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L’eco di ‘I Can’t’: perché Cameron canta i Radiohead in Creature Luminose

Il significato emotivo della canzone dei Radiohead ‘I Can’t’ in Creature Luminose: ecco perché Cameron sceglie questo brano del 1993 su Netflix.

Questa analisi è disponibile anche in inglese:
The Echoes of ‘I Can’t’: Why Cameron Sings Radiohead in Remarkably Bright Creatures

Potevano esserci vari momenti commoventi in Creature Luminose, l’adattamento Netflix del bestseller di Shelby Van Pelt, e sicuramente il film non è mancato di far scendere una lacrima dai nostri occhi: vedere Sally Field nei panni dell’anziana Tova che ha perso il figlio e il marito fa sciogliere il cuore, e assistere al modo in cui lei e Cameron si avvicinano ci offre una tenera parentesi ritagliata in un mondo solitamente frenetico e chiassoso.

Eppure, il momento più emotivamente intenso del film è quello che meno ti aspetti: l’esibizione di Cameron al bar, mentre interpreta una versione acustica di I Can’t, che lui stesso descrive in una scena precedente come la canzone più sottovalutate del primo album dei Radiohead. A posteriori, sapendo come finisce la storia, quella canzone assume un significato ancora più intenso, proprio per il legame nascosto che crea con il padre di Cameron, fino a quel momento sconosciuto.

Perché proprio I Can’t? La scelta di questa specifica canzone ha in realtà un significato del tutto particolare per il carattere di Cameron in Creature Luminose, e scoprirne le sfumature ci permette di cogliere uno dei segreti nascosti del film.

I Can’t: l’introversione di Cameron e il legame col padre

Il primo momento in cui vediamo Cameron entrare in contatto con I Can’t è mentre sta guidando l’auto di Tova. Tova tira fuori dal cruscotto delle vecchie cassette appartenenti a suo figlio, e tra queste c’è proprio il primo album dei Radiohead, Pablo Honey. Quando la inserisce nel lettore e preme play, le noste sembrano provenire da un’era musicale diversa, e l’intensità introspettiva del brano entra subito in connessione con Cameron e con noi.

Creature luminose | Trailer ufficiale | Netflix Italia

Come scopriamo alla fine della storia, Cameron è in realtà il figlio di Erik, il ragazzo che Tova ha perso anni prima. Quindi, quella cassetta, in quel formato analogico che ormai appartiene a due generazioni fa, rappresenta un legame a sorpresa con il padre che Cameron non ha mai conosciuto: lui, cresciuto con la chitarra della madre e diventato un musicista, aveva la musica nel sangue anche grazie alla naturale passione del padre Erik per le grandi band del rock.

La stima verso i Radiohead, quindi, rispecchia il carattere che Cameron ha ereditato da Erik, senza saperlo. E mentre ascolta I Can’t nella macchina di Tova, Cameron non sa ancora di stare approfondendo il legame con il padre che non ha mai conosciuto, sotto le note introspettive di un brano che riflette le somiglianze caratteriali dei due.

Il significato di I Can’t: una canzone per chi non trova il suo posto nel mondo

Come per molte altre canzoni del primo album dei Radiohead, I Can’t esprime una condizione esistenziale che la band sentiva molto potente in quegli anni: quella di giovani non ancora pienamente integrati nella società, che non avevano ancora trovato la loro dimensione. In Pablo Honey, Thom Yorke interpreta il ruolo di cantante disconnesso dal mondo, che lui non capisce e da cui non si sente capito.

Per questo, il significato di I Can’t si adatta perfettamente al carattere di Cameron: è anche lui un giovane cantante, e la sua vita è segnata dalle radici perdute (la madre morta e il padre ignoto) e dalla sensazione di non avere un luogo di appartenenza nel mondo (non ha nemmeno una casa e dorme nel van ereditato dalla madre). Possiamo vedere chiaramente perché I Can’t ha fatto risonanza all’istante con le sue emozioni, in quanto lamento introverso di un artista che ha bisogno di qualcuno che lo ancori in maniera stabile.

I Can't - Radiohead

Please forget the words that I just blurted out
It wasn’t me, it was my strange and creeping doubt
It keeps rattling my cage and there’s nothing in this world will keep it down

Even though I might, even though I try, I can’t
Even though I might, even though I try, I can’t

Per favore, dimentica le parole che mi sono appena sfuggite
Non ero io, era il mio strano e strisciante dubbio
Continua a scuotere la mia gabbia e non c’è nulla al mondo che possa placarlo

Anche se potrei, anche se ci provo, non ci riesco
Anche se potrei, anche se ci provo, non ci riesco

Già in questi versi è chiara questa incomunicabilità a doppio senso tra il protagonista e il mondo in cui vive: niente lì fuori potrà mai rassicurarlo, e da nessuna parte i suoi dubbi e le sue insicurezze troveranno mai accoglienza. Sembra quasi di riverere la storia di Cameron in questo testo: un ragazzo senza genitori, senza una dimora e senza legami forti che lo spingano a mettere radici in un luogo particolare.

Come lo stesso Thom Yorke, anche Cameron inizia a cantare I Can’t con voce sommessa, in mezzo al chiasso del bar. Eppure, gradualmente, l’intensità della musica si fa spazio in quel contesto, e finisce per umilmente conquistare tutti. Alla fine di quella performance, il bar è completamente catturato dalla voce del protagonista, che in quel momento, almeno per un attimo, può sentire che il mondo ha posto anche per la sua fragilità.

So many things that keep, that keep me underground
So many words that I, that I can never find
If you give up on me now, I’ll be gutted like I’ve never been before

Così tante cose che mi tengono, che mi tengono sottoterra
Così tante parole che io, che io non riesco mai a trovare
Se rinunci a me adesso, ne uscirò sventrato come mai prima d’ora

Il ritorno a casa di Cameron

Alla luce di ciò che scopriamo alla fine di Creature Luminose, ci rendiamo conto che quell’esecuzione acustica di I Can’t non è stata soltanto un interludio musicale, ma un vero punto di svolta emotivo del film: in quel bar, Cameron non sta solo cantando Radiohead; sta inconsapevolmente dando voce ai sentimenti di Erik, il padre che non ha mai incontrato, proprio davanti agli occhi lucidi di Tova, la nonna che non sapeva di avere.

È in questa trama invisibile di connessioni che risiede la magia del film e della storia che lo ispira. La musica che agisce come un ponte generazionale, un filo sottile che collega il passato tragico di Tova al futuro incerto di Cameron. E alla fine, quel timore espresso dal testo di essere “sventrato come mai prima d’ora” si rivelerà una paura infondata: Cameron ottiene il suo segnale di riconciliazione con il mondo e trova una casa e una famiglia, nelle vesti della nonna ritrovata Tova che, per chiudere il cerchio, aveva anch’essa il disperato bisogno della dimensione familiare perduta.

E così, attraverso una canzone dei Radiohead di oltre venti anni prima, Creature Luminose ci ricorda che non è mai troppo tardi per essere ritrovati.

Carlo Affatigato

Carlo Affatigato

Carlo Affatigato è il fondatore e Direttore Editoriale di Auralcrave. Ingegnere di formazione con un background in psicologia e life coaching, è analista culturale e scrittore professionista dal 2008. Carlo è specializzato nell'estrarre significati nascosti e intenzioni umane dalle storie globali di tendenza, unendo il rigore scientifico a una lente umanistica per spiegare l'impatto psicologico dei nostri momenti culturali più significativi.View Author posts