La italo-disco anni ’80: le canzoni italiane che ballavamo tutti

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Non esiste nulla al mondo di meno sobrio degli anni ’80: abolita la sola idea di basso profilo e spesso anche di buon gusto, chi è uscito dai ‘70 vuole lanciarsi in un edonismo che, però, non manca di nascondere anche lati bui. Dal vaporwave alle spalline, dai colori fluo al sintetizzatore, tutto in quella decade grida voglia di essere sopra le righe. Come dei novelli Proust, invece di inzuppare una madeleine nel tè a chi li ha vissuti bastano una fotografia, un film, una canzone, un indumento per tornare a quell’epoca; chi invece non li ha conosciuti, può accontentarsi della saudade di un tempo che nel cuore entra comunque, per vie alternative.

Nel 1989, Raf si chiedeva “Cosa resterà degli anni ’80?”

Musicalmente parlando, molto di quello che ancora oggi abbiamo intorno: la primissima generazione MTV che guarda tanto alla composizione che all’aspetto visivo (potremmo spingerci a dire che questo poi nel tempo ha preso un po’ il sopravvento, ma questa è un’altra storia e un’altra polemica…), a cui bisogna aggiungere i due album-capolavoro di Michael Jackson (con i suoi 8 Grammy vinti in una sola serata) Thriller e Bad, cui si contrappone Prince, per non parlare dei Duran Duran e gli Spandau Ballet, gli Wham!, l’hair metal, Cindy Lauper

In Italia, nel nostro piccolo, tra il serio e il faceto, si fa la storia cercando di tenere in vita un genere che da molti è già considerato passato: il 12 luglio 1979, infatti, si tiene la manifestazione Disco Demolition Night per decretare il tramonto della musica disco – ormai destinata a trasformarsi in electro pop. Con il nome di “italo disco” viene identificata quella produzione italiana (cantata in inglese) che in poco tempo conquista le classifiche internazionali. Influenzati dal new romantic e dal synthpop, i successi si impongono grazie alle radio private e alle discoteche, sulle cui piste da ballo i giovani si dimenano vestiti e pettinati nei modi più improbabili prima dell’immancabile lento. Oggi ascoltiamo quei pezzi e ci rendiamo conto che dopo trent’anni ancora ci piacciono perché il gusto del trash e l’amore per gli anni ’80 ci scorrono nelle vene, ma se vogliamo qualcosa di più “alto” o sofisticato sappiamo di dover cercare altrove.

Quelli che seguono sono i brani significativi dell’era italo-disco. Rigorosamente produzioni italiane, rigorosamente canzoni che hanno fatto storia.


Gazebo – I Like Chopin

Partiamo con una delle canzoni più famose e torniamo al 1983, quando Gazebo sale in vetta a molte classifiche internazionali con la doppia versione (come consuetudine) single 7’’ e maxi 12’’ di I like Chopin. Nonostante il titolo, in Polonia (patria di Chopin) non è riuscita a sfondare.

Spagna – Easy Lady


Un altro classico, questa volta prodotto dalla stessa artista, Spagna, che armata di questo singolo, una giacca verde di ispirazione militare e una parrucca bionda “esplosiva” (o esplosa, dipende dai punti di vista) debutta prima in Francia e poi nel resto d’Europa. Ancora una volta, doppia versione da 7’’ e da 12’’.


Milva – Marinero

Nessuno si salva dalla italo disco, nemmeno chi ha sulle spalle Brecht, i canti partigiani ed Ennio Morricone. È il 1985 quando Milva, nell’album Corpo a corpo, incide Marinero, pezzo che a 34 anni di distanza ci fa rimanere molto perplessi. Incredibilmente (non per le evidenti capacità dell’interprete, ma perché nessuno si sarebbe mai aspettato che un’accoppiata del genere potesse funzionare), il brano – che canta le gesta di un marinaio sempre in fuga e pieno di debiti – ottiene un discreto successo…

… Per fortuna per Milva, però, “Marinero” diventa il singolo rappresentativo di un’altra cantante, Lucia, che ne fa la propria bandiera insieme a due grandi fermagli a forma di fiocco sui capelli.


Sandy Marton – People from Ibiza

Estate 1984. Claudio Cecchetto produce e lancia il brano di un giovane croato che agita i biondi capelli suonando una tastiera elettronica a tracolla: Sandy Marton. Sapete trovare qualcosa di più italo disco anni ’80?


Sabrina Salerno – Boys

Ovviamente non può mancare anche il fattore sex symbol, ma la nostra Sabrina Salerno rimedia con Boys (Summertime love)il cui video ufficiale è famoso per tutto, ma non per la canzone… Nella classifica inglese è la terza, dopo Michael Jackson e Madonna.


Righeira – Vamos a la Playa

Spostiamoci sul lato più “demenziale”, sul non sense con i Righeira. Uno dei successi che più hanno resistito al passare del tempo, sempre perché vale la regola secondo cui il gusto del trash ci scorre nelle vene, ed è uno dei pochi esempi di italo disco non in inglese bensì in spagnolo. È tutto così bello e fuori di testa, non si può non voler bene a Michael (Stefano) e Johnson (Stefano)!


Den Harrow – Mad Desire

Cosa sarebbe successo se, nel 1984, si fosse scoperto che la voce di Mad Desire non era quella di Den Harrow? Forse niente, ma al suo posto sull’Isola dei famosi a prendere i cestini con il cibo ci sarebbe stata un’altra persona.


Raf – Self Control

Chiudiamo con il singolo di debutto di un artista di cui oggi ancora parliamo e, fortunatamente, non più soltanto nell’ambito dell’italo disco. Il nome di Raf esplode a livello internazionale grazie a Self control, ponendolo come uno dei titoli di punta del genere (così famoso da meritare una cover interpretata da Laura Braningan).

Questi sono gli otto must-listen per poter entrare nel magico mondo della italo disco. L’unico consiglio è trovare qualcuno che abbia la stessa passione per il trash e gli anni ’80, per poterli ascoltare in compagnia: da lì a rimanere da soli con un 45 giri dalla grafica fuori dal comune, purtroppo, è un attimo.

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