I migliori riff di chitarra della storia del rock

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Una successione di note di “forte presenza”, con una propria identità, prende il nome di “riff”. Un lick che si ripete all’interno del brano. Smoke on the Water, Stairway to Heaven o Sweet Child O’ Mine, sono soltanto alcuni esempi che si possono fare di riff che sono passati alla storia. Li ascolti una volta e non li dimentichi più. È questo il fattore principale che rende un riff migliore? Sicuramente la soggettività di chi ascolta ha un ruolo fondamentale in questo processo di “mitizzazione”, ma è allo stesso tempo certo il fatto che su alcuni non si può dire nemmeno che sia frutto del business. Sono rimasti nella storia e basta.

Stilare dunque una lista dei dieci migliori riff di chitarra di sempre è dunque una sfida che implica non solo una selezione ai limiti dell’impossibile, ma anche l’onesta di inserire qualcosa di più recente (perché non siamo tra quelli che pensano che il rock è morto negli anni ’80) e soprattutto una consapevolezza degli esclusi. Che ovviamente ci sono, sono numerosissimi e ognuno di loro potrebbe urlare la massima indignazione per la mancata presenza (“Jimi Hendrix, mai sentito?”, “dove sono i Pink Floyd?”, “senza i Dire Straits è solo un brutto scherzo”, e poi The Who, Beatles, Simon & Garfunkel, Doors, Metallica, AC/DC, Jeff Buckley…). Ma il bello di ogni classifica è proprio questo: tirare fuori la propria soggettività e dargli dignità, esprimendola accanto a quella degli altri. E se la cosa vi piace, probabile che vogliate dare un occhio alla lista dei migliori riff di basso della storia. Ma questo dopo esser scesi tra i pezzi di chitarra imperdibili che trovate qui sotto. In ordine cronologico, fino ai tempi recenti. E ovviamente vi toccherà dirci quali avreste messo voi in classifica…


Chuck Berry – Johnny Be Good (1958)

Sessant’anni fa essere copiati da un altro musicista (a parte qualche eccezione) non era considerato plagio ma un vanto, un modo per rafforzare la propria immagine e una dimostrazione di “rispetto musicale” da parte dell’altro musicista. Il riff eseguito da uno dei padri del rock, Chuck Berry, è stato interamente copiato e riadattato. Il brano principale si chiama Ain’t that just like a Woman, di Louis Jordan, uno dei padri costituenti del blues e del jazz. Sono passati sessant’anni e il riff continua a sentirsi, a restare impresso nella mente. Magari grazie ai Pavesini ed a McFly, ma di sicuro nessuno oserebbe toglierlo dai più influenti e migliori della storia.


Muddy Waters – You Need Love (1963)

“Jimmy Page was here”. Chi non conosce questo brano? Direttamente o indirettamente. Si, in particolare indirettamente, perché se già aveva la sua fama, la sua influenza tra i maggior bluesman del periodo, ha ottenuto maggiore successo dopo che Jimmy Page l’ha sfruttata per Whole Lotta Love. E se il brano dei LZ nasce nel 1969, bisogna considerare l’influenza maggiore (che a sua volta sfruttò il blues di Waters): quella degli Small Faces, You Need Loving. Cosa vi ricorda? Se Waters essendo tra i pionieri del blues non aveva bisogno di questi tributi/plagi, bisogna anche considerare che è grazie a loro se adesso ogni chitarrista alle prime armi imparerà questo riff, lo farà suo, lo diffonderà.


The Rolling Stones – (I Can’t Get No) Satisfaction (1965)

Il riff della canzone piazzata al secondo posto tra le migliori 500 del rock, nasce dopo una dormita di Keith Richards. Si sveglia, registra, si riaddormenta, si sveglia e ascolta. Due minuti, in cui per la maggior parte del tempo si sente soltanto lui che russa. Uno dei brani più celebri delle pietre rotolanti, paragonato in termini di riff a Smoke on the Water ed a Whole Lotta Love, ma decisamente diverso, più “chic”.


Led Zeppelin – Immigrant Song (1970)

Dalla pubblicazione di Led Zeppelin III al 1972, il brano è stato utilizzato come pezzo d’apertura durante i concerti. Un brano che ha influenzato in termini di riff, l’hard rock, e in termini di liriche: l’heavy metal. Da cosa si capisce la sua importanza? Dall’imponente acuto? Dai live? Dalla storia dietro i testi? Forse, ma di solito i fattori che ti fanno capire davvero l’importanza di una cosa si trovano nelle piccolezze: come quando Jack Black per le riprese di School of Rock inscenò un monologo nei confronti dei Led Zeppelin, implorandoli di concedergli il pezzo per il film. Cioè ragazzi, se la canzone del pulcino pio si trovasse in School of Rock, avrebbe la stessa importanza di Stairway to Heaven e Co.


Eric Clapton – Layla (1971)

In realtà dire che il brano è stato scritto da Clapton non è del tutto corretto. Nella primavera del 1970 si formò il supergruppo Derek and The Dominos. Il brano diviso in due parti è stato scritto inizialmente da Clapton (prima parte) e finito da Jim Gordon, il batterista del supergruppo. Le influenze del brano? Il suo potere? Il brano venne scritto per l’amore da parte di Clapton nei confronti di Pattie Boyd, all’epoca ragazza di George Harrison. Nel 1977 Boyd divorziò da Harrison e si mise con Clapton due anni dopo. Basta questo per capire l’importanza di questo successo.


Deep Purple – Smoke On The Water (1973)

Quel razzo segnaletico che incendiò il casinò, fu la fortuna dei Deep Purple. Il brano è tra i più noti, eseguito da Blackmore e ripetuto da Jon Lord nella seconda parte della canzone, è tra i riff più famosi della storia dell’Hard Rock. Un riff che deve tutto il suo successo alla sintonia che si era creata nella band.

“Jon Lord suonava il piano guardando la chitarra di Blackmore, era una sintonia quasi sinfonica, una sintonia divenuta la nostra spina dorsale”. (Glover)


David Bowie – Rebel Rebel (1974)

Ci sarebbero miglia di riff da mettere al posto di Rebel Rebel, ma se consideriamo la sua influenza e la sua importanza, non troveremo altra scelta. Bisogna dare sfogo alla propria ribellione, alla propria individualità. Nasce così uno dei maggiori inni del movimento Glam. L’influenza per il riff arriva dai Rolling Stones, esso segue la tipica struttura compositiva delle pietre rotolanti, sia strumentalmente che vocalmente. “Grazie, è un riff favoloso”, questa fu la risposta di Bowie al primo ascolto.


Guns ‘N Roses – Sweet Child O’ Mine (1987)

Dal 1973 al 1983 sono nati dei singoli che hanno sfornato riff pazzeschi, passati nella storia, che hanno influenzato centinaia di band, ma la vita è selezione e abbiamo scelto di escludere quest’arvo di tempo. Qualche anno dopo però, ci fu Slash che per scherzo, durante una sessione, iniziò a suonare questa melodia strana, definita da circo. Gli altri membri della band ne rimasero affascinati, gli chiesero di riproporlo e Axl iniziò a cantare sopra. Nasce così Sweet Child O’ Mine.


Nirvana – Smells Like Teen Spirit (1991)

Considerata una delle canzoni più importanti della storia del rock, simbolo di protesta, emblema della generazione grunge e marchio identificativo dei Nirvana nel mondo. Battezzata “l’inno dei ragazzi apatici”. L’ispirazione viene dai Pixies, Cobain voleva copiare il loro stile, seguendo la filosofia: prima sommessi e tranquilli, poi fragorosi ed energici.


The White Stripes – Seven Nation Army (2003)

Il riff che nel nuovo millennio appare senza tempo, che sembra esser nato molto molto prima, che ormai è “incastrato” nella mente del collettivo, è Seven Nation Army. Chiedete a qualcuno la data di pubblicazione, risponderebbe sicuramente: mah, prima del 2000, ne sono sicuro! Nell’anno di pubblicazione vinse il premio “miglior canzone rock” e Rolling Stone la mise al 286esimo posto tra le migliori canzoni di sempre. Che risultato per una “garage band” in piena influenza da nuovo millennio.

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