La storia di Prince attraverso le copertine dei suoi album

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Le copertine di Prince sono tra le più celebri e riconoscibili della storia del pop: in oltre trent’anni di attività e quasi quaranta album (escludendo i vari Greatest Hits), il Genio di Minneapolis e la sua musica si sono continuamente evoluti e così anche le cover art dei suoi dischi, che hanno accompagnato gli alti e bassi di una carriera irripetibile.

Questa è la sua cover story, album per album, dal 1978 al 2015.


For You (1978)

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Prince si affaccia al business discografico nel 1978, quando debutta per la Warner Br. (che lo strappa a un’agguerrita concorrenza) con For You.

Il primo lavoro di Prince mette in mostra un ventenne assai dotato (suona ogni strumento e produce l’album), ma ancora acerbo e indeciso sul percorso musicale da compiere. Tra tentazioni Disco e forti richiami Soul che caratterizzano il disco, la cover di For You mostra in maniera sfumata il volto del musicista (con la sua originale pettinatura afro), che sembra quasi intimidito.


Prince (1979)

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Una delle copertine di Prince più iconiche e spesso prese in giro è quella del suo secondo album, che porta il suo nome.

Prince è l’album che regala la prima hit al giovane autore (I Wanna Be Your Lover), che intanto ha cambiato acconciatura e ha iniziato a mostrarsi più audace negli atteggiamenti e nei testi, anche se non appare ancora completamente a proprio agio di fronte alla camera.


Dirty Mind (1980)

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Con Dirty Mind si entra in un’altra dimensione: dismesse le zampe d’elefante e gli ultimi resti della Disco, Prince fa il suo trionfale ingresso negli anni 80 (il suo decennio), abbracciando la new wave e fondendola con il funk e il rock.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a una delle copertine di Prince più conosciute: vestito solo di un impermeabile e slip (l’antifona è abbastanza chiara), His Royal Badness spinge sull’acceleratore del sesso e ne diventa uno dei cantori più celebri. E stavolta fissa l’obiettivo senza alcuna soggezione, anzi, quasi sfidando chi si trova dall’altra parte.


Controversy (1981)

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Controversy ripropone la stessa miscela musicale del suo predecessore e prova anche ad alzare il tiro, rispondendo nella title track alle inevitabili polemiche sollevate dal nuovo e impudente volto della black music.

Stavolta Prince riesce a ricordarsi di indossare qualcosa sotto il suo impermeabile viola:  sulla cover dell’album spiccanoanche titoli di giornali che riportano i temi affronti nelle canzoni.


1999 (1982)

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Arriva il Minneapolis Sound e Prince straripa. 1999 è il suo primo album doppio e brani come Little Red Corvette, Delirious, D.M.S.R. e la stessa title track lo portano a scalare le classifiche, che ormai frequenta abitualmente.

1999 è sicuramente una delle copertine di Prince più conosciute e sicuramente la più psichedelica, i cui disegni sembra siano da attribuirsi proprio al musicista, che per la prima volta non appare.


Purple Rain (1984)

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Purple Rain è il passaggio dal funk all’hard rock e il punto di non ritorno per Prince, che da star diventa icona, anche grazie a canzoni immortali come Let’s Go Crazy, When Doves Cry e la stessa title track. Per la prima volta, oltre al Genio di Minneapolis, campeggia nei titoli anche la sua backing band, i Revolution.

L’album e il film sono un successo irripetibile, così come la copertina, entrata nella storia del pop. Prince, avvolto dalla nebbia e in completo viola, è in sella alla sua moto (anche’essa viola) e troneggia al centro della scena, che ormai (in tutti i sensi) è sua.


Around The World In A Day (1985)

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Around The World In A Day non è il seguito che tutti si aspettavano di Purple Rain. Dal rock si passa alla psichedelia e Prince mette da parte Jimi Hendrix per vedere come gli stanno i panni dei Beatles di Strawberry Fields Forever.

Quella di Around The World In A Day, così colorata e piena di personaggi,è un’altra delle copertine di Prince più conosciute, nonostante il disco non riesca a replicare i numeri incredibili di Purple Rain.


Parade (1986)

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Prince vuole un altro film, ma invece di riprendere l’opera rock di Purple Rain si concede alla commedia musicale e stavolta prende una solenne batosta. La colonna sonora dello sfortunato Under The Cherry Moon, Parade, è invece un altro successo della sua discografia e contiene Kiss.

Dal colore si passa al bianco e nero e torna il solo Prince a campeggiare sulla cover, che mostra per l’ultima volta i Revolution nel titolo: la band verrà sciolta alla fine del tour di promozione.


Sign”O”The Times (1987)

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Sign”O”The Times non è solo il primo album senza i Revolution e l’ennesimo capolavoro della discografia di Prince, ma è anche quello che porta alle prime crepe nel rapporto tra il musicista e la Warner. La casa discografica ne aveva rifiutato la prima incarnazione composta da tre album, per poi accettarne la versione doppia solo dopo sfiancanti trattative tra le parti.

La copertina di Sign”O”The Times mette al centro della scena gli strumenti, lasciando sullo sfondo e molto defilato il musicista.


The Black Album (1995)

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Programmato in origine per il dicembre 1987 come seguito di Sign”O”The Times, The Black Album fu bloccato poco prima di essere immesso sul mercato. Prince pagò di tasca sua le copie già stampate e si disse sempre pentito di averlo realizzato.

L’album, dalla copertina completamente nera, sarebbe stato pubblicato ufficialmente solo nel 1995, dopo essere diventato oggetto di culto e uno dei bootleg più venduti di sempre.


Lovesexy (1988)

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Tra le copertine di Prince più involontariamente ridicole di sempre c’è a pieno diritto Lovesexy.

Uno dei lavori più sofisticati e apprezzati di Prince ebbe minor successo di quanto meritato per colpa proprio dell’oltraggiosa cover realizzata da Jean Baptiste Mondino, che ritraeva il musicista in una sorta di Nascita di Venere del Botticelli che più kitsch non si può.


Batman (1989)

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Gli anni 80 di Prince si chiudono con il successo planetario della colonna sonora del Batman di Tim Burton,

La copertina dell’album, per rendere il prodotto ancora più riconoscibile e connesso con il film evento dell’anno, si limita al logo dell’Uomo Pipistrello. Nonostante contenga alcuni dei brani più fiacchi della sua produzione, Prince ribadisce la sua preminenza sulla scena pop.


Graffiti Bridge (1990)

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Non pago del flop di Under The Cherry Moon, Prince ci riprova con un altro film, stavolta seguito ideale di Purple Rain.

Graffiti Bridge si rivela non solo un disastro al botteghino, ma persino il disco che fa da colonna sonora stenta in classifica, evento raro per il musicista. La copertina mostra  il volto del cantante di lato, con riferimenti a personaggi e luoghi del film.


Diamonds And Pearls (1991)

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Prince si tuffa negli anni 90 con una nuova band, i New Power Generation e un sound più pop e aperto alle nuove influenze hip hop che gli permette di ritornare a primeggiare in classifica, anche grazie a brani come Cream e Gett Off.

Tra le copertine di Prince più glamour (ne esiste anche una versione in edizione limitata con effetti olografici), Diamonds And Pearls mostra il Genio di Minneapolis accanto a Diamond e Pearl, le due ballerine che lo accompagnano in alcuni dei video dell’album.


Love Symbol (1992)

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Squadra che vince non si cambia e Prince torna nel 1992 accompagnato ancora una volta dagli NPG: My Name Is Prince (ancora per poco), 7 e Sexy M.F. sono tra le canzoni più conosciute di Love Symbol, che segna l’inizio della fine nel rapporto tra la Warner e il musicista.

In bella evidenza, a sovrastare un immagine tratta dal videoclip di 7, per la prima volta tra le copertine di Prince appare in evidenza l’impronunciabile simbolo che da lì a poco rappresenterà la sua nuova identità.


Come (1994)

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Prince litiga furiosamente con la Warner (che vorrebbe rallentasse la pubblicazione dei suoi album) e decide di “uccidere” la propria identità: se il musicista è costretto a stare alle regole della casa discografica con cui ha firmato uno dei più redditizi contratti della storia e che detiene il marchio “Prince” fino al 1999, allora His Royal Badness non esisterà più e al suo posto nasce T.A.F.K.A.P. (The Artist Formerly Known As Prince).

La cover di Come mostra l’ormai ex Prince (con tanto di data di nascita e “morte” ben in vista) di fronte alla Sagrada Familia di Barcellona. L’album sarà quasi ignorato dalle classifiche, anche perché la Warner deciderà di non sostenerlo e Prince eviterà di includervi il suo ultimo successo, The Most Beautiful Girl In The World, che finirà in The Gold Experience. Da qui inizia il lungo percorso di oscuramento, che durerà praticamente un decennio.


The Gold Experience (1995)

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T.A.F.K.A.P. inizia a farsi vedere in giro con la scritta “slave” sulla guancia, dichiarandosi schiavo dell’Industria musicale. La Warner non lo libera e blocca l’uscita di The Gold Experience, perché troppo ravvicinata con Come: l’album, che contiene alcune delle sue più belle canzoni del periodo (I Hate U, Dolphin, Shhh!), vede la luce solo nel settembre del 1995, un anno dopo esser stato consegnato.

Sulla copertina di The Gold Experience campeggia il simbolo senza nome dell’artista, di cui s’intravede il volto sotto una pioggia dorata.


Chaos And Disorder (1996)

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Esce nell’estate 1996 l’ultimo lavoro assemblato direttamente da Prince per la sua etichetta storica: tutto ciò che verrà pubblicato d’ora in poi dalla Warner sarà composto da materiale d’archivio.

Mai titolo fu più adatto: Chaos And Disorder ha una delle copertine di Prince più caotiche di sempre e rende bene il momento tutt’altro che sereno dell’artista.


Emancipation (1996)

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Il 1996 si chiude con la fine del rapporto tra T.A.F.K.A.P. e la Warner, che mantiene comunque i diritti sul nome Prince. His Royal Badness è libero di accasarsi dove vuole e firma per la Emi.

La copertina di Emancipation mostra la liberazione dalle catene dell’Industria da parte del cantante, che finalmente riesce a pubblicare il suo primo triplo album: il connubio con la Emi sarà comunque di brevissima durata e non andrà oltre.


Crystal Ball (1998)

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Il primo album venduto da T.A.F.K.A.P. (o più semplicemente The Artist) su internet è addirittura quadruplo e contiene molto materiale mai pubblicato, oltre al disco inedito The Truth.

L’esperimento di vendita tramite il sito della NPG Records non riesce benissimo, così come la copertina di Crystal Ball.


New Power Soul (1998)

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Il periodo frenetico porta all’uscita di un altro album dopo pochi mesi. Quello che viene presentato come un disco a firma New Power Generation è in realtà da considerarsi un lavoro a pieno titolo di The Artist, in cui spiccano la ballata The One e Wasted Kisses, brano dedicato al figlio scomparso prematuramente.

Quella di New Power Soul è una delle copertine di Prince più funky e dichiaratamente ispirate a quelle in voga negli anni 70.


The Vault… Old Friends 4 Sale (1999)

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Nei mesi successivi il ritmo rallenta e The Artist non propone nessun nuovo disco. La Warner, nel frattempo, decide di pubblicare un nuovo album a nome Prince (di cui detiene ancora i diritti fino a fine 1999), raccogliendo parte del materiale lasciato senza pubblicazione.

The Vault… Old Friends 4 Sale mostra un art-work non particolarmente curato e propone in copertina una foto del musicista risalente al 1993.


Rave Un2 The Joy Fantastic (1999)

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Inizia a intravedersi la fine del tunnel. Rave Un2 The Joy Fantastic esce nel novembre 1999 per l’Universale e mette in mostra un The Artist in grado di sfornare un paio di brani di tutto rispetto, che non sfigurano con la sua produzione migliore (The Greatest Romance Ever Sold, Prettyman). Inoltre riappare per la prima volta il nome Prince, che viene accreditato come produttore.

The Artist si presenta con una tutina blu elettrico, lo sguardo sfuggente e le treccine, pronto a tuffarsi nel nuovo millennio.


Rave In2 The Joy Fantastic (2000)

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Nel 2000 la NPG Records ripubblica Rave su internet con qualche remix e arrangiamento diverso.

A parte la variazione nel titolo, l’unica vera novità della copertina è lo sguardo del musicista, che stavolta sembra molto più deciso.


The Rainbow Children (2001)

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Finalmente il legame con la Warner è venuto meno e The Artist torna a essere Prince, che però non è più lo stesso. I difficili anni 90 hanno segnato il musicista, che ha trovato sollievo nella religione ed è diventato Testimone di Geova: questo comporta un suo radicale cambiamento e l’abbandono per sempre dell’uso di testi con riferimenti sessuali troppo espliciti.

The Rainbow Children viene pubblicato nel 2001 attraverso internet: è un concept album che affronta il tema religioso dal punto di vista del cantante. La copertina è tra le più belle di sempre e rende più che bene l’intenso sapore jazz che pervade i brani.


One Nite Alone (2002)

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Pubblicato attraverso il suo canale online NPG Music Club, One Nite Alone mostra Prince alle prese con una manciata di nuove canzoni realizzate al pianoforte.

Una delle copertine di Prince più suggestive, One Nite Alone trasmette quell’idea d’intimità che si ritrova nell’ascolto dei brani.


One Nite Alone Live! (2002)

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Dopo un’attesa infinita, Prince pubblica finalmente nel 2002 il suo primo album dal vivo. Il triplo One Nite Alone Live! riprende la scaletta del tour omonimo e mette in mostra i rinnovati New Power Generation.

La cover del box set (ancora una volta auto-prodotto) mette in mostra il seducente Genio di Minneapolis in posa.


Xpectation (2003)

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Prince pubblica il suo primo disco strumentale nel 2003, ancora una volta attraverso il proprio canale online.

Xpectation ha una delle copertine di Prince tra le più sovraccariche di sempre e contiene tutti brani che iniziano con la “X”.


N.E.W.S (2003)

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N.E.W.S. è il secondo album del 2003: anch’esso è solo strumentale ed è composto da quattro tracce.

N.E.W.S. presenta sulla copertina una perturbazione incombente: in effetti qualcosa si sta per abbattere sul mercato discografico.


Musicology (2004)

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Il 2004 è l’anno del ritorno in grande stile di Prince: viene introdotto nella Rock’N’Roll Hall Of Fame e decide di collaborare di nuovo con una casa discografica, la Sony, che pubblica Musicology.

Musicology diventa un successo internazionale e segna la fine del purgatorio del cantante, che si riaffaccia nelle prime posizioni delle classifiche, proprio come fa nella copertina dell’album.


The Chocolate Invasion (2004)

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Prince non abbandona il canale online e rilascia nuovo materiale attraverso il suo NPG Music Club.

The Chocolate Invasion contiene brani composti negli anni precedenti e punta su una copertina particolarmente funky.


The Slaughterhouse (2004)

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Il secondo album pubblicato contemporaneamente a The Chocolate Invasion è anch’esso un concentrato di funk pop.

La copertina di The Slaughterhouse è sullo stesso genere dell’album “gemello”.


C-Note (2004)

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Prince non abbandona il jazz e pubblica il quarto album del 2004.

C-Note contiene brani strumentali tratti dal tour di One Nite Alone e la cover riprende appunto il palco dei New Power Generation.


3121 (2006)

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Nel 2006 Prince pubblica il seguito di Musicology, appoggiandosi stavolta alla Universal.

3121 prende il titolo dall’indirizzo dell’abitazione di Prince a Los Angeles, dove viene in parte registrato. La suggestiva copertina, raffigurante il musicista di spalle, è diventata tra le più celebri dell’ultima parte di carriera.


Planet Earth (2007)

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Prince non deve dimostrare più niente e si diverte a scombussolare il mercato discografico. Planet Earth viene distribuito nel 2007 in Gran Bretagna insieme Daily Mail (regalato con il quotidiano), mentre nel resto del mondo è di nuovo la Sony a provvedere alla vendita nei negozi.

Prince è il demiurgo della musica sulla Terra. O almeno questo è ciò che la copertina di Planet Earth sembra trasmettere.


LotusFlow3r (2009)

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Nel 2009 Prince pubblica un triplo album senza l’ausilio di alcuna major discografica, usando ancora una volta internet e il suo nuovo sito come distributori.

Quella di Lotusflow3r, il primo dei due dischi contenuti nel box set (il terzo è della sua protégé dell’epoca, Bria Valente) è una delle copertine di Prince più riuscite e belle di sempre.


MPLSound (2009)

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MPLSound è l’altro disco del cofanetto attribuito a Prince.

Se Lotusflow3r è incentrato sulle evoluzioni alla chitarra del musicista, MPLSound (come si può capire fin dal titolo) comprende brani in puro Minneapolis Sound. La copertina esprime la rinnovata voglia di funk del cantante, che mette bene in mostra i suoi strumenti preferiti.


20ten (2010)

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Con 20ten (chiaramente uscito nel 2010) Prince torna di nuovo in edicola. Oltre al Daily Mail, Prince si rivolge al Rolling Stone e all’Het Nieuwsblad per la distribuzione, ignorando stavolta del tutto i negozi fisici.

Quella di 20ten è una delle copertine di Prince più psichedeliche: peccato che solo pochi fortunati abbaino avuto modo di metterci le mani.


PlectrumElectrum (2014)

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Prince esce di nuovo di scena e ci vogliono quattro anni di attesa prima che pubblichi nuovo materiale, stavolta con la Warner, con cui scoppia la pace. Non essendo uno che si limita all’ovvietà, il Signor Nelson rilascia due nuovi album contemporaneamente.

PlectrumElectrum presenta la nuova band tutta al femminile del musicista, le 3rdEyeGirl, che appaiono in un’altra copertina dal forte sapore psichedelico.


Art Official Age (2014)

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Il compagno di avventura di PlectrumElectrum è un concept album che mostra un ulteriore evoluzione di Prince, disposto ad abbracciare nuove influenze musicali.

La cover di Art Official Age presenta il nuovo look del musicista (i famosi occhiali a tre lenti), che torna alla chioma afro dei suoi inizi.


HITNRUN Phase One (2015)

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La distribuzione dei nuovi lavori di Prince e di tutto il suo catalogo viene affidata alla piattaforma online Tidal, di Dr. Dre, che curerà le ultime uscite del Genio di Minneapolis.

L’illustratore Martin Homent si occupa del design della copertina di HITRUN Phase One, che rimodella quella di Art Official Age.


HITNRUN Phase Two (2015)

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La seconda parte di HITNRUN esce a pochi mesi di distanza dalla prima, sempre per Tidal.

La copertina viene di nuovo affidata a Martin Homent, che ritocca quella di Phase One e cambia gli occhiali a Prince. Questo è l’ultimo album realizzato dall’artista prima della tragica scomparsa nell’aprile del 2016.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook, Twitter e Telegram.

 

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