📌 In questo approfondimento
Se il film Masterplan mette in scena un furto attraverso passaggi sotterranei segreti, la realtà geologica conferma che nessun tunnel attraversa la Senna per raggiungere il Louvre. Il vero furto della Gioconda del 1911 si basò infatti su semplici disattenzioni della sicurezza piuttosto che su soluzioni ad alta tecnologia. Questa analisi esplora la reale mappa sotterranea di Parigi per separare la finzione cinematografica dai fatti storici, raccontando nei dettagli come Vincenzo Peruggia portò a termine il furto d’arte più famoso della storia usando soltanto una tuta da lavoro.
Questa analisi è disponibile anche in inglese: The ‘True Stories’ Behind Masterplan: The Underground Tunnels & the Real Mona Lisa Theft
Esce un nuovo film su una rapina eccellente in uno dei luoghi più controllati del mondo, e ovviamente le curiosità emergono immediate. Masterplan esegue probabilmente il sogno proibito di ogni ladro eccellente al mondo: rubare la Monna Lisa dal museo del Louvre. Un’impresa che nessuno oggi crederebbe possibile, e che dunque scatena una serie di domande su quanto realistico sia il piano delineato da Stanley Tucci nel film.
In particolare, la possibilità di accedere ai sotterranei del Louvre attraverso i vecchi tunnel sotto Parigi è affascinante: esiste sul serio una casta rete di tunnel nascosti sotto la capitale francese, quindi è naturale chiedersi quanto davvero sarebbe assurdo trovare “il tunnel giusto” per entrare segretamente nel Louvre. E poi c’è Vincenzo Peruggia: l’uomo che rubò per davvero la Gioconda al Louvre nel 1911. Due indizi troppo gustosi per non essere esplorati oggi.
Tocca dunque analizzare la potenziale “storia vera” dietro al furto di Masterplan: è davvero possibile penetrare nel Louvre attraverso i tunnel sotterranei? E come ha fatto Peruggia a rubare per davvero la Monna Lisa oltre cent’anni fa?
Esiste davvero i tunnel sotto il Louvre? La verità sulla Parigi sotterranea
L’idea di intrufolarsi nel museo più famoso del mondo attraverso un passaggio medievale dimenticato o una grata fognaria suona benissimo sullo schermo. In Masterplan, la banda utilizza un passaggio sotterraneo segreto che collega l’Académie Française sulla Rive Gauche ai sotterranei del Louvre sulla Rive Droite. Ma sebbene la Parigi sotterranea sia una realtà ben concreta, questo specifico percorso si scontra con un enorme ostacolo geografico e ingegneristico: il fiume Senna.
Per collegare questi due punti di riferimento nel sottosuolo, bisognerebbe passare direttamente sotto il letto del fiume. I tunnel subfluviali esistono a Parigi, ma si tratta di imponenti opere di ingegneria civile come la Linea 4 della metropolitana o i profondi sifoni per le acque reflue, costruiti con cassoni metallici immersi e acciaio rinforzato. Semplicemente, non esistono tunnel segreti storici e percorribili a piedi che scorrano sotto il letto del fiume collegando le due sponde opposte della città.
Il sottosuolo urbano che alimenta così tante leggende sui furti è in realtà suddiviso in reti ben distinte e isolate tra loro. Quando si pensa ai tunnel segreti di Parigi, di solito si immaginano le antiche cave di calcare note oggi come le Catacombe: si tratta di tunnel scavati originariamente dagli antichi romani e poi estesi nel medioevo per estrarre materiali da costruzione da sotto la città. A partire dal 18esimo secolo, quegli stessi tunnel sono stati usati per far fronte all’emergenza dei cimiteri parigini: migliaia di cadaveri sono stati conservati in quei tunnel, diventando appunto delle catacombe.
Si tratta dunque di tunnel che si possono davvero percorrere, e storicamente sono stati usati sul serio da criminali per nascondersi e muoversi in segreto: alla fine del 18esimo secolo i contrabbandieri li usarono per far entrare vini e merci segretamente in città, scavalcando le porte superficiali destinate al pagamento delle tasse. E durante la seconda guerra mondiale, sia la resistenza francese che le forze armate naziste usarono quei tunnel per stabilire avamposti nascosti da usare per gli scontri armati.
Quei tunnel però esistono solo dalla parte della riva sinistra della Senna, mentre il Louvre sta sulla riva destra. Il terreno dalla parte del Louvre, invece, è molle e fangoso e non sono mai stati scavati tunnel per l’estrazione di materiale. Non esistono tunnel appartementi al vecchio sistema di estrazione o alle catacombe di Parigi che scavalcano la Senna e arrivano all’altra parte.
C’è poi la rete fognaria di Parigi, completamente ricostruita durante la grande trasformazione della città da parte del barone Haussmann a metà Ottocento. L’ingegnere Eugène Belgrand progettò gallerie voltate in pietra abbastanza ampie da consentire agli operai comunali di camminarvi in piedi: sono proprio i tunnel in cui fuggì Jean Valjean ne I Miserabili di Victor Hugo, facendoli entrare nell’immaginario collettivo come possibilità di spostamento e fuga in segreto.
Si può in effetti camminare lungo le banchine laterali delle fogne, ma risalire da lì a un edificio è tutt’altra cosa: quei tunnel sono pensati per scaricare le acque provenienti dalla superficie, non per permettere a qualsiasi cosa vivente che stia sotto di arrivare in superficie. Per di più, i tunnel delle fogne sono pieni di gas pericolosi per l’uomo, che possono renderci incoscienti nel giro di pochi secondi. E se tutto questo non bastasse, possono essere inondati dalle acque in qualsiasi momento, e comunque non esiste nessuno di questi tunnel percorribili che attraversa la Senna.
Per chiudere il cerchio: Il Louvre possiede effettivamente un suo vasto mondo sotterraneo, ma rimane rigorosamente all’interno del proprio perimetro. I visitatori possono tuttora camminare tra il fossato medievale portato alla luce e le fondamenta in pietra dell’originale fortezza del XII secolo di re Filippo Augusto, situate nei sotterranei della Cour Carrée. Non c’è possibilità però che dei tunnel esterni abbiano accesso all’area sotto il Louvre: quando negli anni ’80 fu realizzato il progetto Grand Louvre che diede vita alla celebre piramide di vetro, le fondamenta sono state scavate ancora una volta, sigillandole. Se ci fossero stati dei tunnel che penetravano il terreno sotto il Louvre, sarebbero stati chiusi già a quei tempi.
In altre parole, l’idea di trovare “Il tunnel giusto” che penetri dentro le mura del Louvre è un’ipotesi affascinante che funziona in un film o in un romanzo, ma che nella realtà non corrisponde a nessuna delle possibilità offerte dalla mappa sotterranea di Parigi e dalla struttura del Louvre.
La storia vera del furto della Gioconda nel 1911
La Gioconda fu davvero rubata dal Louvre. Ma la meccanica del furto è molto lontana dalla fantascienza hollywoodiana che vediamo spesso nei film di genere, ed è avvenuta in un’epoca con pochi strumenti tecnologici. A realizzarla fu un decoratore italiano, Vincenzo Peruggia, che sfruttò la sua conoscenza dei locali del museo e delle sue routine di sicurezza.
Peruggia era stato di fatto assunto dal museo del Louvre qualche tempo prima, per montare i vetri protettivi a diversi dipinti, inclusa la Monna Lisa. Sapeva quindi nel dettaglio come rimuovere quelle protezioni, e aveva anche sviluppato una profonda consapevolezza delle abitudini del corpo di sicurezza del museo. A un certo punto, mosso da ragioni nazionaliste che da sempre considerano l’Italia come la patria naturale che dovrebbe ospitare il capolavoro di Leonardo da Vinci, decise di usare tutto ciò che sapeva per rubare la Gioconda. E ci riuscì, con una semplicità che ha dell’assurdo.
Peruggia approfittò di un giorno in cui il Louvre sarebbe stato chiuso per manutenzione, il lunedi 21 agosto 1911. Indossò una tuta uguale a quella degli altri addetti alla manutenzione ed entrò inosservato nel Louvre. Attese di essere solo nella sala della Gioconda, poi rimosse il vetro protettivo (che lui stesso aveva installato tempo prima), estrasse il dipinto dalla cornice, e semplicemente se lo portò via. Uno degli impiegati che facevano manutenzione gli aprì perfino la porta per farlo uscire, e nessuno si accorse che aveva con sé uno dei dipinti più famosi del mondo.
L’assenza della Gioconda fu scoperta solo il giorno dopo. Le investigazioni che seguirono provarono a coprire ogni possibilità, e anche Vincenzo Peruggia fu interrogato più volte, con la polizia che ispezionò anche il suo appartamento. Non fu trovato nulla però, nessuno mise in dubbio le risposte fornite da Peruggia, non fu dato seguito all’analisi delle sue impronte, e così il dipinto non fu trovato.
L’obiettivo di Peruggia era riportare la Gioconda in Italia. Nel 1913, raggiunse Firenze e si mise in contatto con un curatore d’arte locale, spiegando che era in possesso della Gioconda e voleva rimetterla a disposizione della patria che le spettava. Fu contattato il direttore degli Uffizi, che autenticò il dipinto e poi informò la polizia. Peruggia fu arrestato e il dipinto fu restituito al legittimo proprietario, il Louvre.
Il furto di Vincenzo Peruggia fu di una semplicità disarmante e rivelò le carenze del sistema di sicurezza del museo in quel periodo. Non coinvolse nessun piano complesso a cui nessuno aveva mai pensato, ma semplicemente la conoscenza di come andavano le cose nel museo e la superficialità degli uomini che dovevano proteggere i dipinti da malintenzionati.
Oggi, ovviamente, mettere a segno un furto nel Louvre è un’impresa di tutt’altra complessità. Eppure, resta ancora un’ambito obiettivo dai ladri di lusso di tutto il mondo, e qualcuno ci è persino riuscito nel 2025, un anno prima dell’uscita del film Masterplan, quando un gruppo di otto ladri travestiti da muratori riuscì a trafugare alcuni gioielli della corona francese in pieno giorno.
Si tratta dunque di una fantasia ancora ben radicata nel mondo reale e anche in quello cinematografico, che resisterà ancora a lungo e continuerà ad essere protagonista di film e serie anche in futuro. Rubare la Gioconda è probabilmente qualcosa che non succederà mai più nella storia, ma i registi e i professionisti del crimine non smetteranno di valutare ancora modi spettacolari per penetrare le difese del museo più visitato al mondo.

