La sua musica nasceva da qualcosa che proveniva dalla sua biografia, dallo studio tecnico rigoroso e musicale, e da un linguaggio che lo potesse rappresentare.
Nel ricordo di James Senese a molti sarà tornata in mente una sua scena, simbolica e divertentissima, nel film “No, Grazie il caffè mi rende nervoso“. Quella dell’intervista di Lello Arena, irreale e realistica nello stesso tempo. Tra i protagonisti del film ci sono Massimo Troisi e Lello Arena e numerosi attori provenienti dal teatro. Il soggetto è di Massimo Troisi, e si tratta di un genere per certi versi nuovo per lui: una commedia thriller, che dispensa una sequenza infinita di sketch ironici sull’essere napoletani.
Essere napoletani era allora un problema storico, Napoli stava ridefinendo sé stessa attraverso artisti come Massimo Troisi, la musica dei Neapolitan Power, Pino Daniele e tutti i protagonisti della sua band. Una Napoli che è sempre stata storicamente antiideologica, alla fine delle ideologie non era stata immune alle rivendicazioni sociali moderne ed ai suoi cambiamenti, alle innovazioni culturali ed artistiche internazionali e che voleva parteciparvi con una propria voce. Se è vero come diceva Oscar Wilde che “La vita imita l’arte molto più di quanto l’arte non imiti la vita,” questi artisti stavano delineando ai napoletani, in quel momento storico, un nuovo modo di essere napoletani e di stare al mondo. Di esprimere emozioni con un linguaggio nuovo, con significati moderni e con una saggezza intuitiva millenaria.
Questa scena dell’intervista è, sotto certi aspetti, un loro manifesto artistico, sia per le modalità: divertenti ed ironiche, tipiche di questo nuovo fenomeno artistico e di una certa napoletanità, sia per i contenuti irriverenti, rivoluzionari e giusti. In questa scena fanno recitare a James Senese ciò che con una certa forza ed una certa passione era necessario storicamente dire in quel momento. Cosa è l’arte ed il suo linguaggio ed in generale, da quali sensazioni e necessità primordiali proviene.
Esprimersi in dialetto in poesia era già ritenuto normale, esistevano già allora scritti poetici dialettali importanti in Italia, anche la canzone napoletana classica l’aveva già fatto. Da non dimenticare che la prima canzone italiana, intesa come canzone d’autore è guarda caso napoletana, ed è : “Je te voglio bene assaje.” Il teatro con le sue innumerevoli commedie aveva già dimostrato tutto. Adesso era l’ora che certi significati, ambienti, verità interiori universali e sociali, trovassero spazio nella modernità: rock, jazz, blues, e nel cinema moderno.
Il personaggio, la biografia e l’arte di James Senese in questa intervista sono stati scelti magnificamente. La sua musica nasceva da qualcosa che proveniva dalla sua biografia, dallo studio tecnico rigoroso e musicale, e da un linguaggio che lo potesse rappresentare, in cui forma e sostanza diventano tutt’uno, imprescindibili, connessi visceralmente. E non c’entrano nulla tutti gli intellettualismi esterni, che vengono derisi nell’intervista, di fatto sono sovrastrutture ideologiche che non riescono ad intercettare i significati più reconditi e potenti.
Da ricordare che un anno prima era uscito Ricomincio da tre e Arbore racconta che alla prima del film, Troisi gli chiese di accompagnarlo, forse per darsi forza. Arbore racconta che a Troisi tremavano le gambe dalla paura, temeva che il suo primo film, in dialetto, potesse non essere compreso. Arbore lo rincuorò dopo la visione dicendogli che lui rappresentava un nuovo napoletano, moderno e mai rappresentato prima. Quel film divenne il grande successo che tutti sappiamo, primo in classifica per mesi e proiettato per un anno intero nelle sale cinematografiche. Vale forse ciò che Sorrentino, nel film È stata la mano di Dio, fa dire al regista Capuano, con modalità ugualmente irriverenti e drammatiche. “Nell’arte: se hai qualcosa da raccontare, allora dillo.” E James Senese nella scena rivendica di aver avuto qualcosa da dire.
Articolo pubblicato originariamente su arturosanninoblog.it e concesso ad Auralcrave per la ripubblicazione.