I quattro lupi di Londra sono tornati. Dove eravamo rimasti? Dopo oltre quattro anni dalla pubblicazione di Blue Weekend, i Wolf Alice, tra i capostipiti dell’indie rock di nuova generazione, procedono sulla linea del cambiamento. Una mutazione consapevole, spontanea e insieme riflessiva: questo è The Clearing, quarto album in studio della band uscito lo scorso 22 agosto. Il disco, come ha spiegato la frontwoman Ellie Rowsell, è la tappa di arrivo di un lungo periodo di transizione, tanto artistica quanto esistenziale. Di fatto, è anche il primo pubblicato per una major, la Columbia Records, dopo un decennio sotto la Dirty Hit.
Se i primi album del gruppo alternavano sonorità post-grunge a un pop rock a tratti aggressivo, The Clearing si fa notare, sulla scia del predecessore, per un sound camaleontico e dal gusto rétro: di ispirazione anni ’70, ma comunque fedele alle sensibilità del presente; sebbene meno energico, più ironico, maturo e ricercato rispetto agli esordi. Rowsell e colleghi, che avevano già iniziato a esplorare tonalità più morbide in Blue Weekend, sembrano trovarsi a proprio agio anche nelle ballad e in un soft rock che strizza l’occhio ai Fleetwood Mac. Caratteristico è l’uso massiccio del pianoforte, che colora l’album con tinte classiche, come nel caso dell’introspettiva The Sofa, secondo singolo estratto che, forse, più di tutte le altre tracce è in grado di presentarci quest’opera.
Il brano, inserito in chiusura dell’album, naviga tra le questioni dell’età adulta, in cui l’accettazione e la presa di coscienza di sé stessi sono al centro di una ritrovata serenità e pace interiore, come suggerisce l’introduzione al ritornello:
Maybe that’s fine, I’ll be okay
I feel kind of lucky right now and I’m not ashamed to say
I can be happy, I can be sad
I can be a bitch when I get mad
I wanna settle down, oh, to fall in love
But, sometimes, I just want to fuck
I love my life, I love my life
But, sometimes, I just want to
Il divano è così la metafora per un luogo in cui fermarsi, guardarsi dentro e ripartire – come i Wolf Alice hanno fatto in questi anni di assenza – smettendo di inseguire ossessivamente i sogni non realizzati:
Didn’t make it out to California
Where I thought I might clean the slate
Feels a little like I’m stuck in Seven Sisters
North London, oh, England
And maybe that’s okay
L’orizzonte perduto non è la fine del viaggio, ma l’inizio di una nuova consapevolezza.
Tuttavia, The Clearing non è una rinuncia al passato. Il primo singolo in ordine di uscita, Bloom Baby Bloom, attrae con la sua esplosività e il suo magnetismo. Il piano incalzante, che guida l’intera canzone, si unisce a batterie pesanti e a una voce che si scalda verso dopo verso e si avvicina ad alcuni dei brani più rappresentativi dei Wolf Alice, come Giant Peach e Moaning Lisa Smile, perle degli albori. A spiccare qui, però, non è tanto la rabbia punkeggiante, quanto la performance canora di Ellie Rowsell.
Un inno glam al rock da palcoscenico e all’essere donna, come ha spiegato la cantante:
Volevo una canzone rock, volevo che avesse come focus la performance e volevo cantarla come Axl Rose. Ma volevo soprattutto cantare una canzone sull’essere una donna. In passato ho usato la chitarra come uno scudo, suonarla è stato forse un modo per rifiutare il cliché della cantante donna in una band, ma questa volta volevo concentrarmi sulla mia voce come strumento rock e quindi è stato liberatorio mettere giù la chitarra e raggiungere un punto in cui non sento più il bisogno di dimostrare di essere una musicista.
In continuità con The Sofa, siamo di fronte all’autoanalisi (Do you want me to show you who I am?) di una donna-artista pronta a “sbocciare” e che non ha più bisogno di rendere conto agli altri, tantomeno mostrandosi per quello che non è (I’m so sick and tired of trying to play it hard).
White Horses, l’unico brano dell’album in cui il lead vocalist è il batterista Joel Amey, è un duetto in un’aria di festa e ottimismo creata dal riff ipnotico e ballabile della chitarra acustica.
C’è spazio anche per accenni di psichedelia e onirismo, che in Midnight Song si espandono trasportandoci in una notte piena di musica. Grazie agli archi delicatissimi e la voce sopranile, un cielo stellato si apre davanti agli occhi sognanti. Ma cos’è, davvero, la canzone di mezzanotte? È la propria creatività, ritrovata in un momento di connessione profonda con l’io poetico. Ricorda vagamente il concetto di recollection in tranquillity di Wordsworth, quello stato di tranquillità interiore nel quale, dopo tante visioni ed esperienze sensoriali, il poeta inglese si ritirava per scrivere le sue liriche.
L’ultimo estratto, Just Two Girls, è un’ode alla sorellanza, una versione adulta di Bros, brano contenuto in My Love Is Cool e incentrato sull’amicizia infantile e ribelle tra due adolescenti. Stavolta, la complicità tra le amiche ormai cresciute è raccontata con un tono ancora più audace.
Il momento più personale dell’album è raggiunto con Play It Out. Ellie Rowsell è sola col suo pianoforte, la sua voce intima e malinconica. È una confessione a sé stessa sul proprio rapporto con la maternità e l’invecchiamento, visti non con paura ma determinazione:
I wanna age with excitement
Feel my world expand
Go grey and feel delighted
Don’t just look sexy on a man
Just let me play it out
Just let me play it out
The Clearing è un’immersione coraggiosa dentro di sé, che solo dopo aver passato i trent’anni si può raccontare. Sopravvissuti alle crisi giovanili, si continua a camminare su sentieri impervi e misteriosi, ma conservando quel sano disordine scanzonato e irriverente che alberga nell’anima.
In più, si ha una certezza conquistata col tempo: finché si concederà alla propria identità la libertà di fiorire, senza lasciarsi abbattere dai progetti falliti e accontentarsi di vivere per soddisfare aspettative esterne, sarà più facile accettare le inevitabili sfide della vita.
The Clearing – la tracklist completa:
Thorns
Bloom Baby Bloom
Bread Butter Tea Sugar
Safe In The World
Just Two Girls
Leaning Against The Wall
Midnight Song
White Horses
Passenger Seat
Play It Out
The Sofa