Wild is the Wind, David Bowie e la poesia dell’amore

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Wild is the Wind: una delle canzoni d’amore che più mi emozionano. Composta da Dimitri Tiomkin e Ned Washington per la colonna sonora del film Selvaggio è il Vento del 1957, fu eseguita e registrata per la prima volta da Johnny Mathis.

Esempio perfetto di come poesia e musica si possano fondere insieme. Basta soffermarsi su alcuni versi per comprendere la portata della composizione:

“Lascia che il vento ti soffi nel cuore
Perché folle è il vento, folle è il vento…

Con il tuo bacio inizia la mia vita”

Questa che vi presento è l’interpretazione di David Robert Jones, meglio noto con il nome d’arte di David Bowie. Sembra, da sue dichiarazioni, che si sia convinto a incidere questo pezzo in onore di Nina Simone visto che lei stessa ne aveva fatta, a sua volta, una splendida versione.

Solo Bowie poteva cantare l’amore e il dolore più intimo in questa maniera, rendendo questa sua interpretazione immortale. Perché l’amore avvolge, fa perdere la ragione, i riferimenti; ci si sente trasportati in un folle vento che nessuno degli innamorati vuole arrestare.

“Come le foglie si stringono agli alberi
Oh, amore mio, stringiti a me
Perché siamo come creature nel vento”

Nel sentimento ci si lascia andare, si perdono tutte le difese e restiamo in balia di forze che non riusciamo a controllare. Veniamo trasportati come foglie ma proprio come queste, dopo il volo, si può rischiare di precipitare a terra perché i sentimenti possono mutare velocemente colore. Mai dimenticare che folle è il vento.

Una chicca che non tutti conoscono, una delle canzoni più sottovalutate di Bowie, ma probabilmente entrerà nella playlist di molti lettori, già dal primo ascolto. E difficilmente se ne andrà.

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Dario Giardi ama la musica, la fotografia e la scrittura, ed è l’autore di “Viaggio Tra Le Note. I segreti della teoria e dell’armonia musicale” (2016, edito da I Libri Di Emil). Seguilo su Facebook e Twitter.

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3 comments

  1. Perfetto.
    Questa interpretazione per me è la migliore di tutti i tempi. Quando iniziò ad ascoltarla la rimetto una decine di volte e ogni volta mi vengono i brividi. Magnifico David.

    GIORGIA

  2. Molto ma molto meglio la versione di Nina Simone. Per me la versione del Duca soffre di un’arrangiamento stereotipato che rovina l’atmosfera.

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