I Blur, la dipendenza e il difficile addio: vent’anni di Beetlebum

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Chasing the beetle, letteralmente “rincorrere lo scarabeo” è lo slang inglese per descrivere l’atto di fumare eroina. Con buona pace di tutti quelli che pensavano fosse una struggente canzone d’amore, uno dei singoli più famosi dei Blur è principalmente il racconto di un’esperienza con la droga. Ma i più romantici non si disperino: il singolo esce nel 1997, a non molto dalla fine della travagliata relazione di Albarn con Justine Frischmann, ex-leader delle Elastica. In un’intervista del periodo, Damon spiega la frustrazione della coppia nel non poter uscire dalla loro casa di Portobello per comprare le sigarette senza incontrare i paparazzi. A soli 28 anni i due vengono catturati dalla Beetlebum.

Beetlebum
What you’ve done
She’s a gun
Now what you’ve done
Beetlebum
Get nothing done
You beetlebum
Just get numb
Now what you’ve done
Beetlebum

È un’arma letale che ti annulla e non sei in grado di fare niente, anestetizza –just get numb– dopo averti dato quel guizzo che i tossici chiamano flash. L’apice dell’effetto dello stupefacente sembra paragonabile all’estasi amorosa, in quel momento in cui ti accende e dimentichi ogni cosa, e non senti nient’altro che quel brivido di piacere incontenibile. She turns me on and all my violence’s gone, nothing is wrong.

Il testo si fa a tratti molto allusivo, quasi erotico: she’ll suck your thumb, she’ll make you come… Ma, come ogni cosa con un tale livello di intensità, finisce, ed è troppo tardi per prevenire le conseguenze. Il gioco non vale la candela. La grande capacità evocativa di Albarn stupisce per come ogni frase, per quanto semplice, sembra scelta fra mille come quella più adatta per disegnare mondi e indurre sensazioni. La sofferenza della fine, la frustrazione per non aver resistito alla tentazione seguita dall’impellenza di ricominciare da capo. L’eccitazione del primo contatto sparisce per dar spazio a una cupa riflessione. Che sia amore o una dose, si parla di una storia che volge al termine.

Cause she’s your gun
Now what you’ve done
Beetlebum
And when she lets me slip away…

Nel video del singolo un crooner Albarn canta cupo, lo sguardo quasi fisso in camera. Alle sue inquadrature si alternano quelle di Alex James, l’eterna sigaretta fra le dita –più volte Albarn lo prende in giro, anche live, per il suo tabagismo- e Coxon, gli occhi come sempre sulla chitarra. L’alcolismo di Graham fu tra le cause dello scioglimento della band nonché di momenti estremamente difficili durante la registrazione di 13. La fortunata Coffee And Tv parla di questo.

Justine e Damon si lasciano nel 1998, contemporaneamente si avviano entrambi verso un percorso di disintossicazione. L’addio a una dipendenza è l’addio a un amante la cui pericolosità ha valicato la soglia della fascinazione. La relazione va interrotta perché autodistruttiva.

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I Blur sono stati la band di punta, insieme ai rivali Oasis, della scena brit degli anni ’90. La sensibilità melodica di Albarn unita alla devozione all’indie di Coxon hanno dato luogo a album indimenticabili come Blur e Thirteen, scritti in un periodo difficile per entrambi. A vent’anni di distanza ricordiamoci di come tre ragazzi inglesi dettero vita a una creatura splendida, dai muscoli spigolosi negli accordi di chitarra, smussati dal velluto della voce. Forse una delle canzoni più belle della combo Albarn-Coxon, Beetlebum è un motivo in più per ricordare che una luce musicale si fa strada sfaldando anche la più tenace trama delle tenebre. E che è l’unica dipendenza della quale val la pena essere schiavi.

Blur, l’album, è su Amazon.

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