Villains, un buon ritorno per i Queens Of The Stone Age

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L’annuncio che il nuovo disco dei Queens Of The Stone Age fosse prodotto da Mark Ronson (conosciuto per le sue collaborazioni con Amy Winehouse, Duran Duran, Bruno Mars e Lady Gaga) aveva fatto un pò storcere il naso a molti appassionati della band hard rock, poco propensi ad accettare l’autore di Uptown Funk come timoniere di Villains.

Eppure, in realtà il settimo album della band hard rock non appare affatto compromesso da sonorità pop come molti immaginavano, anzi. Villains (la cui copertina sembra mostrare le insidie di una seduzione diabolica nel cantante) non sembra affatto risentire della presenza di un produttore apparentemente così lontano dalle sonorità offerte da Joss Homme e compagni. La band, fondata nel 1996 dal chitarrista dopo la fondamentale esperienza nei Kyuss, si è evoluta nel tempo, seguendo gli istinti e la capacità di scrittura del leader, sempre rigoroso e nello stesso tempo intenzionato ad allargare i confini dello stoner rock. Dopo un capolavoro come Songs For The Deaf, i Queens Of The Stone Age hanno faticato a restare sugli stessi standard (altissimi), realizzando dischi a cui mancava sempre qualcosa: solo con …Like Clockwork, spingendo a tavoletta sulla psichedelia, sono riusciti finalmente a pubblicare un album che, nonostante non potesse essere un degno erede di Songs For The Deaf, accompagnava l’ascoltatore verso una nuova dimensione sonora.

Qotsa
Queens Of The Stone Age

Villains punta molto sulla compattezza dei pezzi e sul rispetto che Ronson mostra nei confronti della storia del gruppo, lasciando libera la band di esprimersi senza forzare la mano. Ne nasce un disco che parte subito col botto con brani come Feet Don’t Fail Me e The Way You Used To Do, forse posti all’inizio proprio per rassicurare l’ascoltatore sulle intenzioni rock della band, confermando anche la voglia di Homme di portare a casa un singolo radiofonico. I successivi pezzi come Domestic Animals e Fortress sembrano usciti dalle sessioni di Era Vulgaris, mentre Head Like A Haunted House è il solito pezzo tiratissimo e feroce che Homme cala quando ha voglia di mostrare i muscoli.

La seconda parte del disco mostra il desiderio del gruppo di continuare sulla strada iniziata con …Like Clockwork, dal momento che canzoni come Un-Reborn Again e Hideaway sarebbero state più che bene nel disco precedente, intrise come sono di glam e psichdelia: ma le gemme di Villains sono The Evil Has Landed (pezzo ipnotico costruito su talmente tanti spunti da valere da solo il prezzo dell’album) e Villains Of Circumstance, intenso brano in cui Homme mostra come dovrebbe essere un pezzo potente e melodico allo stesso tempo.

Alla fine il pericolo di un ingresso da parte dei Queens Of The Stone Age nel club dei gruppi pop è (per fortuna) scampato: Mark Ronson ha confezionato assieme a Joss Homme un disco che riporta il gruppo alla compattezza hard rock, senza però disdegnare le solite incursioni in altri ambiti e legittimando la presenza di una band rock nel mainstream. Villains ancora una volta non è un nuovo Songs For The Deaf (che a questo punto forse non ci sarà mai), ma prosegue più che degnamente il percorso iniziato da …Like Clockwork. Il futuro dei Queens Of The Stone Age è ancora tutto da scrivere: pezzi come The Evil Has Landed e Villains Of Circumstance sono ottimi ponti per l’avvenire e una polizza sulla voglia di Joss Homme di non abbandonarsi alle tentazioni del diavolo della classifica.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

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2 comments

  1. Bella recensione, soprattutto scritta da qualcuno che sembra aver ascoltato realmente l’album. Altrove leggo commenti dove si parla di musica ballabile, mainstream, troppo pop, ma secondo me sono pareri basati sulle dichiarazioni antecedenti all’uscita del disco e non legate ad un ascolto.

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