Cuffie, impianti e altro: le canzoni ideali per testare la qualità audio

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Ogni buon ascolto musicale richiede cuffie, speaker e impianti hi-fi adeguati per cogliere le diverse sfumature, le diverse dinamiche e i diversi armonici che gli strumenti, compresa la voce, sono in grado di generare.

Capire se quello che utilizziamo per approcciarci al linguaggio universale musicale è all’altezza non è difficile, basta conoscere la giusta playlist.

Tralascio volutamente dei prodotti che nascono per audiofili. Ci sono etichette discografiche, come la Chesky Records, specializzate in questo settore che forniscono dei cd molto interessanti come “Ultimate Demonstration Disc, The Ultimate Demonstration Volume 2.

Un Super Audio (SACD) con frequenza di campionamento 64 volte più alta di quella del normale CD. È musica registrata senza l’utilizzo di compressori, senza tecnica di Overdubbing e senza equalizzatori.

Tutte le sessioni sono state riprese dal “vivo”, cioè microfonando. Il risultato è una musica trasparente, neutrale e naturale. L’utilizzo di questi cd è finalizzato a testare la differenza tra vari monitor da studio (nearfield e medfield), casse full-range e cavi di collegamento. Ogni traccia ha uno scopo ben preciso e prende in esame aspetto come: naturalezza, presenza, profondità dei bassi, purezza delle frequenze medie etc…

Tornando alla playlist… partiamo da un brano registrato a un livello talmente alto di perfezione da essere usato da molti ingegneri del suono per testare i nuovi impianti. Di album registrati a livello impeccabile ce ne sono diversi. Molto inflazionati sono, in questo senso, i lavori degli Steely Dan, di David Sylvian, Donald Fagen, The Blue Nile o dei Dire Straits. C’è poi chi utilizza i Pink Floyd o alcuni lavori rimasterizzati dei Beatles. A me piace proporvi, però, qualcosa di più originale; qualcosa che reputo, peraltro, capace di restituire sfumature dinamiche maggiori e di ricomprendere un po’ tutto quello che c’è da valutare: purezza delle diverse frequenze, presenza dei bassi, naturalezza etc… Se sentite che suona male il brano che sto per presentarvi, difficilmente troverete qualcosa che possa suonare meglio. Se, quindi, non percepite la pulizia della registrazione, l’eccellenza del mixing e del mastering o la giusta spazialità di ogni singola traccia strumentale, allora avete un problema.

Daft Punk – Get Lucky

Una categoria estremamente importante ma spesso meno osservata: la capacità di battere il piede, quella che molti audiofili chiamano Foot-tap-ability.

Ci sono dei brani che per tecnica compositiva, per il range dinamico e per il ritmo devono necessariamente farci sussultare e coinvolgerci tanto da battere il piede a terra. Sono reazioni ancestrali, suoni percussivi che vanno a toccare corde difficilmente spiegabili razionalmente. Quello che deve interessarvi è vedere se questa reazione, dopo l’ascolto del brano degli Arctic Monkeys c’è. In caso negativo vuol dire semplicemente che il vostro impianto o le vostre cuffie non stanno al passo. Un brano perfetto anche per cogliere la capacità di gestire le basse frequenze così come le distorsioni.

Arctic Monkeys – Do I Wanna Know?

Gli strumenti di ascolto che utilizzate non devono sparare volume a caso. Devono, piuttosto, essere in grado di creare poesia e restituire l’atmosfera legata allo spirito della registrazione. In un live dovrete sentirvi dentro un auditorium o dentro uno stadio. In un pezzo acustico è fondamentale che sentiate il cantante o la cantante lì vicino a voi, nella vostra stanza. Le dinamiche di chitarre e voci devono essere trasmesse nel modo giusto. Se percepite il brano distante e poco emozionale c’è qualcosa che non va. Nella canzone che vi propongo dovete necessariamente avvertire l’intima voce quasi soffiata di Ben Harper, dovete sentirlo come se stesse a un metro da voi.

Ben Harper – Widow of a Living Man

Rimanendo sempre in tema di sfumature vocali è fondamentale cogliere le armonizzazioni e le diverse texture che le voci sanno creare. Non c’è nessun brano all’altezza di Laughing. Le voci si rincorrono e si sovrappongono, si scontrano con il tintinnio delle chitarre e si arricchiscono (intorno al minuto 3 e 40) del timbro femminile di Joni Mitchell in un crescendo emozionante.

David Crosby – Laughing

La capacità di passare da “molto silenzioso” a “molto rumoroso”, sia che si tratti di una voce, di un singolo strumento o di un’orchestra sinfonica su larga scala, è un talento essenziale per dei diffusori o per delle cuffie. E non ci sono molti brani musicali utili a dimostrare la potenza dinamica di un’orchestra come Rhapsody in Blue di George Gershwin. Entro i primi due minuti si passa, infatti, da un pianoforte a un sovraccarico di archi/ottoni/percussioni e viceversa e ogni volta che ciò accade i diffusori devono seguire questi cambiamenti immediatamente e senza mostrare “stress” eccessivo. Il che non è affatto facile.

George Gershwin – Rhapsody in Blue

Il diavolo è nei dettagli (almeno così si dice) e in un grande set sinfonico come quello che sto per proporvi ci sono numerose possibilità per i vostri diffusori di mostrare quanto siano capaci di cogliere ogni minima sfumatura. Il suono del bocchino di un flautista, il crepitio sotto una pelle di tamburo, il suono di una tromba mentre suona la carica; piccoli dettagli come questi sono ciò che rende un pezzo di musica davvero vivo. I vostri diffusori non riescono a restituire i tenui accenni del triangolo sullo sfondo di questo set sinfonico? Provate ad ascoltare dal minuto 3 e 20 circa. Sempre per scovare i dettagli provate ad ascoltare anche questo brano: Take a Pebble di Emerson, Lake & Palmer. Al minuto 2 e 30 dovreste sentire la batteria di Carl Palmer con le spazzole sul rullante, come se ce le aveste davanti.

Prokofiev – Romeo and Juliet – Montagues And Capulets

Emerson, Lake & Palmer – Take a Pebble

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