Album: Bruno Mars – 24K Magic

Benché fresco di uscita (18 novembre scorso), il nuovo album di Bruno Mars non grida esattamente al successo commerciale, diciamolo. Con un debutto nelle vendite tiepido, ma non mediocre, 24K Magic si è posizionato alla #2 della Billboard Top 200 per un totale di 194,000 copie fisiche e digitali acquistate, se escludiamo nel conteggio le visualizzazioni su YouTube e gli ascolti su Spotify.

Preceduto dall’apripista omonimo, nonché prodotto da Mars insieme agli amici e collaboratori Christopher Brody Brown e Phillip Lawrence (sotto l’originale quanto bislacco pseudonimo Shampoo Press & Curl) e dal duo The Stereotypes, il terzo LP in studio del cantante hawaiano si presenta all’ascoltatore come una vera e propria prosecuzione, lunga soltanto 9 tracce, di un revival celebrativo approcciato esattamente un anno fa con Uptown Funk di Mark Ronson. Stavolta, però, il ventaglio delle sonorità a cui il disco attinge è più ampio: qualche accenno 70’s, primi anni ’80 a iosa e metà dei ’90.

Con questo nuovo album, molto più che con la hit in collaborazione con Ronson, Mars è riuscito difatti a ricreare in modo impeccabile quel momento storico (datato 1981 circa) in cui il funk della vecchia scuola ha ceduto, dopo qualche titubanza iniziale, alle lusinghe dell’elettronica, mischiandosi a quest’ultima e dando vita ad un subgenere musicale di forte impatto, l’electro funk per l’appunto, che di lì a poco avrebbe conquistato perfino rappers e freestylers in erba nella West Coast statunitense.

Chi è cultore accanito della “sporcizia” del funk organico resterà quindi deluso: 24K Magic è un album allegro, festaiolo, sgargiante nella sua omogeneità, ma non per questo scadente. A risaltare soprattutto in brani come il primo singolo e Chunky è il suono elastico e gommoso delle bassline, unito al tintinnìo acuto delle sequenze synth e a chitarre stridenti che vivacizzano le basi di quasi ogni traccia. Più si ascolta questo disco, più la mente percepisce gli echi di pietre miliari del funk elettronico come Genius Of Love dei Tom Tom Club, Just An Illusion degli Imagination e Rockin Radio di Tom Browne, oltre a cogliere palesi analogie con un paio di pezzi dei meno noti Collage che, non a caso, hanno da qualche mese intentato una causa per plagio proprio ai danni di Mars e Ronson, colpevoli a detta dei membri superstiti del gruppo californiano di aver scopiazzato un po’ troppo dalla loro Young Girls (1983) per la creazione di Uptown Funk.

Non tutto in 24K Magic è ispirato agli 80’s, intendiamoci: Bruno in persona non si è dimostrato affatto timido nell’ammettere in diverse interviste che ad esercitare un relativo ascendente sul progetto siano stati anche il trinomio New Jack Swing/R&B/pop sublimato negli anni ’90 (in Finesse l’omaggio a Teddy Riley e a Remember The Time di Michael Jackson è conclamato tanto quanto quello ai Jodeci in That’s What I Like) e l’aspetto più brioso e ritmato dell’urban beat, che ha modo di palesarsi nel pieno della sua gloria strombazzante in quel crocevia fra James Brown e hip hop che è Perm. Con la più delicata Versace On The Floor, invece, Mars prova ad emulare il vibe e la strumentazione che hanno reso iconica Sexual Healing di Marvin Gaye, filtrata attraverso Shake You Down di Gregory Abbott, senza tuttavia pretendere di eguagliarne lo stile, da bravo manierista quale è sempre stato. Insomma, nonostante questa magia non pesi realmente 24 carati (e in fondo non sia nemmeno pura al 100%), a noi il risultato finale e complessivo piace abbastanza.

24K Magic è in vendita nei negozi di musica via Atlantic Records, scaricabile da Apple Music e altre piattaforme digitali e disponibile in streaming su Spotify.

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