno alla notte. Da quel giorno non li vedrá più, e Tsukuru si troverà da solo a navigare nel suo dolore, nelle proprie memorie, nelle risposte mancate, ricordando i pomeriggi trascorsi ad ascoltare la sua amica Shiro, mentre suonava Le Mal du Pays di Liszt, predicendo la tristezza che l’avrebbe avvolto.


Pet Shop Boys in After Dark

Lo Skylark. Una grande insegna al neon. Un enorme tavolo ben illuminato che si vede anche da fuori attraverso i vetri della finestra. Un gruppo di studenti, maschi e femmine, parlano, ridono, fanno baccano. Il locale è molto più affollato del Denny’s, poco fa. L’oscurità della notte che avvolge le strade qui non è autorizzata a entrare. Nella toilette dello Skylark, Mari si sta lavando le mani. Si è tolta il berretto. E non ha gli occhiali. Dagli altoparlanti sul soffitto esce a basso volume il suono di un vecchio successo dei Pet Shop Boys, Jealousy.”

After Dark è forse il più cinematografico dei suoi libri. Tutto si svolge tra le 23:56 e le 6:52, una notte invernale di Tokyo, dove vari personaggi si scontrano tra le loro solitudini. Ciò che rimarrà dopo la notte, sarà cambiato. I Pet Shop Boys segnano un momento di attesa, di osservazione, nella notte di Mari.

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