Gli Smashing Pumpkins e la tristezza infinita di Mellon Collie

Posted by

Le tracce di Mellon Collie And The Infinite Sadness sono legate da un filo che non è realmente musicale. Non c’è la ricerca di un suono particolare che fa da collante dell’intero progetto. Le canzoni stanno insieme concettualmente attraverso la vicenda che narrano: una giornata nella vita di un’anima ferita, estremamente sensibile e riflessiva.

È questa la storia nel disco: una storia “dall’alba al tramonto” come lo stesso Corgan ama definirla. È la storia di un romantico che crede nel potere di redenzione dell’amore, ma che spesso si ritrova a essere cinico e arrabbiato e costantemente deluso da quelli che ha intorno. La “tristezza infinita” a cui fa riferimento il titolo si infrange come un’onda sul bagnasciuga nell’ultima traccia, delicata e redentrice ballad d’amore, di tutti gli amori. La giornata del protagonista si conclude con la speranza, lo sguardo rivolto verso un futuro incerto, ma forte della consapevolezza di aver superato la tempesta. Per aspera ad astra, verrebbe da dire.

The Mellon Collie and The Infinite Sadness è uno degli album più amati del rock moderno. Ci si può lasciare andare al suo interno, facendosi trasportare dalla corrente e dal flusso delle canzoni, oppure correre decisi e inesorabili su una traccia, spinti da un vero e proprio bisogno.

Ormai è diventato un luogo, dove andare in cerca di qualcosa.

Come se fosse il luogo dei sogni in cui tutto è assoluto e reale: tenerezza, delicatezza, atmosfere soffuse si alternano alla rabbia più feroce, alla tristezza e alla malinconia.

I cancelli di questa realtà si aprono già con la prima traccia, ma è con To forgive che il mare nero dove galleggiare, dopo la caduta, si manifesta ogni volta, nella sua stordente bellezza.

And right as rain, I’m not the same, but I fell the same, I fell nothing
Empty party afternoons

Questa frase ha un potere evocativo particolare. Visualizza un quadro sbiadito di un bambino seduto da solo nel suo cortile con una torta di compleanno, candele che si accendono silenziosamente, una lacrima che cade da un occhio innocente mentre aspetta che qualcuno venga a passare un po’ di tempo con lui. Questo definisce perfettamente il concetto di solitudine, un tema ricorrente se non prevalente nell’album.

Una canzone simbolica sul senso profondo di alienazione e mancanza quando si realizza di aver perso l’infanzia.

Quella voglia forte di trattenere quel pazzo (“Holding back the fool” ) che c’è in ogni bambino, nel senso di voler trattenere quell’innocenza e la capacità di fantasticare inventando storie e mondi, una capacità che si perde crescendo. La realtà matura non è un bel vedere per un sognatore.

Nel video un rarissimo demo del 1993 di Billy Corgan, registrato nella sua casa. Solo voce e chitarra.

Rating: 5.0/5. From 4 votes.
Please wait...

Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.