Sam Cooke: inseguire un cambiamento che arrivò troppo tardi

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Cambiare per crescere, per diventare migliori, per sfuggire alla mediocrità: quanto può essere affascinante il cambiamento? E quanto può essere allo stesso tempo poco rassicurante? Anche se proviamo a evitarlo, il cambiamento è insito nella nostra stessa esistenza e ci solletica continuamente, tentandoci a percorrere strade nuove. Non è mai facile adattarsi a questa dinamica, ma spesso non abbiamo scelta se vogliamo prendere in mano la nostra esistenza.

Sam Cooke non fece in tempo a vedere il cambiamento per la sua gente: peccato per uno che di cambiamento se ne intendeva come pochi altri e nello stesso tempo conosceva bene la tradizione da cui proveniva.

La tradizione gospel era ben radicata in lui, figlio di un pastore che lo mise poco più che bambino a cantare nella sua chiesa: suo padre gli diede la spinta a intraprendere una carriera musicale che lo avrebbe visto arrivare a dominare con personalità nei Soul Stirrers, gruppo gospel che negli anni cinquanta si era imposto all’attenzione generale.

Il gospel e soprattutto il doo-wop erano fenomeni musicali e commerciali enormi nell’America degli anni cinquanta: le superbe ed eleganti qualità vocali degli innumerevoli gruppi di colore venivano costantemente premiate dal pubblico bianco, ben disposto ad acquistare i dischi di questi ragazzi vestiti di tutto punto, sorridenti e ben pettinati.

I gruppi vocali erano una delle tante trovate delle case discografiche per assecondare i gusti di quegli acquirenti bianchi che apprezzavano poco le ammiccanti movenze di Elvis Presley e le urla sguaiate di Little Richard, ma volevano comunque ascoltare qualcosa di nuovo che fosse maggiormente rassicurante per le loro tendenze reazionarie e più che vagamente razziste.

Dopo lo slancio iniziale con i Soul Stirrers, il giovane Sam decise di passare oltre e iniziare una nuova fase che lo avrebbe visto trasportare la musica afroamericana in una nuova dimensione: la sua.

La strada di Cooke, dopo l’abbandono dei Soul Stirrers, sembrava però già scritta e lo avrebbe portato nel migliore dei casi a diventare un emulo di Nat King Cole, rinchiudendolo in vesti che non sentiva sue. I suoi piani erano differenti e prevedevano di andare oltre gli schemi previsti dall’industria discografica, portando comunque la musica nera nelle case degli ascoltatori bianchi: per raggiungere il suo scopo doveva ancorare il morbido pop dei gruppi vocali alla tradizione gospel da cui proveniva, dando vita a un genere completamente nuovo, conosciuto come soul. 

Dalla pubblicazione nel 1957 del suo manifesto, quella You Send Me che gli aprì le porte del successo, Cooke iniziò una scalata che lo traportò rapidamente nei primi anni sessanta a diventare un simbolo e un punto di riferimento (non solo musicale) per la gente di colore.

La sua capacità di mettere insieme dolci e raffinate ballate in grado di rapire gli ascoltatori bianchi (come Wonderful World) e pezzi scatenati e più indirizzati al pubblico di colore (come Twistin’ The Night) sconvolse letteralmente le etichette discografiche, che videro aprirsi inaspettate possibilità di crescita in due mercati di solito distanti e paralleli.

A questo punto Sam Cooke sembrava inarrestabile, probabilmente a ragione: era protagonista sia nelle classifiche r’n’b che in quelle pop, guadagnava come pochi altri nel music business e non sembrava aver voglia di fermarsi.

Il successo non lo aveva comunque allontanato dalle sue convinzioni politiche, semmai aveva rafforzato la voglia di un maggiore attivismo per i diritti degli afroamericani. Conscio di essere in una posizione privilegiata, che dava alla sua voce un valore che trascendeva la musica, si espose per allentare la ghettizzazione della sua gente e iniziò a frequentare i leader dei vari movimenti per i diritti civili, stringendo amicizia con Malcom X e il giovane Muhammad Alì.

Nell’estate del 1963 rimase folgorato da Blowin’ in the Wind di Bob Dylan e cominciò a proporla nei suoi spettacoli, chiedendosi per quale motivo anche la gente di colore non componesse simili canzoni di protesta e di speranza insieme: decise di dover porre fine a questa mancanza e durante una pausa del tour scrisse quella che sarebbe diventata A Change Is Gonna Come.

A ispirarlo fu sicuramente la marcia su Washington tenuta in agosto da Martin Luther King, in cui il reverendo lanciò il suo indimenticabile discorso “I have a dream”, ma di certo non fu secondaria la pessima esperienza dell’arresto in Louisiana, dopo che si era visto negare delle stanze in un albergo per soli bianchi.

Lo shock vissuto assieme alla sua band e le accuse di disturbo della quiete pubblica dopo le sue veementi proteste gli avevano ribadito, se mai fosse stato necessario, che anche la fama e i bei vestiti poco potevano di fronte al razzismo.

Cooke scrisse così una ballata amara e dall’orchestrazione tetra, i cui versi alternavano contestazione e amarezza, ma si concentravano soprattutto sulla speranza. Perché Sam sapeva che qualcosa doveva accadere, perché la sua gente aveva sempre maggiore consapevolezza e perché sentiva che un cambiamento stava arrivando.

A Change Is Gonna Come fu pubblicata all’inizio del 1964, ma non ricevette particolari attenzioni e scivolò nell’anonimato, anche perché lo stesso Cooke evitò di eseguirla nei suoi concerti, dedicandole una sola interpretazione in televisione.

Sam non sembrò preoccuparsene, convinto che prima o poi la canzone avrebbe avuto la sua occasione di emergere, magari come singolo: intanto proseguiva la sua sfolgorante ascesa musicale, anche se non tutto era perfetto nella sua vita.

La recente morte accidentale di suo figlio Vincent di poco più di un anno lo aveva distrutto e avvicinato alla bottiglia, esponendolo a fragilità che aveva provato a nascondere tutta la vita; inoltre, proprio in seguito alla grave perdita, lui e sua moglie Barbara si erano progressivamente allontanati e il loro matrimonio si reggeva a stento.

Sam si concesse numerose avventure e una di queste gli si rivelò purtroppo fatale. L’undici dicembre 1964, dopo aver girato in alcuni dei locali più in vista di Los Angeles, il cantante decise di concludere la serata assieme a Elsa Boyer, una ragazza conosciuta in uno di essi: saliti sulla sua Ferrari i due si diressero all’Hacienda, motel noto per i prezzi popolari e per la disponibilità a chiudere più di un occhio sulle coppie che si registravano.

Nonostante le apparenze, la ragazza aveva idee diverse da quelle del suo accompagnatore e una volta raggiunta la stanza approfittò dell’attimo in cui Cooke si chiuse in bagno per fuggire, raccattando oltre ai suoi vestiti anche quelli del cantante.

Accortosi della fuga e soprattutto della mancanza del portafogli, Cooke s’infilò gli indumenti rimasti e vestito soltanto di slip, giacca e una scarpa corse alla reception, dove lavorava Bertha Franklin. Forse convinto che le due donne fossero d’accordo per derubarlo aggredì la direttrice nel suo ufficio, dando inizio a una colluttazione che terminò con tre colpi d’arma da fuoco, che uccisero il cantante.

Le indagini sulla morte di Sam Cooke furono a detta di molti sbrigative e portarono la polizia di Los Angeles a dichiarare l’accaduto un omicidio giustificabile: molti amici di Cooke, tra cui Etta James e Muhammad Alì, si dissero sconcertati delle condizioni del corpo del cantante, che appariva molto più contuso e pestato di quanto potesse verosimilmente fare una direttrice di motel.

La vicenda, nonostante quanto riportato dalla polizia, rimase sempre sospesa tra il tragico incidente e qualcosa di più oscuro, anche perché Elsa Boyer poche settimane più tardi venne arrestata per prostituzione e l’Hacienda Motel era conosciuto come uno dei luoghi più gettonati proprio dalle prostitute: l’ipotesi di un accordo tra le due donne per adescare e poi derubare Cooke, finito poi drammaticamente, ha aleggiato fin da quella notte di dicembre su libri e giornali.

A Change Is Gonna Come venne pubblicata quasi in sordina come lato B di Shake due settimane dopo la morte di Cooke, ma non faticò a essere apprezzata tra gli attivisti per i diritti civili, nonostante il boicottaggio delle radio e dell’etichetta discografica: “vado al cinema e vado in centro, ma qualcuno continua a dirmi di non stare in giro” era uno dei passaggi tra i meno graditi e considerati inadatti all’ascolto e alla promozione del brano.

Solo con le successive incisioni di Otis Redding e Aretha Franklin sul finire del decennio, A Change Is Gonna Come divenne uno standard, rendendo finalmente giustizia al talento del suo autore. 

A Change Is Gonna Come divenne così il lascito di Sam Cooke, la sua canzone manifesto: in essa l’artista impresse il suo genio e la sua creatività, oltre alla speranza di un futuro diverso. La canzone divenne di fondamentale importanza per la comunità nera e per il movimento per i diritti civili, che si rividero in quel testo così vivido per chiunque avesse vissuto in prima persona il razzismo.

“Il cambiamento stava per arrivare”, ma Sam Cooke non poté vederlo.

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