Lo Zen e l’arte di aspettare i Tool

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L’attesa del piacere è essa stessa il piacere.

Si, l’avete sentita nella pubblicità di una nota bevanda con marchio Italiano anche se no, non se la sono inventati loro, bensì un coltissimo letterato tedesco del ‘700.

Al di là della ovvia banalizzazione da spot, pensiamoci su qualche secondo. La musica è un’arte che più di altre si fonda sulla produzione periodica di nuovo materiale e contestualmente potremmo considerare l’attesa come parte integrante del processo artistico. Immaginate questo: di quanti artisti avete letteralmente divorato la discografia dopo averli scoperti?

Visto che ci piacciono gli inglesismi, lo potremmo definire binge-listening? Rendiamo noto che se il termine non dovesse esistere ne rivendichiamo la paternità assoluta ed i diritti di utilizzo.

È una abitudine sicuramente soddisfacente e che ben si adatta a chi ha una vita (potremmo anche chiudere la frase qui) intensa e fatica a ritagliarsi del tempo per ascoltare tutto l’ascoltabile a portata di orecchio.

Quando  la pratica sfugge di mano, si inizia a misurare il tempo in dischi.

Perciò la routine mattutina è un disco punk, il tragitto casa-lavoro è un disco prog ed il periodo di stasi fra la cena ed il primo sbadiglio traditore è un ¾ di disco ambient.

È superfluo notare dunque che il modo migliore per godere della musica sia affidarsi ad i tempi di maturazione dell’artista stesso.

Voglio dire: bello ascoltarsi tutti i Led Zeppelin in 3 giorni, è un po’ quello che abbiamo fatto tutti. Ma vuoi forse paragonare l’esperienza di chi ha dovuto attendere anni fra il loro (fenomenale) esordio e Led Zeppelin IV? Ed un lustro dopo si è trovato fra le mani Presence?

Veloce riassunto delle fasi maniacali di un aficionado.

Compri l’ultimo disco della tua band preferita. Lo ascolti, lo consumi, lo sai a memoria. Se sei abbastanza fortunato e non fanno un’unica data al palasport di Garagnate Del Ticino Nuovo, li vai pure a vedere in concerto. Quando ti risale la scimmia cerchi bootleg e passi le giornate sulla playlist dei video di Youtube ripresi da un tizio che probabilmente è ripieno di doppio malto del discount e che non riesce a tenere il telefonino sopra la sua testa per più di sette secondi senza girarlo verso di se a riprendersi mentre canta.

Poi leggi su una webzine che il gruppo ha annunciato un nuovo album: tuffo al cuore ed attesa fino al Day One di uscita con chiusura di qualsiasi contatto non strattamente necessario per godere al massimo dell’immersione.

Forse penserete che sia una esagerazione, ma qualcuno la fuori capisce fin troppo bene di cosa parliamo.

E poi… poi c’è chi esagera.

Fa un po’ tenerezza ritrovare degli stati di Facebook scritti 5-6 anni fa in caps lock che strillavano di gioia perché una certa band californiana aveva fatto trapelare un piccolo indizio riguardo l’uscita del loro nuovo album.

Ultimo album ufficiale pubblicato nell’anno del signore 2006.
Nome della band: Tool.
Siamo a 10 anni.

Il loro caso è particolarmente interessante, azzarderei  quasi divertente. Parliamo di un’entità decisamente fuori dalle righe, con tempi di lavorazione fra un album ed il successivo che si attestano dai 4 anni in su. E fin qui non c’è nulla da discutere: artisticamente incommensurabili, con dischi che rasentano la perfezione in quanto ad idee, concept, cura dei dettagli, registrazione, artwork e, in un certo senso, anche di promozione.

Il primo dei tanti esempi che ho in mente è la sezione Dissectional del loro sito web, dove sono raccolte le loro influenze artistiche che si dischiudono davanti a voi mentre letteralmente “operate” un corpo con il cursore a forma di bisturi.

Oppure per iniziare potreste dare un’occhiata ad un loro concerto live in Dvd per farvi un’idea del tipo di show che normalmente tirano su e del coinvolgimento che riescono a creare.

Ma non potete, mi dispiace. Non esistono registrazioni autorizzate dalla band, perché uno dei loro obiettivi è creare un’aura di intimità con il proprio pubblico che non potrebbe essere trasmessa tramite un homevideo.

Perciò facendo un rapido calcolo: 4 album, 1 EP ed un Box set dal 1992 al 2006. Poi più nulla di ufficiale, solo registrazioni di alcuni concerti su youtube, con le caratteristiche descritte poc’anzi.

Iniziate a capire?

Il grado di rifinitura e la ponderazione che ripongono in ogni loro opera spinge i loro ascoltatori accaniti (cioè tutti i loro ascoltatori) a farsi forza l’un l’altro ed a stringere i denti insieme.

Sicuramente i leak che escono fuori con una certa regolarità non aiutano. Come quando il chitarrista parlando con alcuni fan ad un concerto disse che il nuovo disco era già pronto e sarebbe uscito il giorno successivo, provocando in poche ore centinaia di ricoveri per tachicardìa. O quando il batterista dei Motorhead ed ultimamente i Meshuggah hanno avuto modo di ascoltare qualche estratto delle loro registrazioni ed hanno definito il nuovo materiale incredibile.

Ma allora ditelo che un po’ lo fate apposta.

Non giova neanche il rapporto fra il cantante Maynard James Keenan e la stampa. Il talento inversamente proporzionale alla sua voglia di parlare con i giornalisti e più in generale di dare spiegazioni (come dargli torto) lo hanno portato a liquidare tutto con un secco “Do you think I’m fucking lazy?“. E con due side project (i notevoli A Perfect Circle e gli altalenanti Puscifer), un’autobiografia in uscita ed una azienda vinicola da mandare avanti, un po’ tendiamo a credere che non sia la pigrizia il problema.

Tutta questa storia ricorda uno di quei film scadenti in cui c’è una coppia che si ama tantissimo ed uno dei due è una sorta di odioso psicopatico che sa bene quanto l’altro sia dipendente da lui, quindi non fa altro che provocarlo finchè l’altro o se ne va per sempre o pianifica un efferato omicidio.

Con la differenza che in questo caso, nessuno ha mai pensato veramente di troncare il rapporto. Mente chi vi dice che, anche dopo anni, ogni volta che legge una news sui Tool spera sempre, con quel poco di farfalle nello stomaco, che in fondo all’articolo ci sia anche un minuscolo aggiornamento sulla data di uscita. Anche solo per poter leggere Giugno 2025, per mettersi l’anima in pace insomma.

Sono 10 anni che non ci muoviamo.

La nostra forza mentale è quella di un oplita a cui è arrivata la chiamata per un viaggio premio alle Termopili.

Il nostro autocontrollo si fortifica un clickbait alla volta.

Perchè in fondo lo sappiamo, la ricompensa sarà imponente almeno quanto l’attesa.

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