Gli appassionati di cinema già lo sanno: per completare una volta per tutte la saga di Avatar mancano ancora almeno un paio di film all’appello. James Cameron, la mente dietro la serie fantascientifica con profonde tematiche ambientaliste, ci ha messo tredici anni per sviluppare il primo sequel all’originale Avatar e tre anni per realizzare il secondo film: il tutto con budget che farebbero impallidire intere altre saghe. Questa monumentale dedizione al perfezionamento tecnico e visivo è una costante nella carriera del regista, fin dai tempi della complessa e mastodontica produzione di Titanic, un capolavoro che ha ridefinito la storia del cinema moderno.
La domanda che circola da tempo tra gli addetti ai lavori di Hollywood è una sola: riuscirà Cameron a convincere Disney a mettere in cantiere queste ultime due pellicole, tanto ambiziose quanto costose? Cameron sembra però avere le idee chiare su come rendere sostenibile il tutto ed ha iniziato a delineare in maniera pubblica la strategia con la quale intende affrontare questa sfida produttiva.
Meno tempo, meno budget: la strategia di Cameron
Le dichiarazioni di Cameron sono arrivate all’interno di un noto podcast cinematografico. Il regista ha raccontato di star lavorando contemporaneamente su diversi progetti e di non aver ancora cominciato la parte attiva del lavoro per quarto e quinto capitolo, che sono ancora in fase di valutazione; per il momento il regista e il suo team di esperti stanno esaminando nuove tecnologie per realizzare i film in maniera ancora più efficiente
Efficienza è il termine cardine perché i problemi produttivi della saga sono legati proprio a costi e tempi. Il regista ha spiegato che idealmente vorrebbe girare i prossimi film impiegando la metà del tempo con cui è stato girato Avatar Fumo e Cenere utilizzando 2 terzi del budget rispetto ai precedenti, così da poter allineare il costo di produzione del film con quanto viene fatto ad Hollywood con i “film normali”.
Il problema è capire la fattibilità del progetto secondo budget e restrizioni derivanti dalla produzione Disney, cosa che secondo Cameron richiederà ancora circa 1 anno di studi ed esperimenti tecnici; le uniche deadline da rispettare sono legate alle date d’uscita idealmente dichiarate da James tempo addietro, con il quarto capitolo della saga previsto per dicembre 2029 e il quinto invece per dicembre 2031… ma senza le conferme da parte di Disney sono date un po’ vacue.
Il perché Disney non confermi subito quanto desiderato da Cameron non è dato sapere ma è legittimo pensare che voglia degli importanti studi di fattibilità su come il regista intende portare avanti la realizzazione del film. Finora i film di Avatar realizzati sono sempre stati dei progetti tecnicamente all’avanguardia: il primo, ad esempio, è stato per un decennio il punto di riferimento assoluto per la performance capture, mentre il secondo ha ridefinito i confini delle riprese subacquee e della gestione degli effetti visivi in CGI. Queste continue sperimentazioni non sono semplici sfizi estetici, ma servono al team di produzione per mappare l’evoluzione delle tecnologie digitali e capire come ottimizzare i flussi di lavoro su larga scala.
L’obiettivo del regista è sfruttare la convergenza tra cinema e software per creare librerie di asset virtuali riutilizzabili, riducendo i tempi morti della post-produzione ed espandendo al contempo l’universo narrativo senza gravare linearmente sui budget futuri.
Il delicato equilibrio dei numeri
Gli esperti di cinema Hollywoodiano sono convinti che le motivazioni dietro il ritardo nella partenza dei lavori legati alla conclusione della saga di Avatar siano da legare alle performance del terzo capitolo della saga. Avatar: Fuoco e Cenere infatti ha incassato circa 1,48 miliardi di dollari nel mondo, una cifra importante ma comunque lontana dai 2,7 e 2,4 miliardi raccolti dai primi due capitoli, a fronte di un costo di produzione astronomico, stimato intorno ai 400 milioni di dollari, ai quali vanno sommate le altrettanto ingenti spese di marketing.
La forbice in cui si gioca la partita è proprio questa, tra incassi in calo e costi crescenti ; per minimizzare le possibilità che il progetto venga fermato sul nascere, Cameron è fortemente convinto che i due film conclusivi si possano realizzare ma applicando specifiche strategie di risparmio e sfruttando l’evoluzione tecnologica per ridurre tempi e spese.
Non è da escludere che ci siano delle decisioni di monetizzare il brand su più canali, ad esempio continuando con le produzioni videoludiche (come l’ottimo Avatar: Frontiers of Pandora di Ubisoft) o iniziando a dare in licenza il mondo di Pandora per esperienze di gioco basate su rulli e combinazioni rapide. La speranza che sicuramente accomuna tutti gli appassionati, però, è che ci sia un limitatissimo utilizzo di intelligenza artificiale generativa. Se da un lato l’automazione affascina l’industria dello spettacolo, dall’altro emergono quesiti etici profondi su come l’intelligenza artificiale stia effettivamente influenzando e ridefinendo il nostro immaginario comune.
Parliamoci chiaro: a nessuno piace l’idea di un kolossal spettacolare ma svuotato della sua componente puramente umana, specialmente all’interno di un genere che ha regalato pietre miliari indimenticabili alla storia del cinema, come dimostra la gloriosa tradizione dei migliori film di fantascienza dedicati proprio al rapporto con l’intelligenza artificiale. Chi vivrà, vedrà.