Charmless Man, i Blur e la fine del britpop

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Charmless man (Uomo senza eleganza in italiano) è una singolo del ’96 dei Blur. Molti, soprattutto i più grandicelli, la conosceranno perché è stata passata in radio, tv, pubblicità ripetutamente negli anni scorsi. Certo, sono passati 24 anni, ma risulta essere un pezzo moderno quanto attuale.

Ma torniamo indietro nel tempo. Il ‘95 per il gruppo nato otto anni prima a Colchester, con tendenze Rock, alternative soprattutto, britpop e pop rock è l’anno del disco The Great Escape, una sfida per confermare il successo ottenuto con Parklife oltre che per combattere, musicalmente parlando, gli altri inglesi che stavano cominciando a prendere piede, ossia gli Oasis, che nel ’95 erano usciti con il loro secondo disco, (What’s the Story) Morning Glory?, che conosciamo per Live forever e la magnifica Supersonic, due pezzi che incarnano la filosofia musicale inglese del periodo. La rivalità tra Albarn e Liam Gallagher, personaggi completamente differenti che viaggiano su due binari opposti, non è nuova, anzi, continua ancora oggi a colpi di tweet, e oltre alla musica, c’entra qualche ragazza dei tempi, ma questa è un’altra storia.

Nel disco i Blur cercano di fuoriuscire dallo stereotipo della Britpop, involuto ad un semplice pop rock, levigato dal tempo oltre che dal cambio dello stile musicale, letteralmente più ribelle, e allegro,(nonostante i testi spesso polemici) che si registrerà definitivamente con l’album Blur del 97, anch’esso figlio della rivalità tra Oasis e il gruppo di Colchester, dove cambiano stile e diventano più indie rock oltre che alternative.

Charmless Man deve provare a mantenere il successo guadagnato sul campo delle radio da Country house (che rimane il singolo più venduto di quell’anno in Inghilterra), ma rimane solo quinto, anzi, è una canzone quasi di protesta e polemica, oltre che una chiave per fuoriuscire dalla “monotonia” (in senso figurato perché non lo è quasi mai stato) da britpop mania di fine anni 80 e inizio del 90. Sostanzialmente una fuoriuscita dal loop di ispirazione Beatlesiana (non c’entra niente con Beetlebum)

È il classico pezzo che parla di una vita fatua, fatta di apparenze e ricchezze solamente economiche distruggendo l’eleganza che può caratterizzare qualcuno, facendolo diventare una totale nullità una volta fuori dal suo ambiente fatto di vini costosi e gente che si apprezza essendo costretti dalle ragioni sociali. Così la musica della metà degli anni novanta si denatura, e per questo cerca una nuova identità, lontana da quella dell’omogeneità della massa, lontana anche dagli Oasis.

Il tono del pezzo è allegro, con un intro particolare e ricercato, la chitarra frizzantina e i cori che rendono acceso e per niente triste il pezzo, andando a introdurre, sotto uno stacchetto di Damon al pianoforte, la storia che verrà narrata di lì a poco, quella del Charmless man. Il “nananana” che caratterizza il pezzo sopra la bass line martellante e decisa, molto britpop fusa a meraviglia con la chitarra elettrica che presenta distorsioni e passaggi  sempre più alternative e ribelli. In tutto ciò la poliedricità di Albarn (è quello dei Gorillaz, proprio lui) e compagni rendono il pezzo estivo e orecchiabile, staccandolo veramente dal Britpop classico. Il titolo richiama gli Smiths, che tempo prima, incisero This charming man, un pezzo letteralmente e musicalmente distante, ma allo stesso tempo vicinissimo ai Blur, che rimangono figli di quel periodo di innovazione e ricercatezza. Possono essere individuati come il figlio che scappa di casa (come nel video di Coffee and tv). Il videoclip vede un uomo senza eleganza, dall’aria arrogante e poco umile, correre e picchiare i membri della band.

Il disco conferma il distacco musicale iniziato con Parklife, è un vero e proprio concept album come ci ricorda la vecchia wikipedia, dove si trattano temi di distacco e solitudine vissuti da Albarn in quel periodo, particolarmente pesante, dove il successo era da mantenere e occorreva trovare nuove idee per uscire fuori dal coro e tirar fuori il coniglio dal cappello. E ci sono riusciti per bene rompendo quasi la quarta parete, e rendendo partecipe del disco stesso il pubblico, che entra dentro e lo vive in primissima persona. Del disco è degna di nota la magnifica british ballad di Country House, frizzante e cristallina quanto antidepressiva, Stereotypes, appunto un riferimento agli stereotipi confermati da Charmless man, e Dan Abnormal. Quest’ultima va citata perché è l’anagramma del nome di Damon Albarn, quasi una firma nascosta, della vera e propria anima del gruppo britannico che si è imparato a conoscere meglio anche nel progetto solista dei Gorillaz, la Cartoon Band più famosa del mondo.

Alla fine della fiera, tra Oasis e Blur nessuno vinse la “battaglia delle band” (per citare Dente), di cui rimangono ancora gli screzi in via telematica, restano solo dei gran bei dischi, seminati dalla voglia di fare qualcosa di migliore, da parte di due band che hanno rappresentato il loro decennio con onore, ma va sottolineato quanto siano in fondo differenti e uniche a loro modo.

The great escape è un disco ancora attuale che sembra sia uscito l’anno scorso, di certo uno di quelli da tenere in macchina, o nella playlist del lettore musicale. Sempre attuale perché in vent’anni o giù di lì è cambiato poco, comanda spesso l’apparenza, e non si bada quasi mai ai particolari, che sia una persona, o una qualsiasi vicenda della vita quotidiana, o appunto gli stereotipi che tendono a condizionarci, senza spazzare via il velo.

Vi lascio infine con una chicca Sanremese, con Pippo Baudo che li presenta all’Ariston, Albarn, James, Rowntree, e il cartonato di Coxon, ovviamente in Playback, in pieno stile Sanremo.

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