Vincenzo Peruggia, l’uomo che rubò la Gioconda

La Gioconda è probabilmente il quadro più famoso e fotografato del mondo. Una diceria molto diffusa è che essa sia stata trafugata da Napoleone durante le campagne d’Italia, ciò non risponde al vero, ma questa chiacchiera è probabilmente alla base di uno dei più incredibili furti della storia. Il ladro si chiamava Vincenzo Peruggia.

Vincenzo Peruggia

L’autore del celebre furto, Vincenzo Peruggia, era uno degli operai che lavorava al museo e era nato a Dumenza (VA) l’8 ottobre 1881.

Era il 21 agosto 1911 e per il Louvre era il giorno di chiusura settimanale. Verso le sette del mattino, Peruggia entrò nel museo attraverso la porta usata dagli operai e si diresse al Salon Carré. Staccò il quadro e mentre fuggiva si liberò di cornice e vetro. Infine avvolse il quadro nella giacca, uscì dal museo e andò a prendere l’autobus.

Avendo sbagliato direzione, scese e si fece riportare a casa da una vettura. Nascosto il quadro, tornò al lavoro, giustificando il ritardo coi postumi di un’ubriacatura. Inizialmente Perruggia, temendo l’umidità del suo alloggio, affidò il quadro ad un compatriota. Dopo aver realizzato una cassa in legno nella quale custodirlo, lo riprese e lo tenne con sé.

Sospettati d’élite

Il furto fu scoperto il giorno dopo, i visitatori furono perquisiti e il personale interrogato. Durante le lunghe indagini che seguirono furono addirittura arrestati due giovani che avrebbero in seguito fatto la storia: Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso.

Peruggia venne interrogato e la sua stanza perquisita, ma la Gioconda, nascosta in un apposito spazio ricavato sotto il tavolo, non fu trovata.

Due anni dopo il collezionista d’arte fiorentino Alfredo Geri ricevette una lettera in cui gli si proponeva l’acquisto della Gioconda, a patto che essa rimanesse in Italia. Geri fissò un incontro e prese in custodia il capolavoro per esaminarlo. Vincenzo Peruggia fu arrestato il giorno successivo dai carabinieri.

Com’è finita la Gioconda al Louvre?

Vincenzo Peruggia dichiarò che il suo movente era il patriottismo: aveva letto su un opuscolo che vari quadri esposti al Louvre era stati rubati da Napoleone e voleva riportarne uno in patria. La sua scelta iniziale era ricaduta sulla Bella Giardiniera di Raffaello – comprata in realtà da re Francesco I nel 1500 – ma le dimensioni gli avevano fatto cambiare idea: la Gioconda era molto più maneggevole.

Quello che Peruggia ignorava, era che in realtà la Monna Lisa era stata portata in Francia da Leonardo stesso, nel 1516. Da Vinci era stato invitato a corte proprio da re Francesco I, che era un grande cultore delle arti e che lo aveva alloggiato nel meraviglioso castello di Amboise. Il dipinto fu quindi acquistato dal sovrano, non è chiaro se da Leonardo stesso o dai suoi eredi. Anni dopo Luigi XIV lo fece portare a a Versailles, ma in seguitò alla rivoluzione il quadro tornò al palazzo del Louvre. L’unico vero legame con Napoleone, è che Bonaparte tenne per un periodo la Gioconda appesa nella sua stanza da letto.

Il processo

Il processo si svolse il 4 e 5 giugno 1914 presso il tribunale di Firenze. A causa del sostegno del popolo italiano e dell’invocazione dell’infermità mentale, l’uomo ottenne una condanna mite: un anno e quindici giorni di prigione, che furono in seguito ulteriormente ridotti.

La Monna Lisa tornò in Francia, accolta in pompa magna dalle autorità.

Una volta scarcerato, Peruggia partecipò alla prima guerra mondiale e in seguito tornò a vivere in Francia. Morì l’8 ottobre 1925 a Saint-Maur-des-Fossés per un infarto.

Il cantautore abruzzese Ivan Graziani ha dedicato la canzone “Monna Lisa” a questa vicenda.

Articolo pubblicato originariamente su annamariapierdomenico.it e concesso ad Auralcrave per la ripubblicazione.

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