Detachment: il significato del film immaginato dal protagonista

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Questo articolo intende raccontare il significato e le sensazioni del film Detachment – Il Distacco, in un formato particolare, in cui la voce parlante è quella immaginata dello stesso protagonista del film. Un modo differente di fornire una spiegazione delle dinamiche e delle pieghe nascoste del film.

“Non mi sono mai sentito così profondamente distaccato da me e così presente nel mondo nello stesso momento.”

Albert Camus

INIZIO DI UNA NUOVA AVVENTURA

Oggi ho affrontato il primo giorno di insegnamento in una scuola pubblica di periferia. Mi è stata presentata come tra le scuole più degradate dello Stato. Strutture fatiscenti, studenti indisciplinati, genitori totalmente disinteressati alla cura dei loro figli. Bhè… appena entrato in classe devo ammettere che le varie descrizioni corrispondevano alle caratteristiche della classe che mi avevano assegnato. Non ho ancora avuto modo di conoscere i loro genitori ma dal comportamento di questi studenti posso già farmi un’idea.

L’accoglienza da parte degli alunni non è certo stata tra le più calorose. Dovevo aspettarmelo. Sono entrato tra gli sghignazzi ed il disinteresse diffuso. Dopo pochi istanti dal mio ingresso in aula mi vedo costretto ad espellere uno studente. Ha sbeffeggiato ed umiliato una ragazza dell’ultima fila. Non posso permetterlo. Accetto tutto ciò che viene detto a me ma gli alunni della mia classe devono mantenere un atteggiamento di rispetto tra di loro. Nessuno ha il diritto di ledere moralmente e fisicamente l’altro.

Dopo aver trascorso la giornata a scuola, ero desideroso di stendermi sul divano e rilassare la mia mente nella quiete del mio appartamento, invece ho dovuto soccorrere ancora una volta mio nonno alla clinica dove è ricoverato. Durante la giornata a volte perde la lucidità mentale e non è conscio delle sue azioni. Si è chiuso in bagno. Lo fa spesso. Eppure mi ero raccomandato con gli infermieri di togliere quella maledetta chiave del bagno per evitare che accadesse questo. Non tollero la negligenza degli infermieri di quella clinica. Non hanno la minima cura degli assistiti.

Ma la scena che mi ha fatto più male in quella giornata l’ho vista nell’autobus mentre facevo ritorno dalla clinica. Un’adolescente era piegata fra le gambe di un vecchio maniaco ubriacone. Terminato il servizio sessuale, il vecchio le ha mollato un ceffone sul suo viso ancora da bambina, facendole sanguinare le labbra. Non riesco a sopportare. Questa posto è bestiale.

QUELL’INQUIETANTE ANONIMATO

Ieri avevo assegnato ai ragazzi di scrivere un tema su cosa un amico o un genitore potrebbe raccontare di loro dopo il funerale. Uno testo mi ha colpito particolarmente, ma l’autore si nascondeva sotto la dicitura “ANONIMO”. Come può un individuo risultare anonimo nei confronti della società? Ognuno di noi ha dei sentimenti personali, dei talenti innati. Ogni individuo è un valore per il mondo in cui viviamo. Nessuno può essere anonimo. Sicuramente l’autore del tema ha un talento per la scrittura, nonostante racconti la sofferenza personale derivata dalla mancanza di fiducia in lui (o lei) da parte dei genitori.

Gli anziani rinchiusi dentro gli ospizi, proprio come mio nonno, spesso trascorrono l’ultimo spicchio della loro vita nell’anonimato. È per questo che ogni sera, prima di tornare a casa, gli faccio visita. L’essere umano non deve lasciare soli i propri simili, soprattutto se in difficoltà, ed il dono più prezioso possibile è dedicare loro del tempo, trasmettendogli il nostro affetto.

A proposito di solitudine, ora ho accolto nel mio appartamento la ragazza violentata ieri notte. Si chiama Erica. Mi ha chiesto dei soldi per mangiare allora ho preferito portarla con me a casa piuttosto che lasciarle in mano del denaro. Ho curato le sue ferite. La terrò con me per qualche giorno. Voglio provare a recuperare la sua anima fragile dalla spietata selva cittadina.

CAMBIAMENTO DI ROTTA

Altra giornata complicata a scuola. Ho beccato un ragazzo ad uccidere un gatto, torturandolo di fronte ai suoi compagni. Un ragazzo che prova soddisfazione mentre tortura un animale è molto preoccupante. Potrebbe avere dei problemi anche a sviluppare l’empatia verso il prossimo. Ma il momento più difficile della giornata l’ho avuto al mio rientro a casa. Erica aveva di nuovo raccattato un uomo per la strada portandolo nel mio appartamento. Occorre intraprendere un percorso di cambiamento incisivo. Spero di riuscire nel compito di guida.

NOTA PERSONALE

L’insegnante non deve sfidare gli studenti. Non deve abusare del suo potere o sfogare le proprie frustrazioni sui ragazzi. Credo che l’insegnante debba creare nella classe un clima di collaborazione e di confronto reciproco. Solo così è possibile lavorare con serenità e dunque raggiungere dei buoni risultati, sia per l’insegnante, sia per lo studente. Del resto la lotta tra insegnanti e studenti sarebbe soltanto una lotta tra gli ultimi. Che senso avrebbe?

P.S. domani terrò una lezione sul Bipensiero ideato da George Orwell in 1984. Mi preme stimolare i ragazzi a riflettere sull’attuale olocausto del marketing e sul processo di omologazione indotto dalle logiche di mercato. Solo leggendo e dunque preservando la propria mente è possibile eludere l’omologazione. Del resto sono un insegnante di Lettere quindi devo esercitare i ragazzi a pensare. Il pensiero è l’unica ancora di salvezza in questa società. L’unico scoglio a cui aggrapparsi per non essere trasportati dall’impeto del fiume in piena.

PROFITTO, PROFITTO E ANCORA PROFITTO

Oggi Mr. Mathias avrebbe dovuto tenere un incontro per noi insegnanti sulle nuove attività finalizzate a poter incrementare la preparazione degli studenti che si avviano a sostenere l’esame statale. Invece è venuto ad indottrinarci. È venuto a “consigliarci” di alzare i voti degli studenti per aumentare il numero degli iscritti negli anni successivi e quindi generare maggior profitto. Insomma, quello di cui parlavo l’altro giorno ai ragazzi. Siamo vittime di un sistema che risponde soltanto a logiche di marketing e chi non vi aderisce viene tagliato fuori.

Questa sera mi sento avvilito, solo, nonostante sia andato a cena con Madison, una collega. Mi capita spesso di sentirmi solo anche quando mi trovo tra la gente. Madison è una persona mite con cui trascorrere una serata piacevole ma non credo possa sbocciare una relazione. È molto estroversa e questo mi suscita disagio.

Purtroppo non essendo ritornato a casa per la cena ho deluso Erica. Aveva preparato dei pasti deliziosi imbandendo la tavola come per una cena romantica. Spero non si sia innamorata. Le ho spiegato che lei è solo mia ospite. Spero di non essere stato eccessivamente severo. È stata davvero gentile con me ma dovevo chiarire la situazione.

MIGLIORAMENTI DI ERICA

Sto trascorrendo molto tempo con Erica. Mi sto prendendo cura di lei. Una persona necessita di attenzioni e cure per riacqusire dignità sociale e morale ed io mi sto impegnando al massimo per lei. La accudirò sino a quando non vedrò dei miglioramenti importanti, dopo di che, quando sarà in grado di badare a se stessa, la affiderò a degli assistenti sociali. Questo pensiero mi turba ma non posso agire altrimenti. Adotto soltanto soluzioni mirate al miglioramento delle sue condizioni di vita e credo che questa sia la scelta più consona.

PREOCCUPAZIONI PER IL NONNO

Le condizioni del nonno iniziano a peggiorare. La sua malattia mentale sta degenerando. Credo sia giunta alla fase terminale.

PASSEGGERI ALLA DERIVA

Attraversando il cortile della scuola, noto un professore aggrappato alla recinzione che divide il plesso scolastico. Ha lo sguardo volto verso il cielo, gli occhi chiusi, il volto crucciato. Il respiro è affannoso, sembra annaspare come un naufrago che tenta di mettersi in salvo con le ultime energie rimaste. È un passeggero salito a bordo della scuola. Al momento del suo imbarco il suo stato d’animo era pervaso da un profondo senso di fiducia e dagli occhi trapelava l’entusiasmo tipico di chi si appresta ad iniziare un nuovo viaggio o una nuova avventura. Durante il viaggio, la nave iniziò ad accusare dei problemi, via via sempre più preoccupanti, allarmando i passeggeri. Ora la nave è alla deriva e dopo una strenua lotta per la sopravvivenza, i passeggeri stanno affondando insieme ad essa. La situazione è ormai compromessa. Stiamo affondando amico mio, stiamo affondando tutti, insieme al capitano. Il gelido oceano ci sta inghiottendo.

PENSIERI

Ora il parco è vuoto e desolato, intriso di un senso di abbandono. L’area giochi, lo scivolo, l’altalena, sono arrugginiti insieme e credo che si sentano terribilmente soli. Dove sono andati a finire i bambini? Non sanno che il parco ha bisogno di loro?! Il cuore intelligente di un bambino può scavare nel profondo di molti luoghi oscuri, ma riesce a cogliere il delicato momento del suo stesso distacco.

Nonno, ora sei libero.

IL DONO DI MEREDITH

Un uomo senza volto in una stanza vuota. Proprio come un manichino dipinto da Giorgio De Chirico. Così mi ha rappresentato Meredith in uno dei suoi meravigliosi scatti. Nella fotografia riesce ad esprimere il suo talento straordinario, catturando degli istanti di vita quotidiana, apparentemente banali, rendendoli significativi. Il suo sguardo è timido ma osserva attentamente il flusso della routine che scorre sotto i nostri occhi.

Il mio compito per certi versi assomiglia a quello di Meredith. Devo far emergere i talenti e le qualità di ogni mio studente aumentando il grado di autostima. Ogni allievo è importante e costituisce una ricchezza per la scuola. Però con Meredith questo lavoro richiede una particolare dedizione perché accusa di più i colpi della realtà rispetto agli altri. La sua acuta sensibilità percepisce tutto il peso del Caos, così si sente continuamente schiacciata dal dolore. Alcuni individui, come Meredith, soffrono in misura maggiore il disagio della civiltà, quindi necessitano riguardi più accurati ma spesso la formalità scolastica impedisce di stabilire un contatto davvero saldo e profondo con i ragazzi.

Dai suoi occhi traspare un intenso senso di angoscia in cui si rispecchia il mio stato d’animo.

IL DISTACCO

Mi volto ed avverto tutta la vacuità del mio appartamento. Dopo le grida di disperazione e la vana resistenza agli assistenti sociali, ora il silenzio mi trafigge come la lama tagliente di un coltello. I suoi oggetti sparsi sul pavimento sono ancora intrisi del suo gradevole odore. Il letto disfatto, una scarpa nera decorata con un nastro su un lato, un portamonete bianco vuoto, come il mio cuore, è tutto ciò che rimane di lei. I miei passi rimbombano sul parquet del salone come quando attraverso i corridoi desolati della scuola. Le pareti sembrano restringersi e l’atmosfera diventa sempre più claustrofobica. È un giorno drammatico per entrambi Erica. Non sono più in grado di procurarti ciò di cui necessiti.

Ci rincontreremo presto.

ULTIMO GIORNO

Non avrei mai ipotizzato di assistere ad una tale tragedia. Nel momento in cui Meredith si trovava distesa a terra, l’ho fissata negli occhi ed ho rivisto lo sguardo di mia madre, mentre mio nonno avanzava dal fondo della pupilla scuotendo la testa. Lì ho intuito che ogni tentativo di salvarla fosse vano. Questo avvenimento mi ha riportato alla morte di mia madre. Io ero bambino. Non sapevo cosa fare. Forse dormiva. Forse era stanca. Invece il suo corpo disteso sul pavimento era esanime, proprio come Meredith. Entrambe vittime di un mondo spietato.

Ora la sua postazione a scuola è vuota, così come una parte del nostro animo. Oggi, più degli altri giorni, il vuoto, come un macigno, preme sul mio petto, mi schiaccia il cuore, opprime i miei polmoni, faccio fatica a respirare. Così in classe ho chiesto quanti di loro avessero questa sensazione. Tutti hanno alzato la mano. Tutti.

Ognuno di noi avverte il magma caotico della vita, ma a volte diventa più opprimente del solito. Ed è allora che serve un appiglio per non cadere giù nel dirupo. Nessuno deve sentirsi abbandonato. Purtroppo, a volte, qualcuno crolla. Proprio come la casa degli Usher. Racconto di Edgar Allan Poe che ho letto ai ragazzi. Quando non troviamo le parole adatte per descrivere un evento, una sensazione o, come in questo caso, per congedarci dopo un avvenimento scioccante, è necessario appellarsi all’aiuto dei grandi poeti. Solo l’arte può esprimere l’inesprimibile. Tutti in quel momento sentivamo le parole di Edgar Allan Poe come nostre. Ci toccavano nel profondo. Risuonavano nella classe muta, nei corridoi vuoti, nelle aule fatiscenti, nel cortile incolto adiacente l’ingresso principale. Quella scuola in quel momento era diventata la nostra insopportabile Casa Usher. E dico insopportabile. Guardai ciò che mi stava dinanzi i muri squallidi; le finestre come occhi spenti; pochi cespi di giunco; pochi tronchi bianchi di alberi risecchiti; e provai quel grave abbattimento dell’anima a cui, fra le sensazioni umane, non posso trovare migliore confonto che lo svegliarsi dell’appassionato mangiatore d’oppio, il suo doloroso ritorno alla vita quotidiana, l’orribile cadere del velo. Era un ghiaccio, un venir meno, un male al cuore, un’invincibile tristezza del pensiero che nessun pungolo della immaginazione poteva rivolgere a nulla di alto. Era un mistero del tutto impenetrabile; non potevo combattere i pensieri tenebrosi che mentre riflettevo si accumulavano dentro di me; fui costretto ad appoggarmi della modesta conclusione che vi sono, senza alcun dubbio, unioni di oggetti naturali semplicissimi che hanno la virtù di far nascere nel nostro animo sentimenti così fatti.

Con un freddo sconforto al cuore, un malessere vivo, saluto i ragazzi.

La mia inefficacia durante questo percorso con loro è evidente. Il gesto estremo di Meredith ha messo a nudo tutta la mia impotenza. Con lei ho fallito. Il magma l’ha travolta ed ha travolto anche me.

Ora devo andare. Un altro viaggio mi attende.

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