Spirit Of Eden: la radicale metamorfosi dei Talk Talk

Nella storia del pop, sono state tante le band che hanno subito una metamorfosi importante. La storia è piena di band che hanno iniziato seguendo la logica dei loro tempi, che poi hanno completamente abbandonato, per seguire una strada che conduceva agli antipodi delle loro origini, esplorando magnifici e nuovissimi paesaggi sonori .

Basti pensare ai Beatles e tutto il loro percorso in appena 8 anni di carriera, o ai Radiohead partiti come band brit/pop seguendo la logica dei loro tempi, per poi finire ad esplorare paesaggi apocalittici con Kid A.
Ci sarebbero molti altri esempi da portare a galla, ma voglio concentrarmi sulla più grande metamorfosi del pop, secondo me la più importante, pazzesca e radicale, ovvero quella di cui si sono resi protagonisti i Talk Talk con la realizzazione di Spirit Of Eden.

Negli anni 80, i Talk Talk realizzarono forse la più grande hit di quei tempi Such A Shame. Album come The Party’s Over del 1982, It’s My Life del 1984 e The Color Of Spiring del 1986 sono icone di quel decennio synth-pop. Eppure in loro e sopratutto nel cantante Mark Hollis c’era la voglia di uscire dagli schemi, di andare oltre la logica del tempo.

Con l’album del 1986 The Color Of Spring, i Talk Talk spianarono il terreno verso nuove sonorità molto più ricercate, con una strumentazione più ricca visto anche l’introduzione di strumenti acustici fino ad all’ora quasi mai utilizzati dalla band.

Nonostante band come U2, Simple Minds, Tears For Fears si stessero allontanando dal modello post/punk new wave di inizio anni 80 ed iniziavano ad inserire elementi più rock facendo sempre meno uso di synth ed elettronica, nessuno si sarebbe mai immaginato l’arrivo di Spirit Of Eden da una band come i Talk Talk .

La EMI dopo il grande successo di The Color Of Spring, diede carta bianca alla band per realizzare un altro album da HIT, ma i Talk Talk e sopratutto Mark Hollis erano stufi di questo sistema industriale di produzione e decisero di intascare le risorse della EMI e produrre Spirit Of Eden.

La realizzazione del disco fu un impresa titanica, collaborarono oltre ai membri della band, anche Tim Friese-Greene come co-produttore e una lista enorme di musicisti tra cui anche il Coro della Cattedrale di Chelmsford.

Le registrazioni avvenivano in una chiesa sconsacrata nel nord di Londra. I musicisti registravano senza seguire una partitura o una logica, infatti il disco è un insieme di improvvisazioni messe insieme meticolosamente da Hollis e Tim-Friese-Greene con un gran lavoro di mixaggio.

Quando la band consegnò il lavoro alla EMI, quest’ultima si rese subito conto che dare carta bianca ai Talk Talk sia stato un suicidio commerciale, non avendo in tutto quel materiale nessuna perla da poter vendere, portò in causa la band. La causa rese liberi i Talk Talk di firmare con l’etichetta Polydor che produsse qualche anno dopo il loro canto del cigno Laughing Stock.

Spirit Of Eden è lontano da ogni logica commerciale e fu chiaro fin da subito per chi acquistò il disco che l’album non fosse come i suoi predecessori. Commercialmente infatti si rilevò un vero flop .

L’ascolto di questo capolavoro richiede molta attenzione, i vari momenti di “silenzio” sono importanti tanto quanto i momenti più “rumorosi”. Spirit Of Eden è un viaggio sensoriale e spirituale, non si può ascoltare che in solitudine dal primo all’ultimo secondo.

Tra tame jazz, ambient, blues e folk, Spirit Of Eden ha il grande pregio di non apparire mai un lavoro barocco o elitario. La voce di Hollis è uno strumento tra gli altri al servizio di una bellezza eterea e contemplativa.

Spirit Of Eden è un seme, perché da qui è nato il suo successore Laughing Stock e sono nate band come Bark Psychosis con cui ha collaborato anche il batterista dei Talk Talk Lee Harris, gli O’Rang band formata dai membri dei Talk Talk ad eccezione di Mark Hollis. Influenzerà negli anni a seguire band come Elbow, Radiohead, Mogwai, Sigur Ros, Portishead e tanti altri artisti.

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