Memento: guida dettagliata al capolavoro di Christopher Nolan

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Questo articolo rivela la trama e la spiegazione dettagliata di Memento di Christopher Nolan, svelandone i significati e gli eventi descritti. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

 

“Devo credere in un mondo fuori dalla mia mente. Devo convincermi che le mie azioni hanno ancora un senso, anche se non riesco a ricordarle. Devo convincermi che, anche se chiudo gli occhi, il mondo continua ad esserci… allora, sono convinto o no che il mondo continua ad esserci? C’è ancora? Sì. Tutti noi abbiamo bisogno di ricordi che ci rammentino chi siamo, io non sono diverso.

Allora, a che punto ero?”

Esistono traumi così potenti che possono arrivare a sgretolare una mente, a rovinarla a tal punto che il soggetto è costretto a costruire attorno a sé una realtà alternativa per sopportare il dolore o il senso di colpa: questo argomento è stato trattato con successo nelle opere di alcuni dei registi più influenti del nostro tempo, spesso utilizzando il genere cinematografico che si addice maggiormente al tema, il noir, dando vita ad alcune delle riletture più riuscite del genere: tra gli esempi più noti ci sono il superbo dramma in costume di Shutter Island di Martin Scorsese e quel capolavoro surrealista che è Mulholland Drive di David Lynch.

Nel 2000 fu il turno di Christopher Nolan con Memento, la sua opera seconda liberamente tratta dal racconto breve Memento Mori scritto un paio di anni prima da suo fratello minore Jonathan (oggi showrunner di serie tv dal successo planetario come Westworld e Person of Interest). Libero da tutte le limitazioni tecniche del suo primo lungometraggio Following (un esordio notevole, che racchiude in sé i semi della sperimentazione del film successivo) e forte di un dignitoso budget di nove milioni di dollari, comunque molto lontano dai fasti che raggiungerà di lì a pochi anni, il ventinovenne Nolan dirige un neo-noir freddo e rigoroso che ha il suo punto di forza nello stravolgimento delle comuni regole di fabula e intreccio. Una brillante idea di montaggio spezza la storia in piccoli frammenti mischiati in un ordine particolare: prima scena, ultima scena, seconda scena, penultima scena, fino ad arrivare alla fine del film che mostra gli eventi accaduti al centro della trama, rivelando la prospettiva del prima e del dopo. Un’idea geniale e vincente, considerando lo status di cult movie (assolutamente meritato) di cui gode oggi il film, che a distanza di quasi vent’anni dalla prima proiezione pubblica al Festival del Cinema di Venezia del 2000 continua a far discutere gli appassionati.

Leonard “Lenny” Shelby è un uomo distrutto. “L’uomo dei dieci minuti”, come lo definisce Jonathan Nolan nel racconto. L’ultima cosa che Lenny riesce a ricordare è il volto della moglie, dopo che i due sono stati aggrediti da due balordi nel loro appartamento. La moglie riesce ad uscire indenne dall’aggressione, ma Lenny, che è riuscito ad uccidere uno dei due aggressori, subisce un grave danno cerebrale che lo porta a soffrire di amnesia anterograda: l’ultima cosa che ricorda è il volto della donna che ama, agonizzante, mentre tutto ciò che accade dopo non riesce a fissarsi nella sua memoria per più di qualche minuto. La donna (che soffre di diabete) tenta ogni possibile soluzione per farlo tornare in sé finché un giorno, disperata, non gli chiede di iniettare dell’insulina. Una volta, due volte, tre. Lenny non riesce nemmeno a rendersi conto di aver causato con le proprie mani la morte della moglie, ma qualcosa nel suo cervello si rompe per sempre: come Andrew Laeddis e Diane Selwyn, la mente di Lenny crea il ricordo fittizio del commercialista Sammy Jankins, un uomo sofferente di amnesia anterograda che ha involontariamente ucciso la moglie con l’insulina, in modo da neutralizzare il senso di colpa con una bugia mentre il disturbo del vero Lenny si trasforma in una follia metodica.

Con un sistema ordinato di appunti, tatuaggi e fotografie polaroid, Lenny diventa un moderno Philip Marlowe alla ricerca di John G, l’aggressore sopravvissuto e scomparso nel nulla, che per Lenny è ormai l’unico responsabile della morte della moglie. Aiutato da Teddy, il poliziotto che si occupa del suo caso e che prova compassione per lui, Lenny riesce a rintracciare e ad uccidere John G, ma il fatto non riesce ad imprimersi nella sua memoria e nel giro di pochissimo tempo l’uomo ha di nuovo il disperato bisogno di trovare un nuovo “John G”, perché ormai quello è l’unico obiettivo della sua esistenza, in un loop senza fine. Dopotutto Lenny non può darsi pace, non può perdonare se non è in grado di “ricordarsi di dimenticare”.

Pensando di aiutarlo, Teddy comincia a creare dei nuovi “John G” per Lenny, mettendolo sulle tracce di nuovi criminali da eliminare, fornendogli indizi e persino il verbale completo della polizia sul caso, dal quale Lenny cancella tutte le parti che non combaciano la sua nuova realtà. Un giorno, pensando di sfruttare il disturbo di Lenny per ottenere dei soldi sporchi, Teddy decide di metterlo sulle tracce di Jimmy Grantz, uno spacciatore locale che opera tra un bar e l’albergo in cui alloggia lo stesso Lenny. Recuperati gli indizi sufficienti per raggiungere Jimmy (nella parte in bianco e nero del film) Lenny concorda con Teddy di tendere una trappola a Jimmy in un casolare abbandonato, dove Teddy gli aveva dato precedentemente appuntamento per scambiare una partita di anfetamine. Jimmy si presenta sul posto convinto di incontrare Teddy, trovando invece Lenny che lo aggredisce e lo strangola. Prima di morire, però, Jimmy pronuncia il nome “Sammy”, mandando in tilt la mente di Lenny, che in un lampo di lucidità si rende conto di non avere ucciso il suo John G.

Arrivato sulla scena, Teddy svela il trucco a Lenny, ricordandogli dei precedenti “John G”, della moglie uccisa da lui e della falsa storia di Sammy Jankins (nella realtà un truffatore smascherato da Lenny quando era ancora agente assicuratore), arrivando ad ipotizzare che sia stato Lenny stesso a raccontare la storia di Sammy Jankins a Jimmy, in un precedente incontro dimenticato. Il grande errore che commette Teddy però è quello di rivelare a Lenny il suo vero nome: John Edward Gamble, John G. Furioso con l’ex amico che lo ha messo davanti alla realtà, Lenny decide di sfruttare il suo nome e, segnandosi il numero di targa della sua auto e contando sul fatto che la sua memoria a breve termine sarà azzerata nel giro di pochi minuti, decide di mettersi questa volta sulle sue tracce.

Questo ultimo blocco, posto come sequenza finale del film, è in realtà l’inizio della vicenda principale (quella fotografata a colori): indossati i vestiti di Jimmy e rubata la sua Jaguar, Lenny trova nel taschino della giacca l’indirizzo di un bar. Giunto sul posto, ormai dimenticate le sue azioni precedenti, Lenny incontra la compagna di Jimmy, Natalie, che dopo una fase di diffidenza iniziale comincia a credere alla sua storia fino ad arrivare ad approfittarsi di lui, utilizzandolo per liberarsi di Dodd, un criminale cui Jimmy doveva dei soldi e che ora vuole rifarsi con lei. In cambio dell’aiuto con Dodd, Natalie rintraccia la targa dell’auto di Teddy per Lenny, confermandogli il nome John G. Il film si apre/chiude con Lenny che uccide Teddy, il suo ultimo (forse) John G.

Basandosi sui classici schemi del noir ma stravolgendo l’ordine del montaggio, Nolan porta lo spettatore all’interno della mente del protagonista, facendogli compiere un viaggio a ritroso in una memoria ingannevole, durante il quale tutti gli altri personaggi sembrano emergere dalla nebbia: lo spettatore è spaesato come Lenny, non possiede alcun elemento in più rispetto a lui e, proprio come lui, non ha idea di quali siano i personaggi di cui fidarsi o meno. Non solo, presentando gli eventi in ordine alterato, quando Lenny è convinto di aver risolto il caso, lo spettatore è propenso a vedere nel protagonista un personaggio brillante e vincente nonostante la memoria menomata, certezza che crolla come un castello di carte nel momento in cui il regista/prestigiatore svela il trucco, mostrandoci Lenny per la prima volta secondo una prospettiva oggettiva: un freak, un eterno perdente imprigionato in un mondo falso fatto di appunti all’apparenza infallibili e in realtà manipolabili a piacimento di chiunque: emblematica in tal senso la scena finale/iniziale dello scambio dei vestiti con Jimmy.

Rispetto al racconto originale, in cui il protagonista si chiama Earl, Nolan aggiunge in sceneggiatura tutti i personaggi e le vicende di contorno costruendo di suo pugno l’impalcatura del film, ma la lettura di Memento Mori è comunque illuminante per comprendere quanto fosse importante per entrambi i fratelli Nolan l’idea di giocare coi tempi, intrappolando un protagonista in un loop infinito: nelle quindici pagine del racconto (che alterna anch’esso una narrazione principale frammentata, ma cronologicamente corretta, con una parte di dialogo interiore) vediamo infatti il protagonista Earl compiere la ricerca dell’assassino per svariati anni (lo vediamo infatti invecchiare) arrivando ad un finale che suggerisce che la sua caccia ricomincerà.

Prima collaborazione di Nolan col direttore della fotografia Wally Pfister (che realizza un lavoro eccellente sia nelle scene in bianco e nero che in quelle a colori, con una magnifica transizione tra le due fotografie nel finale) e col compositore David Julyan (Insomnia, The Prestige), Memento ha richiesto solamente venticinque giorni per le riprese. Per il ruolo di Lenny, che Nolan scrisse avendo in mente Alec Baldwin, furono presi in considerazione Brad Pitt, Charlie Sheen e Aaron Eckhart arrivando poi a scegliere Guy Pearce, che al momento della firma del contratto pesava oltre cento chili e che perse peso a una velocità incredibile; Carrie-Anne Moss e Joe Pantoliano erano invece appena reduci dall’esperienza di The Matrix. Per i titoli di coda del film Nolan aveva in mente di utilizzare il capolavoro della sua band preferita, Paranoid Android dei Radiohead, i cui diritti si rivelarono troppo costosi, costringendolo ad optare per il brano Something In The Air di David Bowie. Nel 2015, i produttori Andrea Iervolino e Monica Bacardi hanno acquisito i diritti di trasposizione del film per la AMBI Pictures annunciando di volerne realizzare un remake, anche se ad oggi non ci sono notizie di ulteriori sviluppi del progetto.

Cupo e straniante, senza speranza, Memento è ancora oggi l’apice insuperato della sfavillante carriera di uno dei registi più acclamati del nostro tempo: scelto nel 2017 per la conservazione nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America, è una visione imprescindibile per gli amanti del noir e del cinema in generale. Un film prezioso, da conoscere.

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