In arrivo la serie tv di Dylan Dog: al timone c’è James Wan

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La notizia ha sconvolto un po’ tutti e d’altronde al primo impatto poteva quasi sembrare un pesce d’aprile: da una parte c’è Dylan Dog, la serie a fumetti più popolare degli ultimi trent’anni in Italia, dall’altra c’è un pezzo da novanta come James Wan, l’uomo che per ben due volte ha rilanciato il cinema horror negli anni duemila per poi diventare uno dei registi più gettonati di Hollywood.

Sì, James Wan farà Dylan Dog. Meglio ancora, James Wan collaborerà direttamente con la casa editrice di Dylan Dog, la leggendaria Sergio Bonelli Editore, nello sviluppo e nella produzione di una serie televisiva basata su Dylan Dog. Negli stessi giorni in cui viene annunciato l’inizio delle riprese del film su Diabolik dei Manetti Bros, il più grande nome del cinema horror dei nostri giorni si avvicina ad un altro storico prodotto dell’editoria nostrana, entrando come produttore esecutivo nella realizzazione di un’ambiziosa serie, in lingua inglese e in dieci puntate, basata su un personaggio più che iconico per diverse generazioni di lettori.

Da quando è stato lanciato per la prima volta nel 1986, diventando in breve tempo un mito, Dylan Dog è subito sembrato a molti materiale perfetto per il cinema o per la televisione. Nel 1994 arrivò nelle sale Dellamorte Dellamore, un film di Michele Soavi tratto dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi (creatore dell’indagatore dell’incubo), che vedeva un grandissimo Rupert Everett (l’attore usato come reference per creare Dylan) nei panni di Francesco Dellamorte, becchino solitario del cimitero di Buffalora, costantemente impegnato nell’eliminazione di alcuni defunti che avevano il brutto vizio di uscire dalle tombe di notte. Martin Scorsese lo definì uno dei migliori film italiani degli anni novanta, lodando la regia virtuosa di Soavi, ma gli appassionati non risposero: il film fu un fiasco e il suo fallimento al botteghino spense le speranze di vedere Everett in una nuova avventura, questa volta magari nei panni del ben più noto Dylan Dog.

Sarebbe stato perfetto (dopotutto lui era Dylan) e la ferita brucia ancora di più se si pensa che il nostro cinema non è riuscito a valorizzare una simile miniera d’oro, perché nel 1998 i diritti di Dylan Dog passano nelle mani dei Platinum Studios e della Miramax che commissionano una sceneggiatura dal titolo Dead of Night, che nel corso degli anni passa tra le mani di vari registi senza vedere mai la luce. Per un breve periodo i produttori pensano persino di cambiare il nome del protagonista in Derek Donovan (tanto è diversa quella storia dai fumetti di provenienza), ma nel 2010 lo script prende vita con la regia di Kevin Munroe e diventa l’imbarazzante Dylan Dog – Il Film, una pellicola nella quale è difficilissimo trovare qualcosa di riuscito, nemmeno con tanta forza di volontà. Dal miscasting del protagonista (un gigantesco Brandon Routh, ancora visibilmente incredulo per essere passato in tre anni da Superman Returns ad un film del genere) alla trama, sorvolando poi sulla messa in scena, gli effetti e le gag di alleggerimento: tutto sbagliato, tutto da rifare.

Di quel film però non si ricorda più nessuno, fortunatamente. Anche il mondo della televisione ha accarezzato l’idea di fare Dylan Dog per diversi anni: prima che i diritti finissero in mano agli americani era stata la Rai a valutare la possibilità di realizzare una serie televisiva sul noto personaggio e di mandarla in onda su Raidue. Anche di questo non si è fatto quasi nulla: il massimo che Dylan Dog è riuscito ad ottenere dal servizio pubblico è stato uno sceneggiato radiofonico.

Oggi le cose però sono cambiate perché Bonelli (di nuovo piena proprietaria dei diritti di sfruttamento cinematografici e televisivi del personaggio) ha deciso di pensare in grande e di provare a fare ciò che ha già fatto la Marvel a metà degli anni duemila: mettersi in proprio e dare vita ad una nuova divisione (Bonelli Entertainment) dedicata interamente allo sviluppo di serie televisive basate sugli storici personaggi di proprietà della casa madre. Il primo fumetto a prendere vita non poteva che essere Dylan Dog, che da oltre trent’anni è fiero portabandiera del nome Bonelli in tutto il mondo.

Qui viene la parte più interessante di tutto il progetto (almeno finora), perché a co-produrre la serie tv ci sarà la Atomic Monster Productions, casa di produzione fondata nel 2014 da James Wan e nota per le sue produzioni legate al franchise di The Conjuring (la trilogia di Annabelle; The Nun; La Llorona) e per il successo di Lights Out. Non si sa ancora quale sarà l’effettivo grado di coinvolgimento di Wan nello sviluppo creativo della serie, ma nella sua prima dichiarazione in merito ha già dichiarato un grande amore per il materiale di partenza (conosce Dylan Dog dai tempi del liceo) e una forte volontà di rispettarne fedelmente lo spirito in questo nuovo show. Il trauma di Dead of Night è definitivamente archiviato? Non lo sappiamo ancora, ovviamente, ma la presenza di James Wan tra i produttori può sicuramente essere garanzia di qualità e la sua storia professionale parla per lui.

Nel 2004, appena ventisettenne e già al secondo lungometraggio, Wan scaglia un enorme masso nello stagno dell’horror americano, che si trascina stancamente appoggiandosi a remake ammorbiditi di grandi successi del cinema orientale (The Ring; The Grudge), grazie all’indimenticabile Saw. The Grudge vince lo scontro al box office nel week-end di Halloween, ma Saw fa la storia: costato pochissimo e risultato estremamente redditizio, il film di Wan dà vita sia ad un franchise miliardario che conta otto lungometraggi (e una lunga lista di imitazioni e parodie) che al sottogenere del torture-porn, che per qualche anno quasi monopolizza il mercato.

Dopo due lungometraggi che non riescono a replicare il successo del precedente, l’horror Dead Silence e l’action Death Sentence (entrambi del 2007), Wan rinasce improvvisamente nel 2010, alla corte di Jason Blum e della sua Blumhouse, con un piccolissimo film di nome Insidious girato in appena tre settimane: il budget è un milione e mezzo di dollari, gli incassi globali quasi cento. Insieme a Paranormal Activity, Insidious riporta in vita il cinema dell’orrore tra quattro mura e lo fa con molto meno sangue: il torture-porn sta passando di moda ma Wan rimane sulla cresta dell’onda con un nuovo franchise.

Nel 2013 è il turno di The Conjuring, questa volta con la Warner Bros: il tema non è troppo lontano da quello di Insidious (ancora case infestate, questa volta più in grande stile e con più budget) e anche questa volta gli incassi sono stellari. A soli 36 anni, Wan ha già lanciato tre franchise di enorme successo, che segue come produttore e talvolta anche in prima persona come regista. La sua versatilità non si estende solamente ai sottogeneri dell’horror: nel 2015 dirige Fast & Furious 7 (che si rivela il più grande successo di sempre per il franchise) e nel 2018 è il turno di Aquaman, il comic book movie Warner/DC con Jason Momoa che riesce paradossalmente a superare in tamarraggine i precedenti film di Zack Snyder e ad avere rispetto a loro un migliore riscontro di pubblico e critica.

Forse non tutto ciò che tocca diventa oro (la serie tv da lui prodotta su Swamp Thing ha avuto infiniti problemi), ma indubbiamente James Wan è un cineasta che sa il fatto suo quando si tratta di incontrare i gusti del pubblico. Con Dylan Dog avrà il compito di trovare il giusto equilibrio tra il rispetto di una tradizione fumettistica che va avanti da decenni e che vanta una folta schiera di cultori (non solo in Italia) e la necessità inevitabile di realizzare un prodotto moderno, in grado di essere proposto con successo in tutto il mondo. La sfida non è per niente facile ma se c’è un produttore di richiamo internazionale in grado di vincerla, questo è proprio James Wan.

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