Jesus Rolls: analisi dello spin-off de Il Grande Lebowski

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Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione di Jesus Rolls di John Turturro, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Quando i Coen Brothers girarono Il Grande Lebowski, John Turturro ebbe un privilegio che spetta molto raramente agli attori al servizio dei noti fratelli. Nell’interpretare Jesus Quintana, l’indimenticabile giocatore di bowling presunto pervertito, l’attore newyorkese ebbe la possibilità di personalizzare totalmente il personaggio, aggiungendo una serie di dettagli e improvvisando un gran numero di battute, tanto da convincere i Coen a dedicargli un minutaggio superiore a quanto inizialmente previsto. Un evento piuttosto raro, considerando che i due registi non sono per nulla inclini ad accettare improvvisazioni sul set.

Quello che è successo in seguito è noto: Il Grande Lebowski è diventato uno dei classici più amati degli anni novanta, i suoi personaggi sono rimasti impressi nell’immaginario collettivo e Jesus non certo fa eccezione. I minuti dedicati a lui nel film sono pochissimi ma bastano per ricordarlo per sempre: la sua presenza aggiunge al film un ulteriore tono grottesco, un’iniezione della follia creativa di Turturro in un film che era Coen al cento per cento e quando appare lui lo è un po’ meno. Magrissimo, tuta viola, un’unghia smaltata, il rito di leccare la palla da bowling con una chiara allusione sessuale prima di lanciarla, il ballo scatenato al ritmo dei Gipsy Kings e il bacio mimato al sempre confuso Donny Kerabatsos (Steve Buscemi): ogni mossa di Jesus attira l’attenzione dei suoi rivali di torneo protagonisti del film, che (s)parlano di lui ogni volta che lo vedono. Anche perché bisogna ammetterlo, “quel verme gioca alla grande” e può seriamente batterli.

Vent’anni dopo, scopriamo che quell’uomo gioca ancora alla grande, ma anche che è una persona molto diversa da come ce la raccontava Walter Sobchak (un gigantesco John Goodman nei panni della parodia di John Milius), che nel film dei Coen cercava in ogni modo di sminuirlo. Con Jesus Rolls – Quintana è tornato!, Turturro torna in possesso di un personaggio che potrà anche essere nato dalla penna dei Coen, ma che lui sente completamente suo. Si è parlato per tantissimi anni di un possibile spin-off del Grande Lebowski: Turturro sognava di dedicare a Jesus un film tutto suo fin dai primi anni duemila, ma le peripezie per portarlo sullo schermo sono state numerose. Dopo averlo girato nel 2016, l’attore e regista è stato costretto a tenere il suo film in un cassetto per tre anni a causa della mancanza totale di distributori interessati fino a quando, grazie al Festival del Cinema di Roma del 2019, è riuscito ad ottenere un lancio in anteprima mondiale nei cinema italiani. Per capire il motivo della ritrosia dei distributori è sufficiente guardare il film, perché Jesus Rolls è una pellicola completamente al di fuori da ogni moda e da ogni logica commerciale, un film che segue un percorso tutto proprio, a tratti comico e a tratti drammatico, che fa sorridere ma che è anche capace di creare in certi momenti un senso di repulsione.

Per riportare in vita il suo Jesus, Turturro ha scelto di complicare le cose perché Jesus Rolls non è solo uno spin-off ma anche un remake, nello specifico il remake dichiarato di Les Valseuses (I Santissimi in Italia, Going Places nei paesi anglofoni), il road movie a sfondo sessuale diretto nel 1974 da Bretrand Blier ed interpretato da Gérard Depardieu, Patrick Dewaere, Miou-Miou ed Isabelle Huppert, che fu per la Francia di quell’anno ciò che Ultimo tango a Parigi fu per l’Italia di due anni prima (solo che, a differenza del capolavoro di Bertolucci, non fu condannato al rogo ma esaltato dalla critica locale). Roger Ebert definì il film come una delle pellicole più misogine mai realizzate e sebbene Jesus Rolls in alcuni punti ne sia remake davvero fedelissimo, un finale diverso ed alcuni cambiamenti nella trama ne ribaltano totalmente questo aspetto (magie del cinema). Dove l’originale vedeva Depardieu e Dewaere nei panni di due giovani scapestrati in giro per le campagne francesi, inseguiti dalla polizia e perennemente a caccia di sesso, Jesus Rolls vede due amici ormai un po’ attempati, delinquenti da tutta la vita e ormai incapaci di rigare dritto, che partono per un viaggio senza meta a partire dalle campagne fuori New York (che somigliano in tutto e per tutto a quelle francesi) per fare le uniche cose che sanno fare bene: vivere di espedienti e piccoli furti, stare alla larga dalla polizia, fare due tiri a Bowling quando capita e magari trovare belle donne con cui passare momenti indimenticabili.

Jesus è sempre quello che abbiamo conosciuto vent’anni fa: contrariamente a quello che vediamo nel Grande Lebowski, il suo look è praticamente lo stesso anche al di fuori delle partite di Bowling. Il film si apre con la sua uscita dal carcere di Sing Sing, nei pressi di New York: Los Angeles è un lontano ricordo che non sarà mai menzionato. Tra i vari reati che Jesus ha commesso nel suo passato turbolento c’è anche l’attacco al pudore, ma la pedofilia non compare mai: è chiaro fin dai primissimi minuti che Walter aveva esagerato parecchio nel raccontare a Drugo la storia del rivale. Fuori dal carcere Jesus ha un amico che lo attende, Petey (Bobby Cannavale), anche lui in libertà vigilata. I due devono stare il più possibile lontano dai guai con legge e la prima cosa che fanno è rubare l’auto di Dominic (Jon Hamm), un odioso parrucchiere locale. Da quel momento in avanti comincia un grottesco viaggio senza meta, fatto di incontri casuali e spiazzanti: uno scontro a fuoco con Dominic si rivela quasi fatale per Petey (che rischia di perdere la propria virilità e per questo escogiterà un assurdo piano per uccidere il rivale) ma permette anche alla coppia di amici di incontrare Marie (Audrey Tautou), una ragazza incapace di raggiungere l’orgasmo che instaura una bizzarra relazione affettiva con entrambi gli uomini. Il viaggio di Jesus e Petey è scandito da incontri fulminanti con le donne: la madre di Jesus (Sonia Braga), prostituta ancora in attività, Marie (con la quale Jesus vuole dare lezioni di sesso all’amico uscendone umiliato anche lui), due ragazze conosciute al bowling (l’unico momento, brevissimo, in cui vediamo Jesus esibirsi nella sua grande specialità) e che finiranno per umiliare i due amici. L’incontro più clamoroso dell’intera vicenda è però quello con una donna appena uscita di prigione e che si fa chiamare 767 (Susan Sarandon), la quale sarà aiutata dai due con un passaggio in auto, un pranzo squisito ed abbondante denaro e che in cambio offrirà loro un’indimenticabile notte di sesso a tre al termine della quale si suiciderà, spingendo i due amanti occasionali in uno stato di depressione molto profondo.

Jesus e Petey non sono affatto cattive persone: sono due sbandati, entrambi con qualche disturbo mentale che non verrà mai menzionato (come del resto anche Marie). Dormono insieme abbracciati ma non fanno mai sesso (anche se Jesus vorrebbe), si prendono cura l’un l’altro e, soprattutto, hanno a cuore la salvezza di Marie: ogni volta che la polizia è sulle loro tracce abbandonano la donna nei modi più disparati, ma il destino li rimette sempre sulla stessa strada. Quando Marie riesce poi a provare il primo orgasmo grazie a Jack (Pete Davidson), il figlio di 767 completamente ignaro della morte della madre e del quale Jesus e Petey si sentono in un qualche modo responsabili (sbagliando di grosso), non ci sarà più modo di allontanarla da loro: i tre diventeranno inseparabili fino alla fine, quando involontariamente (dopo l’ennesimo furto) porranno rimedio all’atto più grave che avevano commesso. Forse c’è ancora speranza per quello strano trio, che probabilmente continuerà a vagare per sempre.

Con questo film Turturro ha voluto riappropriarsi di uno dei suoi personaggi più amati di sempre e ha voluto a suo modo rendergli giustizia: lo ha riabilitato dall’accusa più infamante, ci ha mostrato i suoi sentimenti e soprattutto gli ha regalato una famiglia, per quanto stramba possa essere. Jesus non è il mostro che avevamo conosciuto tramite il racconto di Walter ed il suo presunto caso di esibizionismo “con una bambina di otto anni” è molto diverso da ciò che venne raccontato allora, ma questo non va a affatto sminuire Il Grande Lebowski ed è, anzi, un piccolo colpo di genio narrativo: che il personaggio di Goodman abbia la tendenza a distorcere eccessivamente la realtà è chiaro a tutti fin da subito e il suo racconto infamante del passato di Jesus è l’ennesima dimostrazione di quanto abbia ragione Drugo a dargli del cazzone. Forse Turturro non l’ha fatto consapevolmente, ma il suo film ha reso un po’ più esilarante quello dei Coen.

Jesus Rolls è un film destinato ad essere ricordato come una piccola appendice nella storia de Il Grande Lebowski e della sua eredità culturale, ma questo non importa: la sua anarchia narrativa, il piacere di rivedere Turturro nei panni di un personaggio così complesso, l’ottima riuscita dei coprotagonisti e gli schizzi di pura follia lo rendono meritevole di una visione per tutti coloro che hanno amato il film dei Coen e che vogliono approfondire, a patto che sia perfettamente chiara l’assoluta distanza tra le due opere. Forse non se ne sentiva davvero il bisogno, ma nel suo essere allo stesso tempo spin-off e remake è riuscito a distanziarsi da entrambe le opere di provenienza, ritagliandosi uno spazio tutto suo: uno spazio piccolo che però è degno di essere notato, in un periodo dominato da reboot e seguiti fuori tempo massimo, che magari ammiccano costantemente agli originali. Non sapremo mai chi vinse alla fine quel torneo in California, ed è assolutamente giusto così.

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