Che musica ascolta E.T.?

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Da qualche tempo, essendo appassionato di musica e di fantascienza, c’è una domanda che mi assilla: cosa ascolta E.T.?

Una curiosità figlia di un altro punto interrogativo: siamo soli nell’universo?

Difficile dirlo e poi, sarebbe davvero rassicurante dare una risposta positiva a questo quesito? Cosa sarebbe più inquietante: sapere di essere soli tra milioni di galassie o essere certi dell’esistenza di altre forme di vita sparse per il cosmo?

La cosa di cui tutti noi siamo più affamati è la conoscenza del significato della vita ed è proprio quello che la scienza non ha saputo fornire, così tutti noi continuiamo a ricercare un “senso” al nostro esistere. Un senso e un vuoto che solo in parte le religioni sono riuscite a colmare.

Al di là di qualsiasi pensiero o teoria c’è in me la curiosità di immaginare quale potrebbe essere un linguaggio di comunicazione con nostri eventuali fratelli cosmici e, in particolare, mi chiedo: gli alieni ascoltano musica? E se la ascoltano… sarebbero in grado di comprendere e apprezzare la nostra?

Nella scena cult del film Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo di Steven Spielberg il primo contatto avviene con una melodia.

Non ci sono dichiarazioni di guerra interstellare né battaglie a colpi di laser… il primo contatto è stabilito grazie e con la musica.

Come per la matematica, d’altronde, parliamo di un “linguaggio universale”; l’unico capace di superare il divario tra percezione umana ed extraterrestre. Ne sono convinto e con me credo che lo siano anche molti scienziati giacché nelle sonde Voyager, lanciate nel 1977 e in questo momento alla deriva al di fuori del nostro Sistema Solare, è stato caricato proprio un mix tape di saluti musicali dalla Terra.

A miliardi di chilometri di distanza dalla Terra, la musica di Johann Sebastian Bach si sta dirigendo verso nuovi ascoltatori. Una civiltà alinea che le incontrasse troverebbe a bordo il Voyager Golden Record della Nasa: un disco per grammofono contenente, accanto a Bach, Beethoven e Mozart ma anche il padre fondatore del Rock’n’roll, Chuck Berry. La sua Johnny B. Goode, è stata sparata verso le stelle ottenendo l’immortalità oltre il tempo e lo spazio.

Questo è il testo della lettera che Berry ricevette per il sessantesimo compleanno, firmata da Ann Druyan e Carl Sagan del Voyager Interstellar Record Committee:

“Quando dicono che la tua musica vivrà per sempre, in genere si può dire che esagerano. Ma Johnny B. Goode è nelle registrazioni del Voyager — a due miliardi di km dalla terra, direzione stelle. Queste registrazioni vivranno almeno un miliardo di anni o più. Buon sessantesimo compleanno, con l’ammirazione per la musica che avete dato a QUESTO mondo. Go, Johnny, go.”

La playlist comprende, inoltre, canzoni aborigene da tutto il mondo e anche brani rock e blues. Non potendo registrare molto su un LP del 1977, non c’è stato spazio per una raccolta musicale più ampia. La missione principale delle sonde spaziali, d’altronde, non è quella di fungere da discoteca interstellare. Curiosità: il team che seguì il progetto del “Golden Record” voleva includere anche Here Comes the Sun dei Beatles, ma la cosa non fu possibile. I destinatari del disco dovranno, pertanto, rinunciare ai Fab Four. A quanto pare la Emi non sapeva come far valere il copyright sugli altri pianeti.

La musica è arte e creazione di qualcosa senza tempo, non solo per un pugno di generazioni, ma per l’intera progenie della specie umana e oltre.

In molti film di fantascienza la musica viene scelta proprio per veicolare l’idea di eternità.

Stanley Kubrick ha usato il valzer Sul bel Danubio blu di Strauss, per la ripresa ipnotica della stazione rotante in 2001: Odissea nello spazio.

Bach è stato usato per un effetto simile in Solaris di Andreij Tarkovsky.

Un trucco che fa miracoli su un’audience umana, ma che sono sicuro farebbe molto effetto anche su un ipotetico spettatore alieno.

La musica, d’altronde, è iscritta nel nostro DNA e non solo. Il suono stesso è all’origine delle cose.

“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio…” leggiamo nel Vangelo secondo Giovanni. Siamo stati educati a interpretare il termine Verbo come “parola”, ma altre traduzioni e tradizioni (più antiche e non meno importanti di quella cristiana) ci rivelano che il Verbo usato dall’evangelista Giovanni in realtà coinciderebbe con il Suono, quale strumento capace di mettere in moto e in ordine i componenti inerti dell’universo e di costruire, con la vibrazione, il Creato.

All’inizio fu il suono: così sembra, pertanto, cominciare la storia dell’universo e la nostra. E, in effetti, anche per la scienza il Big Bang è un enorme suono, tanto che gli astrofisici ritengono che il fragore di questa originaria esplosione sia ancora udibile nella radiazione di fondo che pervade l’intero universo. Anche la vita umana avrebbe origine con il suono, quello intrauterino percepito durante la gestazione e originario carattere distintivo dell’umanità.

Macrocosmo e microcosmo si uniscono nel segno del suono.

Secondo la meccanica quantistica, la materia non è mai inerte, ma è costantemente in uno stato di moto, di vibrazione continua. Il fisico austriaco Fritjof Capra diceva: “Ciascuna particella canta perennemente la sua canzone.” Tutto ciò che compone la realtà, vibra. Anche oggetti inanimati e densi come le pietre che ci appaiono materia solida, di fatto, sono forme di energia che vibrano, seppure a frequenze molto lente. Tutto nell’Universo è energia in vibrazione e quindi suono.

La moderna teoria delle stringhe ci dice che un filamento di energia è paragonabile a una cordicella, come quella di un violino o di una chitarra, in continua vibrazione. Così come una corda di violino può vibrare in modi diversi producendo differenti note musicali, anche i filamenti della teoria delle stringhe possono vibrare in più modi producendo, a seconda dell’intensità, particelle con massa e proprietà diverse tra di loro.

Ciò che accomuna la visione moderna della teoria delle stringhe a quella cosmologica delle antiche civiltà, è il fatto di considerare la vibrazione alla base della Creazione. Tutto è vibrazione. Quest’affermazione si è perduta nel tempo, ma già Pitagora se ne faceva portavoce: “Anche ciò che sembra inerte come una pietra possiede una certa frequenza di vibrazioni.”

E sentite cosa diceva il fisico Max Planck: “Avendo consacrato tutta la mia vita alla Scienza più razionale possibile, lo studio della materia, posso dirvi almeno questo a proposito delle mie ricerche sull’atomo: la materia come tale non esiste! Tutta la materia non esiste che in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e mantiene questo minuscolo sistema solare dell’atomo.”

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Questo articolo è un estratto dal libro “Viaggio Tra Le Note. I segreti della teoria e dell’armonia musicale” di Dario Giardi (2016, edito da I Libri Di Emil), un percorso dove vengono presentati e descritti, sotto una luce diversa, tutti gli aspetti e i segreti della teoria e dell’armonia musicale, frutto della sua esperienza presso il Berklee College of Music di Boston.

L’articolo è stato esteso a partire dalla versione originale e concesso ad Aural Crave per la pubblicazione web.

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