Amici inseparabili: quando l’artista e il suo strumento sono una cosa sola

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Ci sono strumenti musicali diventati mitici per aver accompagnato artisti immortali per tutta la loro carriera, al punto di diventare parte di essi, assorbendone, per così dire, il carattere e le esperienze di vita.

Il ‘Cannone’ di Paganini è un violino che ha una voce particolare, suonarlo significa toccare con mano la storia. Realizzato nel 1743 dal liutaio cremonese Guarneri del Gesù, è uno dei più grandi capolavori della liuteria mondiale. Fu proprio Niccolò Paganini a chiamarlo in questo modo e ad eleggerlo come suo violino tra tutti quelli che possedeva. È uno strumento pressoché unico, anche in considerazione del fatto che le sue parti principali sono giunte intatte fino a noi. La vernice è ancora quella originale e, sulla tavola armonica, è ancora visibile l’impronta d’uso di Paganini, che suonava senza utilizzare la mentoniera appoggiando il mento direttamente sullo strumento. Su questo strumento Paganini sviluppò le sue tecniche violinistiche al di là del virtuosismo, valorizzandone al massimo le potenzialità. Il Maestro lo lasciò poi in eredità alla città di Genova, dove è conservato a Palazzo Tursi, come parte del percorso espositivo dei Musei di Strada Nuova.

Possiamo sentire la sua voce in questo video nel quale viene suonato dal giovane e famoso violinista David Garrett.

E che dire di Lucille, la chitarra di B.B.King?

Tutto comincia in un’imprecisata sera invernale del 1949, quando il chitarrista viene ingaggiato per suonare a una festa in un piccolo locale nell’Arkansas. Il primitivo sistema di riscaldamento della stanza in cui si tiene la festa è un recipiente in cui viene versato – e infiammato – del kerosene.

Nel corso della serata, due avventori vengono alle mani e nello scontro qualcuno finisce per urtare il recipiente, rovesciando il liquido infiammabile. L’edificio è fatto in gran parte di legno e il fuoco si propaga velocemente, scatenando il panico.

Tutti si precipitano verso l’uscita per mettersi in salvo, compreso King. Arrivato fuori dalla sala in fiamme, si rende conto di avere lasciato all’interno la sua chitarra. Si tratta di una Gibson L-30, una acustica relativamente economica, ma per il musicista ventiquattrenne si tratta dell’attrezzo indispensabile per guadagnarsi il pane.

Quindi non sta a pensarci su e rientra subito nel locale per recuperare il suo strumento. L’incendio è in pieno corso, qualche trave comincia a cadere, ma King riesce a riprendersi la chitarra e a uscire incolume.

Il giorno dopo viene a sapere che due persone sono morte intrappolate nell’incendio e che il litigio fatale è scoppiato perché due uomini si contendevano una ragazza che lavorava nel locale: la ragazza si chiamava Lucille. Rendendosi conto di avere scampato un pericolo enorme, King ha cominciato a chiamare la sua chitarra con il nome di quella donna, per ricordarsi sempre di non correre mai più un rischio simile.

Negli anni successivi, la fama di B.B. King è andata ben oltre la baracca incendiata di Twist e per le mani gli sono passate chitarre più raffinate della vecchia Gibson L-30 salvata dalle fiamme. Le Gibson successive con cui ha realizzato gran parte del suo materiale più celebrato si sono sempre, comunque, chiamate Lucille, e così è stato battezzato anche il modello che la Gibson ha realizzato su misura per lui a partire dagli anni 80, ed è tuttora in produzione.

Jimmy Page ha posseduto oltre 1500 chitarre nel corso della sua carriera, a partire da quella che trovo nella casa in cui si era trasferito da piccolissimo con la sua famiglia. Ma, senza dubbio, viene associato principalmente con una Gibson Les Paul Standard degli anni ‘50 che lui chiama la sua “Numero uno”. Le chitarre Les Paul di quegli anni sono famose per il loro design e artigianato, per non parlare della loro rarità. Si stima che ce ne fossero solo 1500 campioni e meno di 1000 rimangono al mondo oggi. Queste chitarre saranno ricordate per sempre per la loro forma iconica e l’incredibile musica eseguita non solo da Jimmy Page, ma anche molti altri artisti famosi del calibro di Slash.

Nel 1970 Clapton acquistò sei Fender Stratocaster 50, tre delle quali le regalò e le altre tre le smantellò per riassemblarle e creare “Blackie”. Il soprannome deriva dal nome che diede alla sua prima Starburst, la chiamò “Brownie” per via della finitura marrone. Suonò questa chitarra per 15 anni fino a quando fu costretto ad accantonarla a causa di problemi al manico. “Blackie” fu venduta in un’asta di beneficenza nel 2004 e i proventi andarono a un centro di riabilitazione dalla dipendenza da droghe e alcool, fondato da Clapton.

La “Micawber” Fender Telecaster è l’immagine dei Rolling Stones ed è diventata famosa quando Richards rimosse la sesta corda lasciando un’accordatura open G. In questo modo le due corde della chitarra giallo caramello suonavano l’una contro l’altra emettendo un grande suono, cosa che si può ascoltare in particolare nel brano Brown Sugar.  Il nome non è casuale… riprende, infatti, quello del signor Micawber, un personaggio di David Copperfield di Dickens.

La famosa Stratocaster di Hendrix con cui ha suonato al Monterey Pop Festival non ha un nome preciso ma ha fatto la storia per la sua breve vita. Jimi Hendrix stava chiudendo la sua serie con una versione estesa di Wild Thing, quando si inginocchiò improvvisamente e le diede fuoco; una scena che è senza dubbio uno dei momenti più belli e memorabili della storia del rock.  Si mormora che l’idea di Hendrix era semplicemente quella di distruggere la chitarra, ma quella notte Pete Townshend l’aveva fatto prima di lui, per cui Hendrix decise di superarlo dandole fuoco e senza dubbio vinse quella battaglia. Non era la prima volta che Hendrix incendiava una chitarra, ma restò la più celebre.

Il musicista AC/DC ha posseduto molte chitarre Gibson SG nel corso degli anni, il che ha contribuito significativamente a far crescere la loro popolarità. Ma c’è una versione originale e unica, quella con gli intarsi iconici di fulmini personalizzati sul manico, senza la quale è impossibile immaginare Angus Young.

Altra chitarra mitica è la Old Black. Questa altro non era che una Gibson Les Paul Gold Top del ’53 che qualcuno aveva ridipinto con la prima sostanza che gli era capitata sottomano e suonava malissimo. Neil Young se ne innamorò e le diede anche il nome.

Brian May e la sua chitarra: praticamente inseparabili. Ne sa qualcosa il personale della “British Airways” che si è trovato insieme al musicista dei Queen a bordo di un volo Londra-Los Angeles. Con lui, naturalmente, anche l’immancabile “Red special” che non volle consegnare per nessuna ragione al personale di bordo che l’avrebbe riposta come gli altri normali bagagli.

La costruì lo stesso May nella bottega del padre.

Siamo nel 1963. Brian May vive, all’età di circa 16 anni, a Hampton con la sua famiglia, una famiglia molto povera. Quando aveva dieci anni aveva ricevuto in regalo una chitarra flamenca, della quale però si stufa abbastanza presto, e si rende conto che il suo futuro è la chitarra elettrica.

Ma i soldi per una chitarra proprio non ci sono, ed allora nella mente di Harold, suo padre, appassionato di modellismo, comincia a prendere forma l’idea di farla.

Il corpo venne prima ricavato sovrapponendo sottili fogli di legno avvitati uno sull’altro, poi venne rinforzato con due blocchi di quercia per reggere la tensione delle corde. Il manico viene invece ricavato dalla cornice di mogano di un caminetto, motivo per cui i suoi amici ribattezzano lo strumento “fireplace” che appunto significa “camino”.

Il blocco del ponte è formato da una lama, presa da un coltello della madre, avvitata all’inserto in quercia. La tensione delle corde viene controbilanciata da due molle prese da una vecchia motocicletta, e infine la leva del tremolo presa dal sellino di una bicicletta.

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Dario Giardi ama la musica, la fotografia e la scrittura, ed è l’autore di Viaggio Tra Le Note. I segreti della teoria e dell’armonia musicale (2016, edito da I Libri Di Emil). Seguilo su Facebook e Twitter.

 

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