Pearl Jam: la storia, il mito e gli album più importanti

Eddie Vedder è un surfista di San Diego che viene reclutato dal chitarrista e formidabile creatore di riff Stone Gossard e il bassista Jeff Ament.

Con loro c’è un chitarrista solista locale appassionato di Metal e Blues, Mike McCready. La band diventa l’anello di congiunzione fra i classici anni 70 e il nuovo rock anni 90.

Vicini alla scena grunge, i Pearl Jam vantano un cantante d’immenso carisma dotato di gran voce, un repertorio efficace, una solida etica, un impatto dal vivo formidabile. E infatti ottengono un successo strepitoso che sabotano rifiutandosi, per un certo periodo, di girare videoclip e concedere interviste. Animati da spirito integralista, sopravvivono ad un periodo caotico e pubblicano dischi dallo stile consolidato, animati da sperimentazioni, deragliamenti, sorprese.

I loro concerti sono leggendari: il pubblico li segue di data in data e loro lo ripagano pubblicando le registrazioni di quasi tutte le performance.

Ten è il loro primo album, le musiche del quintetto possiedono la forza dirompente del nuovo rock e le basi solide dei classici. Sono riempite di significato da Vedder. Anche grazie alle sue interpretazioni strepitose e al suo carisma, il disco cattura i sentimenti di una generazione in cerca di una colonna sonora verista, che a volte attinge alle esperienze personali come per l’inno Alive.

Il disco arriva a fare breccia presso il pubblico di massa, diventando un best-seller.

Con Vs. uscito nel 1993 i Pearl Jam diventano loro malgrado “profeti” del Grunge. Disgustati dai meccanismi della fama, si rifiutano di concedere interviste e girare videoclip.

Non serve: solo nella prima settimana di pubblicazione, il secondo lavoro vende quasi un milione di copie, un record assoluto. Il suono è più vivido, grazie alla presenza del battersita texano Dave Abruzzese, e del produttore Brendan O’Brien, che per alcuni anni sarà inserabile dalla band, che ora sembra incattivita.

Vedder insiste sui temi dell’esordio: la dissoluzione delle famiglie, il razzismo, le armi da fuoco, le molestie, la ribellione, i senzatetto, la liberazione.

È il manifesto di una generazione.

La devozione alla causa è ardente: la ballata Indifference è il giuramento di fedeltà ai propri valori. Il peso della fama, il malessere strisciante e il caos che li circonda rende il terzo album, Vitalogy, drammaticamente intenso.

Il suono è grezzo e urticante. Ogni ammiccamento è bandito, nonostante la presenza della splendida melodia di Better Man che Vedder si porta appresso da molti anni.

Il disco affronta in modo poetico i temi della vita e della morte, ma anche della popolarità. Quest’ultima si declina in un attacco velenoso ai fan superficiali (Not For You) e in uno sfogo del cantante ‘derubato’ dalla propria privacy (Corduroy).

Di mezzo si mette pure la morte di Kurt Kobain, che parrebbe ispirare la versione definitiva di Immortality. Il tutto racchiuso in una confezione che riproduce un libro d’inizio secolo di consigli bizzarri per una vita sana.

Nel 1995 i Pearl Jam sono a un passo dallo scioglimento, complice la scelta di osteggiare il colosso monopolistico Ticketmaster evitando le sale da concerto legate al suo circuito. Superata la crisi, i musicisti si mettono alle spalle molti dei drammi che li accompagnano e si gettano in collaborazioni che ne allargano gli orizzonti.

Il risultato è il loro disco più vario, No Code, che indica la marcia verso una forma più tradizionale di Rock.

Sono riusciti anche gli esperimenti e l’idea di far stendere fitti tappeti percussivi del nuovo batterista Jack Irons, ex dei Red Hot Chili Peppers. Jack Irons aveva messo in contatto Vedder coi musicisti di Seattle: la chiusura di un cerchio.

Yeld uscito nel 1998 è il disco della normalizzazione. Messo alle spalle il periodo più drammatico e creativo, il gruppo distilla con Brendan O’Brien l’essenza del proprio sound.

Brain of J. è recuperata da vecchie session, l’invettiva anticapitalista Do The Evolution mostra il lato garage rock della formazione, MFC è un breve frammento scritto in Italia, dopo un giro in Mini per Roma.

Fanno capolino anche una classica canzone d’ amore, Wishlist, e una serie di piccole, stramberie sperimentali.

I concerti dei Pearl Jam sono esperienze entusiasmanti, costruiti come un ‘dialogo’ col pubblico. Un indizio è fornito da Live On Two Legs questa selezione di 16 brani registrati in varie date del tour estivo americano del ’98.

Hanno voglia di qualcosa di diverso, i Pearl Jam. Perciò assoldano il produttore d’ avanguardia Tchad Blake che registra la band con la tecnica binaurale.

Da qui il nome del disco Binaural.

Il gruppo non è al top ma restano alcuni pezzi forti fra cui la “pinkfloydiana” Nothing As It Seems e una canzonetta di Vedder per voce e ukulele chiamata Soon Forget, che avrà ulteriori sviluppi. Il batterista ora è Matt Cameron (Soundgarden).

Le date dei tour europei e americani sono registrate e pubblicate tutte su doppi CD dalla grafica spartana: da questo diluvio di decine di dischi live nasce la pratica dei bootleg ufficiali.

L’11 settembre cambia l’America, George W. Bush emana il Patriot Act che limita le libertà individuali.

Riot Act esce in questo contesto: più che un disco è un atto di protesta, un ritratto a tinte cupe degli Stati Uniti con alcune perle acustiche e una seconda parte sfilacciata. Non mancano brani personali e autobiografici: il più drammatico è Love Boat Captain, dedicato ai 9 ragazzi morti nella calca del festival di Roskilde 2000, in Danimarca, davanti agli occhi dei musicisti.

Negli anni 90 i cinque di Seattle hanno disseminato i singoli di B-side di pregio e riempito gli archivi di inediti venerati dagli acquirenti di bootleg.

Sono riuniti in un doppio che mostra come persino gli scarti dei Pearl Jam abbiano un valore. La nuova 4/20/02 è dedicata a Layane Staley degli Alice in Chains, con il titolo che segnala la data della sua morte.

Rearviewmirror è una doppia antologia uscita nel 2002 che marca la fine del contratto con con la Epic. Fatti i conti, il maggior successo del gruppo è la cover di Last Kiss di Wayne Cochran incisa per gioco durante un soundcheck.

Riacquista l’indipendenza, la formazione non firmerà più contratti a lungo termine. In Pearl Jam emerge il lato di Vedder da songwriter in storie sprinsgteeniane di fuga e salvezza.

Comatose è una canzone versione Punk-Rock degli amanti degli Who, Vedder urla rabbioso, in Marker In The Sand se la prende con un Dio assente.

Le cinque date italiane del tour sono filmate da Danny Clich e condensate nel DVD Immagine in cornice.

Easy Street è una catena di negozi di dischi di Seattle. Vedder ne frequenta uno e lì, nell’aprile 2005, suona col gruppo a favore della Coalition of Indipendenti Music Stores.

Un atto d’amore, arricchito da cover inusuali di Punk-Rock.

In Backspacer, uscito nel 2009, si possono ascoltare i Pearl Jam più “leggeri” della storia. Un album meno meditato più diretto e inciso in gran velocità.

Il ventennale è festeggiato alla grande: concerti, un libro biografico, il film ‘Pearl Jam Twenty’. Pj20 ripercorre la storia del quintetto soprattutto verso registrazioni dal vivo da ogni epoca, tracce rare e inedite, a volte informali. Per la gioia dei cultori riemergono anche demo dei Temple Dog, cover, provini abbozzati.

Lightning Bolt è il loro decimo album in studio, anticipato dai singoli Mind Your Manners e Sirens.

A gennaio 2020 hanno annunciato che il loro undicesimo album in studio, Gigaton, sarebbe stato pubblicato il 27 marzo 2020.

In concomitanza con l’uscita del loro undicesimo album in studio, il gruppo ha annunciato che le date del tour sono stati rinviati a causa della pandemia di COVID-19, con l’obiettivo di riprogrammarli per delle date successive.

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