Tutti, noi, io: qui e ora – WE, l’ultimo album degli Arcade Fire

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Su Auralcrave scrivo delle recensioni o riflessioni musicali, insomma nel mio piccolo -piccolissimo- cerco di fare un buon servizio alla musica, ma credetemi, recensire WE, l’ultimo album degli Arcade Fire, mi è veramente difficile: ci troviamo davanti ad un “capolavoro” meravigliosamente umano ed imperfetto.

WE è un elogio alla nostra unicità costituita di paure, ansie, ma anche amore e voglia di connetterci l’uno con l’altro attraverso il contatto umano.

Nel loro sesto lavoro, gli Arcade Fire ci ricordano come abbiamo perso il contatto con noi stessi e conseguentemente con gli altri, e quanto siano importanti le meraviglie che la quotidianità può offrirci.

Nei suoi quaranta minuti di durata, WE è diviso in due parti: I e per l’appunto WE.

Nella prima, fin dai titoli delle prime due tracce, Age of anxiety I e II (Rabbit hole), c’è un forte richiamo all’età dell’ansia che attualmente stiamo vivendo; questo sia dal punto di vista lirico -dato i rimandi alla poesia Sto aspettando di Lawrence Ferlinghetti- che dal punto di vista musicale, dati i ritmi danzerecci ma anche claustrofobici, che raggiungono l’apice nella traccia successiva, la “suite” End of the Empire.

Divisa in quattro parti, End of the Empire è di una bellezza disarmante e magniloquente, il cui ascolto vi farà dimenticare lo scorrere del tempo e i suoi nove minuti di lunghezza.

Il brano hai dei rimandi a Bowie, alle composizioni dei Beatles degli ultimi anni e alle orchestrazioni di George Martin; senza tralasciare il tocco del producer Nigel Godrich – che con Win e Regine degli Arcade Fire, è il produttore del disco- : con dei suoni che rimandano a Paranoid android e Is this the life we really want?

End of the empire è piena di speranza nonostante tratti della fine(?) del sogno americano, di un’epoca e la nostra voglia di fuggire dalla Terra e da noi stessi, ma qualora riuscissimo nella remota impresa, dovremmo sempre fare i conti qui e ora.

Fine della prima parte. La seconda parte di WE, incentrata sulla positività, la speranza e l’amore incondizionato, inizia con The lightning, che con la sua solarità è un inno alla Arcade Fire, ed un’esortazione a vivere la vita qui e ora ed esserne grati.

“A day, a week, a month, a year, every second brings me here”.

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Dopodiché ci sono due lettere d’amore incondizionato: Unconditional I(Lookout kid) e Unconditional II (Race and religion)

La prima è indirizzata ad Edwin Butler, -figlio di Win e Regine-, ed ha il dolce sapore di un abbraccio, con la voce di Win che esorta Edwin a vivere liberamente la sua vita dando ascolto ai suoi sentimenti e soprattutto rincuorandolo per i suoi inevitabili errori futuri: nessuno è perfetto, nessuno.

La seconda invece è indirizzata a tutti noi, ed è incentrata sull’importanza dell’amore che travalica ogni cosa, razza, religione e non lascia alcun spazio per le divisioni. 

L’amore non ha nessuna frontiera, come anche la musica e su questo Peter Gabriel ne sa qualcosa ed ha voluto offrire il suo contributo vocale in questa traccia che, citando una frase di Win Butler “cazzo è Peter Gabriel”.

WE, l’ultima traccia, è la chiusura di un cerchio e del loro viaggio che è anche il nostro, un viaggio che noi ascoltatori possiamo intraprendere ogni volta che vogliamo, senza dimenticarci però che la nostra vita è una sola, e noi, con le nostre meravigliose imperfezioni siamo unici, ma anche un minuscolo granello dell’universo.