Non si esce vivi dagli anni ’80

Quando si crea della musica, sia la mente che il subconscio tendono spesso e volentieri a guardare indietro, a risentire dell’influenza esercitata dagli artisti che ci hanno preceduto. Alcuni elaborano quest’attitudine spontanea in omaggi e rimandi più o meno palesi; altri, invece, in veri e propri campionamenti mutuati da brani ormai storici, celebri e non. Nonostante il preconcetto e la diffidenza di molti, siamo del parere che rivisitazioni di questo tipo siano importanti e necessarie per permettere alle generazioni in erba, figlie del web e dello streaming, di comprendere quanto immenso sia il debito che la musica odierna ha con il passato, a prescindere dalle mode del momento e dai trend.

Perché allora non ascoltare direttamente l’originale anziché l’imitazione? Domanda più che lecita, con risposta altrettanto valida: perché, a volte, rievocare ciò che è stato attraverso il filtro e la lente d’ingrandimento del presente incuriosisce, seduce, conquista. Specie quando a cimentarsi nell’impresa sono le voci degli idoli a cui i cosiddetti Millennials sono più legati. La riscoperta, tuttora in atto, del gusto per il vintage in ambito musicale, approdata di recente anche in terra nostrana, non può che convalidare tutto ciò.

In questo speciale focus abbiamo dunque raccolto (dopo un’attenta cernita) dieci canzoni che, nell’ultima decade, hanno celebrato nel modo più pedissequo (e convincente) le sonorità tipiche degli anni ’80, senza attingere alla fonte primaria mediante samples, ma riuscendo in ogni caso a riportare alla luce il brio e la gioia mista a malinconia dei suoni che hanno forgiato uno dei periodi più fecondi e innovativi per l’elettronica. Proprio per questo motivo, e soprattutto per mettere in evidenza la qualità dei pezzi, abbiamo selezionato interpreti che non hanno esordito nell’era prescelta, bensì a partire dalla fine degli anni ’90 e a seguire.


Calvin Harris – Acceptable In The 80’s

Calvin Harris (al secolo Adam Wiles) è nato nel 1984. Acceptable In The 80’s, il suo singolo di debutto, appare per la prima volta sull’ormai decaduto MySpace, in un periodo in cui social media e canali riservati allo streaming non erano ancora divenuti funzionali alla notorietà. Caricare questa e un paio di altre tracce sul player del suo profilo (aggiungendo astutamente alla lista delle amicizie virtuali anche nomi che contano nell’ambiente discografico) permise al giovane Calvin di conquistare le attenzioni di Felix Howard, all’epoca addetto al settore A&R della EMI Records, e dare inizio al suo percorso artistico diventando oggi uno dei DJ più acclamati e pagati del panorama dance. Apripista dell’album d’esordio I Created Disco, il brano è una vera e propria riesumazione sonica degli anni ’80, con un tripudio di sequenze synth dal grido stridulo che si contorcono e si dilatano fino allo stremo, un basso robotico che brontola in sottofondo e fronzoli electroclash a tutto spiano.


Annie – Songs Remind Me Of You

Una voce angelica e melodiosa ed un turbinio di synth che ravvivano l’intera traccia con supersoniche giravolte di stampo moroderiano, donandole quel pizzico di futurismo distintivo della space disco. Tutto ciò è Songs Remind Me Of You, brano della nordica Annie, prodotto dal mago del Minimoog contemporaneo, il britannico Richard X, che tanto deve ai Visage e all’intramontabile Fade To Gray del 1982 (la bassline che accompagna ciascun ritornello e, soprattutto, il breakdown a partire dal minuto 2:53 ne rappresentano la prova inconfutabile).


Sophie Ellis-Bextor – Bittersweet

“Lo so che non dovrei chiamare / Ma qualcosa mi spinge a desiderare il tuo calore / L’amore per te è dolceamaro”. Così la diva dalla carnagione lattea dell’electro pop inglese, la bella Sophie Ellis-Bextor, cantava nella sua Bittersweet, primo singolo dal quarto LP in studio Make A Scene, descrivendo quella tentazione irreprimibile che spinge l’essere umano a bramare qualcuno anche quando si è ben consapevoli delle nocività a cui si va incontro nell’assecondare la propria dipendenza. Fra atmosfere evocative, suoni tintinnanti, un basso sintetico vagamente simile a quello di Sweet Dreams degli Eurythmics, udibile durante le strofe, ed un ritmo che s’inceppa poco prima di esplodere in un ritornello trionfante, richiamando alla memoria i piatti colpiti quattro volte in Blue Monday dei New Order, la nostalgia anni ’80 è servita sul più prelibato dei vassoi.


Savage Skulls & Douster featuring Robyn – Bad Gal

A metà strada tra il faceto e il demenziale, la dance incalzante di Bad Gal vede la svedese Robyn offrire il proprio contributo vocale su una traccia prodotta dal duo scandinavo dei Savage Skulls e dall’emergente Douster, che risente deliberatamente di alcuni preziosismi tipici dei capisaldi degli anni ’80: a partire dall’incipit che non può non ricordare quei 16 colpi di batteria, emessi a raffica e in loop da una comune Oberheim DMX, grazie a cui l’intro di Blue Monday dei New Order (ancora una volta) ha ottenuto l’immortalità, fino alla bassline elastica e rimbalzante che riprende quella più ipnotica e sensuale modulata dal pioniere della Chicago house, Larry Heard, in prototipi del 1986/1987 come Can You Feel It e Bring Down The Walls.


Arcade Fire – We Exist

Tratto come secondo singolo dal quarto album in studio, Reflektor, We Exist dei canadesi Arcade Fire costituisce un vero e proprio manifesto pro comunità LGBT, supportato da un video che scompagina e mescola le distinzioni di genere in barba al puritanesimo e al conservatorismo. A prescindere dal nobile intento del testo e del clip, vi invitiamo a puntare l’attenzione sulla synthline che sostiene le sonorità electro rock del pezzo per cogliere un omaggio lapalissiano al basso di Like A Virgin di Madonna (1984), a sua volta filtrato da Billie Jean di Michael Jackson (1982). A conferma del fatto che, spesso e volentieri, anche l’aspetto più indie della musica cede alle tentazioni della scena mainstream.


Chromeo – Jealous (I Ain’t With It)

Fin dagli esordi, nei primi anni 2000, i Chromeo hanno catalizzato l’interesse del pubblico medio e guadagnato la stima dei più nostalgici mantenendo viva ancora oggi l’allegria scanzonata della funktronica, ibrido musicale venuto alla luce nei primi anni ’80, quando i bassi grattati e sporchi del funk si sono uniti a riff dal suono acuto e tremulo sintetizzati attraverso le migliori tastiere del periodo. Più che mai nella loro irresistibile Jealous (I Ain’t With It). 


Disclosure – Jaded

Siamo da sempre abituati a vedere i Disclosure come i primi DJ ad aver pensato bene di mettere fine allo straripante fenomeno dell’EDM di matrice trance/rave e riportare in auge le sonorità notturne della deep house fiorita negli anni ’90. Con Jaded, tuttavia, i due fratelli decidono di tornare più indietro nel tempo, agli albori del genere da loro tanto amato, rispolverando suoni tipici della Roland TR-808 come lo scampanellìo che ha reso celebre e riconoscibile fin dalle prime note I Wanna Dance With Somebody di Whitney Houston e gli handclaps di Jack Your Body di Steve ‘Silk’ Hurley, il primo disco house a raggiungere la vetta della chart britannica nel 1986.


Rihanna – Kiss It Better

Plasmata a immagine e somiglianza di power ballad come Take My Breath Away dei Berlin (1986), Kiss It Better di Rihanna, tratta dall’ultimo e apprezzatissimo album Anti, trasuda New Wave da ogni singolo synth, riecheggiando tramonti estivi di metà anni ’80. La voce della cantante barbadiana e gli accordi di una chitarra elettrica che rimanda, inevitabilmente, al Prince di Purple Rain si allineano armonicamente nel ritornello, seguendo le note di un’unica, soave melodia e contribuendo ad esaltare un’atmosfera ariosa e placida per tutta la durata del brano.


Dua Lipa – New Rules (Initial Talk Remix)

A quei tempi lo chiamavano Hi-NRG, Eurobeat o, in maniera più riduttiva, ‘Pop usa e getta’. Era uptempo, energetico, spensierato, consisteva in drum pattern dal suono metallico, quasi di latta, sintetizzati molto spesso con una Linn 9000, parti vocali sincopate e bassi in ottava che venivano interposti in levare tra le percussioni, al fin di rendere il ritmo più incalzante. Eppure, non doveva essere così mediocre e trascurabile se, a distanza di poco più di un trentennio, questo genere/stile di musica che ha segnato gli anni ’80 riesce a trasformare una delle hit più radiofoniche e acclamate del 2017 in una perla kitsch degna di Stacey Q, Kylie Minogue (in piena era PWL) e Bananarama. Tutto grazie ad un DJ/produttore giapponese, Initial Talk, classe 1989, che comincia per diletto a reinventare pezzi contemporanei in chiave vintage, carpendo l’interesse di alcune etichette discografiche che decidono di pubblicare e rendere ufficiali un paio dei suoi remix.


LCD Soundsystem – Tonite

Lo scorso febbraio, gli LCD Soundsystem hanno vinto un Grammy Award per aver pubblicato il miglior singolo dell’anno nella categoria Best Dance Recording. Una vittoria più che meritata per la loro Tonite (tratta dall’album American Dream), che riesce ad incapsulare nel giro di 5:49 minuti il meglio dell’electro funk targato ’80s, ruotando attorno all’imponenza di una bassline acida e corposa che potrebbe tranquillamente provenire da pietre miliari del genere come Rockin’ Radio di Tom Browne (1983) e Jam On It dei Newcleus (1984). A suggellare il tutto è un video filmato in presa diretta che vede il leader del gruppo, James Murphy, seguire la camera nelle vesti di un telecronista con band alle spalle, citando l’estetica di parecchie performance live risalenti a quegli anni.

 

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