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Riascoltare oggi The Ballad of Darren dei Blur

Quando il 20 luglio dello scorso anno uscì The Ballad of Darren dei Blur, ancor prima di ascoltarlo fui colpito dalla sua copertina: una fotografia di Martin Parr -fotoreporter britannico- ritraente un uomo, tale Ian Galt, che, incurante delle nuvole minacciose stagliatesi all’orizzonte e pronte a scaricare fiumi di pioggia, continua a nuotare nella piscina all’aperto di Gourock, Scozia. Tale immagine, di una bellezza mozzafiato, mi ha sorpreso per la sua dirompenza e vitalità: un uomo che, sfruttando la sua debolezza come fosse il costume più avveniristico capace di ridurre l’attrito viscoso dell’acqua, continua la sua strada, il suo percorso, con più slancio ed entusiasmo.

Nel 1995 Ian Galt ebbe un incidente automobilistico… anzi, lasciamocelo raccontare direttamente da lui:

“Nel 1995 ho avuto un terribile incidente d’auto: mi dissero che avrei potuto non camminare mai più. Tuttavia, sono riuscito a entrare in piscina con le stampelle e, per la prima volta, ho potuto muovermi senza di esse. Fu un momento incredibile”.

Dallo scatto di Martin Parr sono trascorsi vent’anni, ed uno dalla pubblicazione di The Ballad of Darren, la cui forza risiede nell’essere un disco piacevolmente mortale, umano e vulnerabile. Affascinante e suggestivo come il suo artwork, il nono album in studio dei Blur ci ha mostrato come Damon Albarn e soci siano stati in grado di sparigliare un’altra volta le carte in tavola, con un sound meno arrembante, più riflessivo, ma ad alto tasso emozionale. Riascoltandolo ieri mi sono accorto come non abbia perso un briciolo di smalto e di bellezza, e come questa Reunion dei Blur sia stata rilevante per consegnarci un gruppo che ha qualcosa da dire.  Poi, in merito a questa Reunion ne capiremo di più dopo la visione di To The End, il documentario sulla band che mentre in Italia ha una data d’uscita ignota, nel Regno Unito è uscito lo scorso venerdì 19 luglio.

Ritornando a Darren, non il Darren Smoggy Evans, guardia del corpo della band fin dagli esordi -ispiratore del disco, e presente nel suo booklet con un ritratto- ma all’album, è doveroso ricordare come le basi di The Ballad of Darren furono gettate a Montreal nell’ottobre del 2022. Damon Albarn, che nell’aver risposto all’ennesima chiamata del suo effluvio creativo si trovava in tour con i Gorillaz, vedeva dalla sua stanza d’hotel un murales raffigurante un Leonard Cohen dallo sguardo sornione e con la mano sul cuore.  Quell’immagine spronò Damon a guardarsi dentro e a buttar giù i testi di quelli che sarebbero diventati i provini con cui, insieme agli altri membri dei Blur, Graham Coxon, Dave Rowntree e Alex James si presentò nel gennaio dell’anno successivo -2023- ai 13 studios di James Ford -producer degli Arctic Monkeys, Fontaines D.C, Florence and The Machine, Depeche Mode ecc. Ford, mettendo la band spalle al muro, riuscì a guidarla nel giro di qualche mese, -le registrazioni di The Ballad of Darren terminarono nel maggio dello stesso anno- alla realizzazione di uno dei loro dischi più intensi e belli.

Per quanto questa parola possa sembrarvi scontata, essa è solo la punta di un iceberg i cui strati sono composti da vulnerabilità, leggerezza, consapevolezza e voglia di esprimere il loro talento attraverso un’urgenza artistica. Con The Ballad of Darren, Damon Albarn ha continuato quel processo d’introspezione iniziato con lo splendido The Nearer The Fountain, More Pure The Stream Flows, uscito nel 2022, sublimando in musica le sue debolezze, le sue paure, i suoi fallimenti e la consapevolezza che ciò che si lascerà andare via o che ci lascerà: amori, amicizie, persone care, non tornerà più.

The Ballad è un disco meravigliosamente fuori dal tempo, pieno di sentimento, profondità ed una melanconica leggerezza che ci fa apprezzare e voler bene ancor di più a quei ragazzi che nel 1991 debuttarono con Leisure.  Me li immagino sul bagnasciuga di una spiaggia britannica a guardare, ma non troppo, l’orizzonte, alla ricerca di nuovi lidi in cui approdare, ma allo stesso tempo, e mi riferisco ad Alex (James), Graham (Coxon) e Dave (Rowntree) ad osservare divertiti Damon (Albarn); ché senza troppa gelosia si aspettano che prima o poi riparta per una nuova avventura creativa senza di loro. Del resto, proprio due giorni fa, il cantante nativo di Londra e cresciuto a Colchester è stato insignito dall’Università di Exeter di una laurea honoris causa per “la sua creatività, l’innovazione e l’impegno per le cause ambientali”.

Quindi che per i Blur sia o meno la fine, poco ci importa in quanto per loro, tenendo a mente la lezione di John Ford -ricevuta da Steven Spielberg e riproposta nel suo The Fabelsman- guardando l’orizzonte quotidiano si ispireranno per nuovi orizzonti artistici che non saranno mai noiosi, ma guarderanno al basso come all’alto. Ed intanto la vita scorre e noi, tenendo a mente Ian Galt, continuiamo a nuotare, magari avendo in testa The Ballad.

Dimitri Grego

Dimitri Grego

Dimitri scrive storie di musica su AuralcraveView Author posts