Hit Me Up: il nuovo video degli Agarimo, un piccolo capolavoro post-punk

Senti Bristol e ti viene in mente subito il trip-hop. Il genere che irruppe negli anni novanta, nato proprio nella città inglese e che, su un beat elettronico, dispensava calde trame dall’incedere quasi ipnotico; Massive Attack, Tricky, i Portishead, questi i nomi di culto.

O magari pensereste a Banksy, il celebre quanto misterioso graffitaro, la cui identità è peraltro legata – secondo i soliti bene informati – proprio a un componente dei Massive Attack.

Beh, resettate tutto, siete fuori strada, perché è proprio Bristol il punto di partenza della storia che vi raccontiamo, ma il placido sottofondo del trip-hop va sostituito col furore post-punk degli Agarimo.

In tempi di Brexit – prima – e di una quarantena che non si sa dove andrà a parare ma che allontana ulteriormente i tasselli europei, la vicenda della band di Bristol pare fatta apposta per unire realtà lontane. Attivo nella frizzante scena underground bristoliana fin dal 2016, il complesso unisce varie anime; quella dei fratelli galiziani Pablo e Juan Mestres, ma anche le origini italiane di Marco Sisto e quella indigena di Marcus Jefferey. Galiziana è anche la parola “Agarimo”, un termine di difficile traduzione che si potrebbe collocare dalle parti dell’affetto e dell’amore.

Mischiando un’attitudine post punk con suoni pesanti quasi quanto una band metal e nuance affini a certa new wave, dei ritmi tribali e parti vocali quasi recitate, il gruppo inizia a far parlare di sé con l’EP del 2018 In The Shelter Of. Quattro brani che mischiano le carte più di una volta, facendo scrivere al Bristol Live Magazine: “Is as if prehistory and future meet for a blind date.”

Siamo ai giorni nostri, e i tempi sono maturi per l’album di debutto a cui gli Agarimo stanno lavorando; ma è presto per parlarne, e nell’attesa vi presentiamo il videoclip di Hit Me Up.

Più che di videoclip sarebbe opportuno parlare di un vero e proprio cortometraggio che, tra l’altro, stringe ancora di più i legami della band con l’Italia; le sequenze sono infatti state girate a Catania, location scelta dal regista Tiziano Tracà per ospitare la breve storia che accompagna la canzone: “Una città che conosco bene, con la sua particolare architettura. Molti degli edifici sono neri a causa dell’uso della pietra lavica dell’Etna.” – afferma Tracà.

E parzialmente nera – noir, potremmo azzardare – è proprio la vicenda che si dipana in una notte quantomai evocativa tra i vicoli della città sicula; tra mirati flashback e tecniche di ripresa debitrici al cinema d’autore, assistiamo all’incontro di due personaggi archetipici, l’ombroso e affascinante Nick e la sensuale e vulcanica Sun.

Il primo ha tutto per affascinare: dietro il suo apparente distacco per le cose materiali e per il lusso di cui si circonda, l’uomo pare nascondere una storia intrigante e misteriosa; Sun è invece una giovane donna dai tratti tipicamente mediterranei, attratta dall’aura maledetta di Nick, e ben decisa a mettersi in gioco per entrare nel mondo oscuro dell’uomo.

In un contesto che cita David Lynch e il Fellini più dark – quello misterioso e misconosciuto di Tre Passi Nel Delirio – la trama si presta a vari piani di lettura: in un gioco dove presto si confonderanno cacciatore e preda, ci sarà qualcuno che conquisterà e qualcuno che perderà qualcosa di sé, ma è lo spettatore a dover decidere da che parte stare. La band, per una scelta estetica dell’autore, appare solo per pochi momenti, nel locale dove avviene l’incontro, resa sfocata e tremebonda dalla misteriosa sostanza di cui Nick pare dipendente; è la musica, tuttavia, l’altra grande protagonista dell’opera, sottolineando col suo incedere sincopato e a tratti violento i caratteri cupi, ma anche estremamente sensuali dei due protagonisti.

Hit Me Up, in conclusione, è un piccolo capolavoro di artigianato d’autore, dove immagini, suoni e intenti si compenetrano alla perfezione, lasciando lo spettatore con l’impazienza di saperne di più presto.

Agarimo
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Cellardoor Production
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Testo: Andrea La Rovere

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