Track By Track: Cosmic Falls – Borealis

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Ve lo dicevamo già la settimana scorsa: tra tutte le espressioni dell’onda dreamy italiana a cui abbiamo assistito in tempi recenti, il nuovo album di Cosmic Falls è stato quello che ci ha colpito di più. Un album pulitissimo che fila senza sbavature, curato per avere la massima definizione dell’equilibrio: aperture chill, momenti più ritmici, mood deep che coesiste con parentesi più house e un singolo che funziona benissimo su ogni fronte.

Questo per quanto riguarda quello che ci abbiamo visto noi, ovvio. Che può essere sicuramente diverso da quel che sentirete voi o chiunque altro, vista la capacità del disco di coinvolgere in maniera attiva l’ascoltatore. È per questo che la cosa più utile, stavolta, è rivolgersi direttamente all’autore per una guida d’ascolto: traccia per traccia, lo spirito che sottende ogni passo e le intenzioni che gli han dato vita. È questo che trovate qui sotto. Un Track By Track scritto direttamente dall’autore, da leggere mentre ascoltate il disco. Prendetelo come un regalo di Aural Crave per voi: la più fedele chiave di lettura a uno dei dischi più belli usciti quest’anno in Italia.

Cosmic Falls – Borealis (Apri su Spotify)

Borealis è il risultato di una sana voglia di sperimentazione, tante nottate passate a giocare con sintetizzatori, drum machine e campioni. È musica a ruota libera, senza vincoli di genere o canoni da rispettare. È stato il piacere di lasciarsi coinvolgere in un unico viaggio musicale diviso in 8 parti, diverse tra loro ma in qualche modo assolutamente affini. Quello che segue è il mio modo di vedere Borealis:

  1. Borealisquesta traccia è un paesaggio tropicale, avrei voluto poterla comporre direttamente su una spiaggia esotica. Un pezzo da ascoltare rigorosamente al sole.
  2. Homeless: la seconda traccia mi piace pensarla come un prolungamento della prima, come la seconda parte di uno stesso capitolo. Il vocal di questa traccia recita “I fall, dreaming back home”, come a scandire la voglia di tornare sulla strada di casa dopo lo spirito di queste due tracce.
  3. Back And Forth: la terza traccia cambia per la prima volta il mood del disco. È più cupa rispetto alle prime due, la sequenza di basso e le eteree voci che si sentono da metà del pezzo creano un mondo sonoro dal quale mi è sempre piaciuto lasciarmi trasportare.
  4. Hands: con Hands ho soddisfatto la mia voglia di cimentarmi con un pezzo dalle sonorità più “dream pop”. Ho voluto semplificare al massimo il giro di basso e creare una parte vocale presente ma, anch’essa, molto semplice. È un pezzo, secondo me, naturalmente orecchiabile che non ha bisogno di grandi spiegazioni.
  5. Body Of Light: la quinta traccia è un altro cambio di rotta. Quando creai questo pezzo volevo che avesse un tocco “retro”, è stato l’ultimo pezzo che ho composto e l’ho inserito all’interno del disco a giochi pressoché fatti. Avevo persino già fatto l’artwork per la copertina del disco ed ho provato a racchiudere in questo pezzo proprio quell’aria minimale ma colorata che si vede nell’immagine sulla copertina di Borealis.
  6. A Plastic Suite: per A Plastic Suite sono partito dal giro di pianoforte che è ben presente per tutto il pezzo, anche questo semplicissimo, sono tre accordi che rimbalzano dolci e armoniosi. È un pezzo che cresce di secondo in secondo che riporta il disco in un mondo più dream pop.
  7. The Golden Dawn: sono sempre stato fortemente affascinato dalla musica indiana, sia da un punto di vista prettamente sonoro che da un punto di vista più spirituale. In origine questa traccia era quasi un pezzo acustico, basata su diversi loop di sitar (che poi ho deciso di togliere in fase di mixaggio) e sulla voce, che accompagna tutto il pezzo come una sorta di mantra. Ha riposato per molto tempo nell’hard disk del mio computer prima che decisi di riprenderla aggiungendo il finale che riporta il pezzo in linea con le sonorità di tutto il disco.
  8. A Day In The Sun: l’ultima traccia è la mia terapia musicale, è immergermi totalmente nella musica, forse il “mood” che sento più mio di tutto il disco. È un pezzo fatto di ambienti larghi che galleggiano leggeri, ma che in qualche modo mi portano a muovermi. C’è molto del mio background musicale in questo pezzo, mi piace ascoltare questo genere di cose e mi piace la sperimentazione musicale che c’è dietro l’aspetto creativo di brani del genere. Inoltre, è quella che ritengo la migliore chiusura di questo disco. Volevo che questo viaggio volgesse al termine in maniera rilassata, volevo che l’ultimo pezzo creasse un momento per riflettere e che portasse tutto il disco in un mondo in cui non era ancora stato sino a questo momento.

Cosmic Falls

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