Il Wondering: scoprire il mondo con occhi nuovi

Al giorno di oggi siamo costantemente obbligati a camminare, procedere, lavorare, competere, creare. Andare dritti come treni seguendo sempre una meta, una specifica direzione o un obiettivo.

Per quanto sia importante e soddisfacente sapere dove si sta andando, alle volte è necessario staccarsi da una forma mentis nella quale ogni nostra azione debba obbligatoriamente portarci a qualcosa. Una vita spesa nei programmi e nelle scadenze non è una vita dove si ha tempo di vivere per davvero. Spesso le persone che hanno pianificato tutto non hanno mai tempo di fermarsi. Un bel giorno rischiamo di crollare e di ritrovarci a pensare che senso avesse tutto quel correre.

Allora che facciamo per avere un po’ di meraviglia? Dobbiamo mollare tutto e tutti e sparire per un giro intorno al mondo?

La visone romantica che si ha ormai della persona che vive appieno la propria vita è quella del vagabondo che zaino in spalla molla tutti e ne passa di cotte e di crude. Diciamo che questa visione ormai dilagante e non realistica del viveur non di certo aiuta chi è obbligato a fare una vita di un certo tipo per ovvie circostanze. Al paragone ci si sente sempre come se la nostra vita abbia fallito e una senso di rassegnazione inizia a tediare la nostra anima. Non bisogna mai scoraggiarsi, al cercatore sono sempre date le scoperte.

Abbiamo tutti visto il film Alice nel paese delle meraviglie. Guardandolo bene si nota che Alice non prende aerei, non mette lo zaino in spalla e non fa l’autostop. Alice si lascia semplicemente andare ad un viaggio.

Gli ingredienti essenziali che Alice porta con se sono la curiosità, la capacità di meravigliarsi e il vagabondaggio. Queste sono le tre attitudini di cui abbiamo bisogno per non cadere nella trappola della monotonia che sembra caratterizzare molte vite che oggi si sentono opache ed hanno perso colore.

Come è iniziato il tutto?

Quello che vi presento è un metodo che può diventare una potente arma di apprendimento e di canalizzazione delle energie.

Per molto tempo sono stata obbligata a rimanere in un posto molto isolato a causa del lavoro che svolgevo. Avevo una vita molto monotona, con poche ore libere al giorno. In quelle ore spesso non avevo energia per poter fare molto, mi sentivo vuota ed annoiata.

Il posto dove vivevo non era centrale ma molto periferico, a volte pensavo di mollare tutto e partire per uno di quei viaggi che ti ridà la voglia di vivere, tanto ero diventata apatica. Volevo fare qualcosa ma ero molto timorosa di spingermi oltre le zone che non conoscevo per una mia innata paura di perdermi. Per molti mesi le mie passeggiate furono costituite sempre dagli stessi passi e luoghi, quello che vedevo era sempre la stessa fila di case e di negozi e mi sembrava l’immagine esatta della mia vita e di me. Una vita che non si spingeva oltre, che per paura del nuovo si accontentava di ripercorrere sempre le stesse strade. Nei mesi a venire avrei avuto una evoluzione interiore che mi avrebbe portato al concepimento di quello che all’inizio fu un gioco ma che oggi è una pratica che mi appassiona.

Fu così, un giorno decisi di andare oltre le mie paure e i miei limiti mentali ed cominciai a camminare spinta solo dalla direzione che prendeva il mio istinto, attimo dopo attimo.

Meraviglia, mi ritrovai in una foresta. Una vera foresta che urlava di verde e grondava di vita.

L’avevo trovata per caso e da quel momento non feci altro che esplorarla e spingermi in direzioni che non avevo considerato. E non fu solo un atto fisico, da quel giorno nel profondo qualcosa in me cambiò. Si cambia quando si accetta che non abbiamo il controllo e che l’imprevisto spesso è molto più interessante del previsto.

Il Wondering come atto pratico di liberazione e scoperta

Nella pratica bisogna uscire di casa, meglio se soli e con qualche brano musicale che ci mette di buon umore. Usciti dalla porta bisogna essere come Alice e seguire il bianconiglio. Con questo intendo che dovremmo iniziare a camminare senza seguire una direzione specifica, semplicemente andare, seguendo quello che dice l’istinto, senza dover preoccuparsi di dove si va. Nell’andare senza meta si scoprono molte cose dell’ambiente che ci circonda e di noi stessi. Quello che vediamo fuori diventa uno specchio di quello che sentiamo dentro.

“Wondering” significa meravigliarsi ed è questa la sensazione che si prova, meraviglia. Ci si accorge del senso di libertà che a volte non sapere dove si sta andando procura, liberi da tutto. Stiamo percorrendo una strada che di certo porta a qualcosa, ma per una volta la meta non è il punto focale. Nel farlo è bene rilassare la mente e lasciare che scorrano i pensieri e guardarsi attorno. Una foglia, un albero, uno squarcio di cielo, la luce calda che viene da una finestra, un sorriso di un passante o la risata di un bambino, tutto ha un senso in quel momento in cui siamo solo noi e la strada da percorrere.

È come se uscendo da quella porta fossimo davvero partiti per un viaggio di avanscoperta di un territorio inesplorato.

Diceva Marcel Proust “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Ed oggi più che mai possiamo rendercene conto, se ci diamo all’osservazione di quello che abbiamo attorno che resta ancora inesplorato. Strade mai percorse, scorci che non sapevamo che esistessero, gli occhi vedono cose nuove perché in prospettive differenti. Questa è la magia che ci racconta Marcel.

Lasciamoci andare quindi almeno una volta al giorno ad una camminata dove il nostro senso ci porta e dove il punto  di arrivo è semplicemente un continuo andare.

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