U.F.O.F.: perdersi nel nuovo album dei Big Thief

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U.F.O.F.: una strana sigla dove accanto al classico acronimo di riferimento per gli “Oggetti volanti non identificati” si inserisce una “F” che potrebbe riflettere la parola “friend”. Ecco allora che U.F.O.F. potrebbe essere tradotta con “l’amico alieno”, frase che trova una certa corrispondenza in varie canzoni dell’album dei Big Thief. Un disco di misteri e fantasmi, un gioiello pop-rock che trasforma la vulnerabilità in forza. La voce in apparenza fragile, attraente e mutevole di Adrianne Lenker si adagia su fondali semi-acustici, quasi folk, che deviano, talvolta, in acidità post-grunge.

È facile perdersi in questo disco. Le canzoni si mescolano una dentro l’altra, la voce di Lenker attraversa di continuo la soglia della percezione e chiede a noi ascoltatori di visitare l’abisso raccontato in note e magari di cercare insieme un significato più grande.

Si rimane incantati dagli arpeggi acustici e dalla scrittura mistica dei Big Thief tanto da piangere, ondeggiare o semplicemente essere costretti a chiudere gli occhi.

U.F.O.F. è stato registrato in uno studio-rifugio nella foresta pluviale temperata dello Stato di Washington, dove tutto è molto verde e cresce molto velocemente, alberi altissimi, una foresta sconfinata, tanta pioggia e un’aria pura. Sembra quasi di poter ascoltarla ascoltare la pioggia e vedere il cielo sellato. Ma, soprattutto, sembra di poter ascoltare la trascendenza della band di Brooklyn, dei loro personaggi che arrivano e svaniscono senza sapere se faranno ritorno, rivelando una vulnerabilità che diventa la loro forza più grande. Questo disco è un viaggio attraverso i grandi misteri della vita di cui non potrete più fare a meno.

La title track parla di alieni, perché forse per chi ha un animo troppo sensibile per questo mondo, l’idea di non essere soli e di avere una casa lontana può rappresentare l’ultima e unica forma di protezione in grado di alimentare la speranza e offrire risposte.

Adrianne Lenker crede nel valore terapeutico e spirituale della musica. Non a caso si è espressa così nel corso di un’intervista:

“La musica è l’espressione di una forza spirituale, intangibile, invisibile, incommensurabile. Non si può vedere a occhio nudo, ma è percepibile attraverso il meccanismo che ci consente di commuoverci o sentirci attirati da qualcosa. È una forza che si genera, uno spirito. La natura è nostra maestra e la terra ci dona tutto quello di cui abbiamo bisogno per alimentarci e proteggerci. Ed è tutto molto magico, a un certo livello ogni cosa è un mistero per chiunque. Le religioni sprecano un sacco di tempo a cercare di capire questa cosa e così ci perdiamo dietro chimere: dove eravamo prima di nascere e dove andremo dopo la nostra morte? Siamo talmente distratti dal nostro viaggio terreno che ci perdiamo lo spettacolo di costante nascita e decomposizione che ci circonda. La musica è una specie di ponte che unisce la nostra limitata comprensione delle cose con l’infinito sconosciuto, uno spazio che fa paura”.

To my UFO friend
Goodbye, goodbye
Like a seed in the wind
She’s taking up root in the sky

Così canta Adrianne Lenker e anche noi ascoltando questa musica ci siamo impossessati per un attimo del mistero del cielo.

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