Deadcrush: la creatività senza limiti degli Alt-J

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Gli Alt-J, o meglio Delta (), iniziano a suonare nella fine del primo decennio del 2000 in Inghilterra. La terra d’oltremanica ospita una miriade di gruppi e i negozi di computer e strumenti musicali in questo periodo sono la più ampia fetta del PIL, vedendo il numero di band che si formano nel suddetto periodo, quasi come fosse un boom musicale.

Gli Alt-j, ossia la combinazione di tasti per produrre il nei computer Mac, nascono dall’incontro fra Gwil Sainsbury (chitarra/basso), Joe Newman (chitarra/voce), Gus Unger-Hamilton (tastiere) e Thom Green (batteria) all’Università di Leeds nel 2007, anche se dal 2014 Sainsbury non fa più parte della band. Proprio Gus e Gwil registravano i pezzi su garage band, un software per produrre musica in casa, o meglio in studentato, e proprio il suddetto programma li ha portati a incidere il primo disco, dopo la laurea. ∆ vuole significare un cambiamento sia della musica in generale che delle loro vite, catapultate dall’essere normali studenti a produttori di musica, e ovviamente musicisti. Lo stile unico, che fa dell’arpeggio di chitarra e della drum machine e sintetizzatori un valore aggiunto al loro indie rock a tratti alternativo e innovativo, una voce spesso falsettata, innocente quanto sincera, che riesce a plasmare quell’atmosfera alternativa e artistica della musica degli ex studenti di Leeds, dall’aria un po’ nerd e quasi geek. Arrivano i primi EP e poi il primo disco, e proprio in questo si capisce di quanto i ragazzi facciano sul serio, ci mettono corpo e anima, e da passione diventa un impegno a tempo pieno quindi nascono

An Awesome Wave (2012) con pezzi quali Tassellate, Matilda e Breezeblocks, poi This Is All Yours (2014) che segna la fine dell’esperienza di Gwil, con pezzi quali “Left hand free”e “Hunger of the pine” con cadenze folk-rock, elettropop e artrock, dove viene descritta la storia dell’arrivo a Nara, una città giapponese, il viaggio e la partenza, in una storia quasi circolare che potrebbe essere un mini concept che ricalca lo stesso tema e le stesse melodie che variano in base alle varie emozioni del narratore.

Relaxer (2017) invece è il primo disco senza Gwil, del quale si avverte la mancanza, ma non perché vi è un cedimento strutturale della band, anzi, sembra abbastanza solida e statica, ma manca il suono del suo basso, preso in mano da Joe, che si impegna al punto tale da avvicinarsi alle ditate di Gwil ma senza il medesimo risultato che si avverte nei primi lavori. In ogni caso “In cold blood” e “Deadcrush” sono dei successi mirabolanti, come è un successo anche il tour mondiale, che scongiura la famigerata crisi del secondo disco. Anzi, nonostante la perdita di Gwil, che nonostante tutto aleggia attorno alla band, la forza della band è data anche dall’evoluzione più elettronica ed effettata dei cordofoni, mentre nel primo pezzo dell’album e in Deadcrush partecipa una cantante del calibro di Ellie Roswell, la bionda colonna portante dei Wolf Alice, altra band inglese dalle sonorità indie rock. Il Disco in questione è stato poi fatto uscire mixato l’anno successivo, nel ’18 col nome di Reduxer

The Dream (2022)  vede un’evoluzione quanto più ricercata di sonorità quali quelle dell’alternative rock, con l’art pop e utilizzo di strumenti da orchestra da sala in quasi ogni pezzo del disco, che risulta più apprezzato del precedente ma non riscuote lo stesso successo anche a causa della pandemia.

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Ma si nota proprio in Deadcrush un’arte dell’improvvisazione spontanea e pura, una jam registrata sui cellulari che riesce a farsi strada in autonomia e diventare un successo e che si avvale di una voce sottile e acuta come quella di Ellie Roswell che intona finemente il pezzo che racchiude varie cotte dei ragazzi per personaggi celebri.

Infatti come disse in un’intervista Thom: “Mentre stavamo finendo di scrivere il nostro secondo album, This Is All Yours, ci è venuta in mente una jam veloce che abbiamo fortunatamente catturato su uno dei nostri telefoni (e menomale! ndr). È diventata “Deadcrush”, una parola che abbiamo inventato per descrivere qualcuno che non è più in vita e che ti piace. Così la prima strofa parla di Lee Miller fotografa e fotoreporter statunitense, la deadcrush di Joe, la seconda di Anne Bolena, quella di Gus.” Mentre quella di Thom era la poetessa suicida Sylvia Plath non citata apertamente nel pezzo edito.

Ed è proprio Gus che sceglie la più inusuale, un’Anna Bolena che rappresenta l’anticonformismo rivoluzionario inglese, citando Enrico VIII che la lascia priva di vita, e i vari sconvolgimenti politici e religiosi causati. L’alto tradimento contro la corona inglese, il processo e la morte per mano dei giudici della corte inglese, ne fanno infatti una figura controversa e affascinante, quasi senza paura di niente e per questo apprezzata anche da Gus che la inserisce in maniera artistica e perfetta nel testo della canzone, dove si intuisce appunto di come la donna sia affascinante al punto da far innamorare con una scarica elettrica il protagonista.

Dal punto di vista prettamente sonoro, il basso viene suonato principalmente producendo dei riff dalle sonorità per niente acute sommati suoni di struscio forse di tessuti, mixati con uno schiocco di dita che scandisce il tempo con la drum che compare e scompare a seconda del testo e un flauto suonato a mo’ delle scuole medie, con mixaggi vocali fortemente ricercati e limati al punto tale da nascondere dei sussurri nel ritornello che riportano ad un futuro quanto più distopico ed informatizzato come si può notare dal video. Se si ascolta fino in fondo, si apprezza il divertimento e la naturalezza dei ragazzi in sala di registrazione, il divertimento e l’amicizia, che sono il sale della musica vera.

Nella clip si notano 3 sfere o monete che girano (è molto fatuo) e ogni sfera rappresenta un personaggio scelto che viene impersonificato da un’attrice ballerina che si muove sulle note del pezzo; si celano infatti le vite delle tre protagoniste, quasi in un immagine distopica e futuristica. Deadcrush non è solo un pezzo sull’amore e sulla sensualità fugace, ma racchiude un’ammirazione quanto più nerd e anacronistica verso figure dimenticate e spesso disprezzate dal jet-set per la loro fine tragica dettata anche dalle loro scelte. Con questa traccia il trio di Leeds offre una sorta di riscatto morale e pubblico alle donne citate, rende pienamente giustizia, inserendole in una magnifica continuità sonora nel loro album che fu sotto le aspettative ma ultimamente, annus domini 2022, risulta essere nuovamente apprezzato, come si evince dal ritorno alle scene, spesso e volentieri “soldout” oltre che dall’aumento di vendite digitali e fisiche, che poi un Deadcrush in vinile, quanto spacca?!?