Il senso di impotenza appresa: cos’è e come combatterlo

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Quanto spesso ci accade di vivere situazioni particolari in cui abbiamo la netta sensazione che qualsiasi azione, qualsiasi sforzo mettiamo in atto non avrebbe effetto? Condizioni specifiche che ci forzano a restare passivi, convincendoci che non c’è nulla che possiamo fare e che la cosa migliore è accettare le cose come stanno. Magari dopo che più volte abbiamo provato, senza risultati tangibili, a cambiare le cose o a sollevare dubbi sulla legittimità della situazione che si presenta ai nostri occhi.

Sono sensazioni di grande frustrazione, soprattutto per una persona attiva e convinta che ci sia sempre la possibilità di trovare una soluzione. Situazioni che possono verificarsi nella sfera privata, magari all’interno della dimensione lavorativa o nel contesto di una relazione sentimentale o familiare complicata, ma anche nella sfera pubblica, in casi di emergenza in cui la società ci chiede di sottostare a regole e condizioni di disagio in nome di un contesto fuori dal nostro controllo.

Tutto questo ci porta a sentirci impotenti. A prendere atto che reagire non ha alcun effetto, a convincerci che non ci sarebbe alcun effetto visibile nel mettere in atto un piano d’azione, e che dunque sforzarsi di prendere iniziativa è uno spreco di energie. È questa la pericolosa sensazione di “impotenza appresa”, è stata studiata a fondo dallo psicologo Martin Seligman nell’ambito dei suoi studi sulla psicologia positiva ed è il principale fattore scatenante della depressione. La depressione, infatti, è una condizione di apatia che ci porta a perdere fiducia nelle nostre capacità e interesse verso le attività che normalmente ci fanno stare bene. La depressione è passività portata alle sue estreme conseguenze, nulla dà più la sensazione di poter cambiare le cose e pertanto ci si identifica esclusivamente nella propria condizione di vittime. E il primo segnale che dobbiamo riconoscere, potenzialmente distruttivo e capace di gettarci all’interno di quel buco nero, è la sensazione di impotenza.

In generale, in che modo possiamo combattere la sensazione di impotenza e gli effetti negativi che può avere su di noi e sul nostro benessere? Vediamo insieme quattro semplici passi da mettere in pratica in queste situazioni:

  • Riconoscere la sensazione di impotenza: il primo passo è sempre quello di essere pienamente consapevoli di ciò che sta accadendo, impedendo a qualsiasi situazione di avere un impatto sul nostro stato d’animo o sul nostro benessere senza che ce ne accorgiamo. I segnali inequivocabili che danno l’allarme su una sensazione di impotenza pericolosa sono quelli che immaginiamo in base al buon senso: frustrazione duratura e permanente legata alla situazione, consapevolezza di diversi tentativi falliti alle spalle, ansia al pensiero di dover nuovamente affrontare quella situazione problematica, voglia di non pensarci, di allontanarsi dal problema o di chiudersi in se stessi. Sono le prime avvisaglie che l’impotenza indotta dalla situazione ha raggiunto livelli da tenere in considerazione. La cosa va gestita.
  • Combattere la convinzione di essere impotenti: il passo cognitivo da fare una volta consapevoli che una data situazione ci sta portando a sentirci impotenti è, con grande forza e razionalità, rifiutare quella sensazione. Obiettivamente possiamo prendere atto dei tentativi falliti e della difficoltà a cambiare quella situazione, ma nel momento stesso in cui sappiamo di starci avvicinando al pantano dell’impotenza, il nostro primo istinto è reagire. Qualsiasi cosa è meglio di vivere passivamente quella situazione assorbendo l’impotenza nelle sfere della nostra autostima. Quando è in gioco la percezione della nostra efficacia personale, dobbiamo essere guardiani severi e inflessibili.
  • Valutare in maniera analitica se davvero non esista una soluzione: qui frustrazione e ansia giocano da grossi ostacoli per la risoluzione del problema. Quando sentiamo di essere in preda a quelle emozioni disfunzionali, tocca prima trovare un modo per allontanarle e ritrovare la lucidità. Con la forza della nostra razionalità, poi, ci sediamo a un tavolo, da soli o con una persona che possa aiutarci, e elenchiamo in maniera analitica e schematica quel che abbiamo provato e quel che ancora si può provare. Scendendo nel dettaglio, non arrendendosi dopo il primo ostacolo, continuando a trovare alternative e vie di fuga. Se davvero quel problema vuole averla vinta, dovrà mettercela tutta contro di noi. Non gliela daremo vinta senza combattere.
  • Riconsiderare le ragioni per cui siamo in quella situazione: se davvero siamo finiti in una situazione che può sembrare senza uscita, una buona domanda è chiedersi se siamo costretti a viverla o se non sia il caso di stravolgere quella parte della nostra vita. Se è il lavoro a farci sentire impotenti, chiediamoci se quello sia davvero il nostro lavoro o se non sia arrivato il momento di cambiarlo. Stessa cosa con le situazioni sentimentali o le convivenze con persone nella sfera familiare. Persino le condizioni sociali possono far scattare questa domanda: è questo il posto, la nazione in cui devo per forza vivere? Le risposte possibili possono essere due: nessuno ci forza a restare in quella situazione, e allora possiamo iniziare a valutare azioni per cambiare radicalmente quella parte della nostra vita; oppure esistono ragioni forti che ci spingono a restare in quella situazione problematica, e allora dobbiamo farci aiutare da quella nuova consapevolezza acquisita e trovare il modo giusto, funzionale di conviverci.

È vero, le situazioni senza via d’uscita esistono. Sono rare, rarissime a dir la verità, e non dobbiamo farci convincere che spesso nella vita bisogna accettare le cose che si presentano davanti ai nostri occhi, ma nel processo di aumento della nostra consapevolezza potremmo perfino scoprire che non esiste una soluzione, almeno per il momento. Il punto fondamentale è affrontare quel processo cognitivo e andare a fondo dentro le possibili soluzioni e alternative, senza tralasciare alcun dettaglio. Ed è qui che l’aiuto di un esperto, come un buon life coach, può risultare decisivo per uscire dall’impasse.

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