L’uso dei colori ne La Donna Che Visse Due Volte di Alfred Hitchcock

La Donna Che Visse Due Volte, capolavoro indiscusso del cinema hitchcockiano, ha tantissimi elementi degni di un’attenta analisi che non farebbero altro che confermare la genialità del regista britannico. Sono molti gli aspetti che sono stati discussi negli anni di questo film dalla struttura perfetta, da critici e fan, e oggi vogliamo sollevare l’attenzione su uno di essi. Uno degli elementi che da sempre suscita particolare attenzione da parte degli estimatori del film: l’uso dei colori che viene adottato in questa pellicola.

C’è un video su Youtube che è girato molto negli ultimi mesi, creato dal canale Society Of Geeks che produce disamine e approfondimenti sempre di grande popolarità. Lo trovate qui sotto, in inglese, e spiega bene come ogni scena del film di Hitchcock abbia una scelta di colori strettamente legata al significato e alle sensazioni che vuole trasmettere, e come ogni colore rappresenti qualcosa di preciso.

Entrando nello specifico, il video inizia laddove inizia la pellicola stessa. Scottie, il protagonista interpretato da James Stewart, è un detective che si è ritirato a causa di un trauma che ha subito: egli infatti ha dovuto assistere alla morte di un suo collega che, nell’intento di salvarlo, ha perso la vita cadendo da un palazzo. In seguito a questo avvenimento, Scottie ha deciso di lasciare la polizia e ha sviluppato anche una forte sensibilità verso le altezze di cui ha ormai sempre molta paura. Il primo colore che accompagna questa prima sequenza iniziale è un blu molto cupo che non fa altro che dare l’idea di una profonda instabilità, di una profonda tristezza legate all’evento iniziale.

Quando Hitchcock passa alla presentazione di Midge, l’amica del protagonista, notiamo il parallelismo tra due colori caldi: la donna è vestita di giallo e tutto ciò che tocca è dello stesso colore mentre Scottie è circondato sempre dal rosso. Lo notate al minuto 1:40 del video sopra.

Il protagonista decide di soddisfare la richiesta dell’amico Gavin che gli chiede di pedinare sua moglie poiché è ossessionata dal suo passato. Madeline, la moglie di Gavin, è circondata dal verde che sarà probabilmente il colore che più renderà celebre, da questo punto di vista, la pellicola. La protagonista guida un’auto verde e quando si reca in visita a un cimitero la fotografia del film è dominata da tinte verdi che avvolgono la scena in una atmosfera onirica. La donna dimostra di essere vittima di strane ossessioni: si identifica con la bisnonna Carlotta che, abbandonata dall’amante e privata della figlia, morì suicida a ventisei anni, la stessa età di Madeline. Dal minuto 2:30 in poi il verde domina in tutte le immagini legate alla morte.

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Dopo aver raggiunto il museo per poter ammirare il ritratto dell’ava, Madeline si reca a passeggio presso il Golden Bridge dove inaspettatamente tenta il suicidio. Salvata prontamente da Scottie viene condotta da lui stesso presso il suo appartamento. Anche qui, il colloquio tra i due è dominato dal verde, il colore rappresentativo della donna: possiamo infatti dedurre l’innamoramento reciproco dei due solo notando il maglione verde che indossa Scottie e la veste rossa che invece indossa Madeline. I colori sono completamente messi a servizio dell’evoluzione e dello sviluppo dei personaggi i cui cambiamenti sono segnalati anche dalle variazioni cromatiche che li circondano. Questo è effettuato secondo una precisa scelta estetica che vede come colori emblematici il rosso e il verde.

Scottie non riesce a evitare il suicidio dell’amata Madeline proprio a causa della sua paura per le altezze e nella sequenza onirica che segue questa sequenza, Hitchcock esplicita meglio questa contrapposizione cromatica: se il rosso è il colore dell’ossessione, dell’amore e delle vertigini di cui il protagonista soffre, il verde è il colore spettrale della distorsione della realtà. Tutto questo è accompagnato da un’altra sequenza cromatica che oscilla tra il blu e il giallo: entrambi sono utilizzati per le scene in cui viene raccontato un elemento vero e reale. È la famosa scena del sogno di James Stewart. Meravigliosa. Soprattutto se si pensa che fu realizzata nel 1958.

Scottie cade in depressione sentendosi colpevole di non aver salvato Madeline. Finisce per un anno in una clinica psichiatrica e una volta uscito trova in Judy, una commessa di negozio bruna, una certa somiglianza con l’amata morta. Dopo averla corteggiata la convince a vestirsi, a truccarsi, a tingere i capelli esattamente come Madeline. Emblematica a riguardo è la celebre scena in cui il profilo di Judy presenta uno sfondo di color verde: ciò rappresenta a pieno il perfetto slittamento voluto da Scottie tra le due figure femminili, il protagonista sta cercando di trasformare una donna viva in una ormai morta. Una volta completata la trasformazione potremo vedere sullo schermo una Judy ormai trasformata in un fantasma della tanto amata Madeline. È così che il video in alto chiude la sua disamina: con la parola necrofilia, a descrivere la discesa del protagonista nel mondo dei morti.

È ovviamente una sola delle prospettive che rendono La Donna Che Visse Due Volte così affascinante. Che voi conosciate o meno il film, non faremo in questa sede alcun riferimento al tanto bello quanto oscuro finale. Anche per invitarvi a non fermarvi a una semplice lettura e a godere dello spettacolo filmico offerto dal maestro Hitchcock, i cui lavori a distanza di anni risultano così assolutamente irripetibili nella storia della settima Arte.

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