Quando a 20 anni non sai più chi sei

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La vita è bellissima, ci da tante emozioni, tanti dolori e soprattutto fa nascere tantissimi dubbi nella nostra mente. Molti potrebbero pensare che essi vadano via via scemando fino a diminuire quasi del tutto con il passare degli anni e il raggiungimento della vecchiaia o della cosiddetta “saggezza”. E se fosse invece il contrario?

Abbiamo tutti attraversato, da bambini, una fase in cui sentivamo la necessità di porci e porre tante domande, attratti dai dubbi e i misteri su quel mondo che conoscevamo da pochissimo e ci doveva essere completamente spiegato. Ma i nostri dubbi non rimanevano quasi mai a fluttuare e girare come in una macabra danza dei fantasmi ambientata nella nostra testa, e anzi ci venivano subito o quasi spiegati e risolti dai nostri genitori, dai nostri parenti e da tutte quelle persone che ci hanno aiutato a crescere e hanno influenzato anche con pochissimo il nostro divenire.

Crescendo, la nostra identità e la nostra individualità si sono affermate sempre più, facendo sì che alla maggior parte dei dubbi siamo proprio noi a dover cercare la soluzione. Domande sicuramente meno “banali” di quelle che ci facevamo a 4 anni, per le quali se non troviamo una risposta un motivo evidentemente ci sarà.

A 20 anni ti ritrovi nella vera e propria golden age della tua vita, non ti manca niente, hai tanti amici a cui vuoi bene e con cui sai per certo che riuscirai a dimenticarti per un attimo di quelle mille domande che ti tormentano. Stai per spiccare il volo e raggiungere quella tanta agognata indipendenza fisica, mentale e, naturalmente, economica, ma è proprio qui che ti blocchi. Il sogno finisce, tu ti svegli e la mente inizia a mandarti vari segnali. Appaiono le notifiche sopra l’app delle domande del tuo cervello (curata tra l’altro malissimo, roba da cellulari ad apertura laterale dei primi 2010) e ovviamente vai ad aprirla per sbarazzarti di quel fastidiosissimo cerchio rosso, che ormai sta diventando grande visto che il numero supera abbondantemente il migliaio.

Qui gli argomenti sono svariati e coloriti, dal passato al futuro, dalla vita presente a quella che, come ha cercato di inculcarti tua madre per anni, ci sarà dopo. Ragazze, rivali, l’assenza di ragazze e l’assenza di rivali, il corso di studi che forse non è quello giusto, il corso giusto che forse non è quello di studi, quel pallone che se avessi stoppato meglio forse oggi non saresti stato qui, quella scelta che se fatta diversamente forse saresti ancora qui. Ce ne sono altre 900 e passa ma non hai voglia di leggere tutto e spegni la connessione.

Ogni tanto, sporadiche, si ripresentano o in coppia o da sole le due fatidiche “Ma sono felice?” e “Ma chi sono?”. Arrivano fastidiosissime come quelle maledette newsletter del sito d’abbigliamento in cui sei entrato una volta e basta, di cui non riesci a sbarazzarti. La prima è un po’ più leggera, non sempre hai la capacità di rispondere ma sai che prima o poi ci riuscirai, mentre la seconda è un bel casino.

Ti sei mai chiesto chi sei veramente? Probabilmente sai cosa fai, ma non sai chi sei. Sei arrivato in un posto nuovo, hai lasciato la famiglia e gli amici lontani, lotti e sgomiti per fartene dei nuovi che temporaneamente non facciano riapparire quell’app sopra la tua testa, ti muovi e fai cose. Non pensi mai a te stesso e soprattutto a chi sei. Il problema reale è che nel momento in cui te lo chiedi, vieni intrappolato da quel pensiero e rimani fino alle 6 del mattino a cercare di dormire con un punto interrogativo in mezzo agli occhi.

Io non so realmente chi sono, so come mi chiamo e chi mi ha fatto nascere, so chi mi ha cresciuto, so a chi voglio bene, cosa ho studiato e cosa ho fatto nella mia vita. Ma realmente io chi sono? Qual è il mio scopo su questo pianeta e perché dovrei cercare di raggiungerlo?

È quando ti poni questa domanda che inizi a fare le cose senza trovarci un vero senso, qualsiasi cosa, dal parlare alle persone al continuare a fare quello per cui hai cambiato casa. Quello che io ho notato per esperienza, è che in realtà questa domanda ti torna in mente proprio quando non hai mai il tempo di pensare, come se un impulso sadico la facesse apparire appositamente per rompere quell’equilibrio fatto di routine e sorrisi senza senso.

Così, come se fossi una televisione che è perennemente tra il noise (più comunemente formiche) e alcune trasmissioni che appaiono tra un colpo alla scatola e l’altro, ti aggiri tra vie e piazze con le cuffiette e la malinconia chiaramente trasmessa dal passo e dallo sguardo vuoto.

Vai avanti fino a quando non ti sopporti più, anzi ti stai proprio sulle palle, e capisci che è ora di chiudere i battenti. La macchina deve riposare oppure rischia di surriscaldarsi, quindi ti chiudi in camera o da qualsiasi parte in cui sai che non sarai disturbato. Metti su la musica che ti piace, inizi a scrivere, a disegnare, magari solo a guardare il soffitto ma senti che tutto va bene, è lì che devi stare. Non c’è bisogno di parlare, non c’è bisogno di stare attento a sembrare simpatico e carino, tantomeno di seguire le regole che la società ti ha imposto perché hai capito che, come tutto il resto, non hanno senso.

Allora stai in quel fortino per ore e ore, a volte giorni: non vedi nessuno e nessuno ti deve vedere, perché solo così ti senti libero al 100%. Butti fuori tutto quello che è rimasto imprigionato per tanto tempo ormai e magari crei qualcosa che ti piace, apri nuove vie e forse capisci che è quello il tuo vero scopo. Anzi, forse capisci anche cos’era che spingeva per uscire ma rimaneva incastrata tra quelle notifiche.

Si tratta solamente di prendersi i propri spazi e un attimo in solitudine, per pensare solo e soltanto a sé stessi. È solo in questo modo che avrai la possibilità di farti i cosiddetti c***i tuoi, dedicare del tempo alle tue passioni, ai tuoi pensieri, al tuo riposo psicofisico e solo raggiungendo quello stato di benessere silenzioso sarai in grado di rispondere a quella domanda e capire chi sei. Solo temporaneamente, è ovvio, hai solamente 20 anni.

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