Il pianeta Venere: scienza, mitologia e arte

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Il pianeta Venere, associato alla dea dell’amore, denominato spesso “gemello della terra” per alcune sue peculiarità, è invece un mondo dove la sopravvivenza non sarebbe possibile e dove l’uomo perderebbe la vita in meno di un secondo. 

Venere è collocato nel “sistema solare interno”, al secondo posto dopo Mercurio per vicinanza al sole. L’atmosfera altamente corrosiva e la notevole pressione esercitata dal suo suolo lo rendono del tutto inospitale, in quanto lo sviluppo della vita biologica, per come noi la conosciamo, è impossibile. Anche la semplice esplorazione umana risulterebbe vana, tanto è vero che, pur essendo molto più vicino alla Terra rispetto a Marte, abbiamo di Venere un numero di immagini e di notizie scientifiche decisamente inferiori.

Se ci chiediamo come mai proprio il secondo pianeta del sistema solare sia stato celebrato per la sua bellezza ed associato alla dea dell’amore, conosciuta con il nome latino di Venus, le motivazioni principali consistono soprattutto nella sua grande luminosità, trattandosi del secondo oggetto più splendente osservabile nella volta celeste dalla Terra dopo la Luna. La sua luminosità, infatti, può raggiungere alti livelli di magnitudine, imponendosi all’occhio umano all’alba ed al tramonto, i momenti della giornata in cui è stato ammirato fin dall’antichità. Per questi motivi era noto anche come “Stella del mattino” e “Stella del vespro”, quando non si sapeva ancora che costituisse un unico pianeta e si pensava che si trattasse di due astri diversi. Pitagora fu uno dei primi ad intuire che la straordinaria luce provenisse in realtà dal medesimo corpo celeste.

Scienza e astronomia

Il pianeta Venere, che dista circa 110 milioni di chilometri dal Sole e può avvicinarsi fino a 38 milioni di chilometri dalla Terra nel suo perigeo, presenta molteplici particolarità. Il giro intorno al sole (il cosiddetto moto di rivoluzione) è più breve rispetto a quello terrestre, in considerazione della maggiore prossimità, durando 224,7 giorni con una velocità di 35 chilometri al secondo. Vi è da dire, però, che la rotazione di Venere avviene in modalità “retrograda”, ovvero in senso orario, a differenza di tutti gli altri pianeti del sistema solare, ad eccezione di Urano. La curiosità più evidente, tuttavia, è costituita dalla durata del giorno, ovvero la rotazione sul proprio asse, che equivale a circa 243 giorni terrestri. Gli studiosi hanno a lungo indagato sulle cause della lentissima rotazione dell’asse venusiano, arrivando alla conclusione che, con ragionevole certezza, la ridotta velocità potrebbe essere stata causata da un impatto molto violento con un asteroide.

Per le elevatissime temperature, Venere assume un aspetto “infernale” nell’accezione dantesca. L’astro del mattino e del vespro è addirittura più rovente di Mercurio, che è poi il pianeta più vicino all’astro solare. La temperatura della sua superficie può superare i 460 gradi, mentre quella di Mercurio arriva circa a 430. La ragione principale di questo fenomeno è rappresentata dal fortissimo effetto serra dell’atmosfera venusiana, costituita per il 96% da anidride carbonica e da una miscela di altri composti come l’acido solforico e l’anidride solforosa, in grado di imprigionare i raggi solari, impedendo la rifrazione sulla superficie del pianeta. La spessa coltre di nubi è anche responsabile della sua grande luminosità, visto che riflettono più del 70% dei raggi solari. In più, la pressione sulla superficie di Venere supera le 90 atmosfere terrestri, al punto che un essere umano su quel pianeta ne resterebbe completamente schiacciato, come se si trovasse a circa un migliaio di chilometri di profondità nell’oceano.

Ad occhio nudo, il pianeta Venere appare come un oggetto di colore giallo-biancastro molto luminoso, anche se l’individuazione esatta può essere favorita da particolari configurazioni celesti, come la congiunzione con la Luna. Un transito importante, ad esempio, avviene quando Venere si interpone esattamente tra la Terra ed il Sole, anche se è annoverato tra i fenomeni astronomici rari. La prima rilevazione di tale congiunzione avvenne il 4 dicembre 1639 ed, in seguito, i transiti del XIX secolo consentirono, attraverso il sistema detto di “parallasse” di calcolare l’esatta distanza della Terra dal Sole. Gli ultimi transiti sono avvenuti nel 2004 e nel 2012, mentre i prossimi si verificheranno nel 2117 e nel 2125. Tali passaggi possono essere calcolati  con un complesso calcolo matematico, secondo il quale essi si ripetono con uno schema che si ripete ogni 243 anni, con coppie di transiti separate da un intervallo di 8 anni, in due diversi archi temporali, rispettivamente di 121 anni e di 105 anni circa.

Per l’osservazione corretta di Venere, è necessario adoperare un telescopio e dei filtri colorati, mediante i quali è possibile vedere le nubi presenti sulla superficie del pianeta. Non è consigliabile osservare le sue caratteristiche in condizioni di totale oscurità, mentre i periodi migliori per percepire le numerose sfumature venusiane, sono le ore che immediatamente precedono il crepuscolo oppure circa due ore dopo l’alba.

Venere nella storia

Come abbiamo già accennato, la scoperta di Venere come “pianeta unico” per convenzione si fa risalire a Pitagora, anche se determinati scritti inducono alcuni studiosi a credere che la scoperta possa essere attribuita agli osservatori babilonesi, come indicherebbe la Tavoletta di Ammi-Sadduqa, dove sono incise raffigurazioni dell’astro databili intorno alla metà del secondo millennio a.C., non riportanti distinzioni tra l’astro del mattino e quello della sera. Nella cultura babilonese era associato ad Isthar,  la dea dell’amore e dell’erotismo, anche se probabilmente gli occhi dell’uomo erano puntati verso Venere fin dalla preistoria. Gli antichi, comunque, in linea generale, dagli Egizi ai Romani credevano che si trattasse di due corpi celesti distinti. I Romani, in particolare, lo denominavano Lucifero nelle apparizioni mattutine e Vespero durante quelle serali. Per i Maya, Venere implicava la presenza di due divinità gemelle: Quetzalcoati come stella del mattino e Xoloti come stella della sera. Gli Inca, invece, lavoravano di maggiore immaginazione, identificando Venere con Chasca, la dea dell’aurora rappresentata con lunghi capelli ricci, ritenuta “ancella” del sole, perchè non appariva mai troppo distante da esso. 

In epoca moderna, con il fiorire della rivoluzione scientifica, il primo “grande” studioso ad analizzare Venere, fu Galileo Galilei, riuscendo ad individuare le similitudini tra le fasi di questo pianeta e quelle lunari. In più, la collocazione di Venere, in una posizione intermedia tra la terra ed il sole, permise allo scienziato toscano di confermare la teoria eliocentrica, già prospettata alcuni anni prima da Niccolò Copernico. Memorabile fu l’anagramma cifrato che Galileo inviò a Praga all’attenzione di Keplero, da risolvere in “mater amorum aemulatur Cinthyae figuras” (la madre degli amori -Venere- imita le forme di Cinzia -la Luna-). 

Tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo sono state compiute le più importanti scoperte riguardanti la morfologia ed i moti del pianeta Venere, fino ad arrivare alla prima missione spaziale del 1961, con la spedizione sovietica Venera 1 che, pur effettuando il fly-by del pianeta, non riuscì, tuttavia, a trasmettere alcun dato. La missione sovietica è durata, comunque, fino al 1983, riuscendo a comprendere una quindicina di spedizioni che conseguirono un discreto successo. In maniera pressoché parallela, anche la NASA nel 1962 cominciò ad organizzare missioni di esplorazione verso il pianeta Venere, inviando tre sonde con il programma  “Mariner”. Una svolta significativa si ebbe nel 1978 nell’ambito del progetto “Pioneer Venus”, al fine di conoscere le componenti principali dell’atmosfera venusiana, fino ad arrivare al 1989 quando la NASA scagliò verso Venere la sonda Magellano, ottenendo una mappatura quasi completa del pianeta. E’ importante sottolineare come negli ultimi decenni, allo scopo di risparmiare combustibile, Venere sia stato utilizzato come “fionda gravitazionale”, per missioni verso altri pianeti, come nel caso della sonda Galileo indirizzata verso Giove e le sue lune, oppure nella missione Cassini-Huygens, diretta nella zona planetaria di Saturno. Di grande importanza è stata la “Venus express” lanciata nel 2006 che in otto anni ha eseguito una mappatura ancora più precisa del pianeta, raccogliendo prove dell’esistenza passata di oceani, immagini di fulmini nell’atmosfera ed anche di un sottile strato di ozono.                Quattro anni dopo, un’agenzia spaziale giapponese dimostrò la possibilità di raggiungere Venere, adoperando una “vela solare” come sistema di propulsione, lanciando la sonda IKAROS che arrivò su Venere in sei mesi, ma sprovvista di sistemi scientifici di rilevazione. Numerosi sono i progetti per future esplorazioni da parte non solo di Stati Uniti e Russia, ma anche di agenzie giapponesi, cinesi ed indiane.

Dal punto di vista strutturale, Venere presenta alcune caratteristiche uniche nel suo genere, come la presenza del più alto numero di vulcani fra i pianeti del sistema solare, per una somma approssimativa di circa 1600 formazioni, anche se gli astronomi ritengono che vi sia una certa quantità di crateri troppo piccoli per poter essere rilevati dalle sonde. Al suo interno, Venere consiste in un nucleo ferroso, un mantello di materiale fuso ed una sottile crosta, pur non presentando un campo magnetico intrinseco. Il suolo del pianeta ha l’aspetto di un deserto di colore arancione-marrone, con grandi pianure ondulate, montagne che superano anche i 10 km di altezza, canyon di origine tettonica e, come si è già detto, tantissimi crateri vulcanici. Inoltre, è giusto ricordare che Venere non ha alcun satellite naturale, così come Mercurio, uniche eccezioni nel sistema solare, dove tutti gli altri pianeti presentano una o più “Lune”.

Mitologia ed esoterismo

Come si è detto, nella mitologia il nome del pianeta Venere deriva direttamente da quello della divinità romana (Venus), corrispondente alla greca Afrodite e a numerose figure di altre civiltà, come Inanna per i Sumeri, Isthar per i Babilonesi, Astarte per i Siro-palestinesi, Turan per gli Etruschi. Nell’accezione classica, Afrodite si esprime in due diverse divinità: Afrodite Pandemos (o comune), nata dall’unione tra Zeus con Dione, e Afrodite Urania (o celeste), che sorge dalla spuma del mare. Quest’ultima simboleggia l’amore ideale, platonico ed intellettuale, mentre la prima è associata ai piaceri terreni, all’eros ed alla sessualità.

Nella tradizione pagana, il pianeta Venere è anche identificato con il dio greco Phosphoros e con il latino Lucifer, confluiti poi nella mitologia cristiana dell’angelo caduto Lucifero, identificato con il Satana di origine ebraica, così come delineo nell’opera L’arazzo dell’apocalisse di Angers- Cavinato editore international 2020. Il simbolo più utilizzato per indicare il pianeta Venere è il “glifo”, cioè un cerchio, simbolo della spiritualità, che sormonta una croce, simbolo a sua volta della materia. Secondo gli esperti, l’unione dei due aspetti vorrebbe significare il trionfo della forza dell’amore e dell’armonia su tutti gli squilibri e gli affanni terreni. Un’altra raffigurazione allegorica di Venere è costituita dall’immagine stilizzata della mano della divinità che sorregge uno specchio. Nella interpretazione esoterica, lo specchio attribuisce all’iniziato la possibilità di avvicinarsi al “divino”, dovendo scegliere però se identificarsi in una realtà superiore o rimanere imprigionato nel riverbero del proprio Ego, cedendo alla vanità. Anche il “pentagramma” è uno dei simboli del pianeta Venere, a causa soprattutto del suo modello di orbita. Infatti, nel periodo di tempo necessario per concludere il cerchio della sua traiettoria, il suo percorso assomiglia alla forma del contorno delle stella a cinque punte. Dopo 8 anni, il pianeta ripete una determinata combinazione planetaria, un fenomeno già conosciuto dai popoli antichi, come i Maya, che avevano individuato il cosiddetto “ciclo di Venere”. Nel corso di otto anni, ogni posizione relativa alle connessioni tra Terra, Sole e Venere, si ripete per cinque volte, replicandosi negli otto anni successivi in maniera pressochè identica. Il simbolo del pentagramma ha, poi, nel corso della storia acquisito un significato più profondo, comprendendo il potere dei cinque elementi: acqua, fuoco, terra, aria e spirito (o quintessenza). Se al simbolo del pentagramma si aggiunge un cerchio esterno, esso è denominato “pentacolo”. Inoltre, tale simbolo è anche denominato “pentalfa” (da alfa, la prima lettera dell’alfabeto greco), in quanto graficamente rappresentato da cinque disegni aventi forme corrispondenti alla nostra “A” maiuscola.

All’inizio della presente trattazione, abbiamo accennato a come Venere per dimensioni e massa sia considerato il “pianeta gemello” della Terra, anche se la sua condizione atmosferica si presenta infernale e marcatamente inospitale. Ma è stato sempre così, oppure in un lontano passato la stella del mattino e della sera possedeva caratteristiche del tutto diverse? La missione denominata “Venus express” raccolse numerose informazioni, in grado di far pensare agli studiosi che sul secondo pianeta del sistema solare, formatosi più o meno 4,5 miliardi di anni fa, nello stesso periodo della Terra, la situazione atmosferica non fosse stata sempre incandescente come ora.  Secondo studi recenti della Nasa, per più di tre miliardi di anni, il pianeta Venere sarebbe stato molto simile alla Terra, con la presenza di oceani, un clima più mite e le condizioni essenziali favorevoli per la nascita di forme di vita organica, seguendo il nostro di modo di vedere. In un’epoca che si stima prossima ai 700 milioni di anni fa, un evento catastrofico, come l’impatto di una cometa, avrebbe reso il pianeta dell’amore il corpo celeste dallo scenario inquietante di oggi, facendo salire la sua temperatura media su livelli addirittura superiori a quelli di Mercurio, il pianeta più vicino al Sole. Secondo sofisticati calcoli al computer, Venere sarebbe stato quasi del tutto ricoperto da oceani e la sua temperatura avrebbe oscillato tra i 20 ed i 50 gradi, con la conseguente possibilità dello sviluppo di forme di vita. Per alcuni autorevoli scienziati, il brusco cambiamento climatico sul pianeta Venere non sarebbe stato causato dal violento impatto con un altro corpo celeste, ma da un’evoluzione atmosferica diversa da quanto è avvenuto sulla Terra. La sua anidride carbonica, infatti, non è stata assorbita dalle rocce di silicato e bloccata in superficie, come è accaduto sul nostro pianeta, riversandosi invece all’esterno e creando un effetto serra così accentuato da generare temperature insostenibili. Gli studiosi affermano che ciò sarebbe derivato da un’intensa e diffusissima attività vulcanica sull’intera superficie venusiana. Queste analisi sconvolgerebbero le credenze tradizionali sull’abitabilità dei pianeti più vicini al Sole, dove si pensava non fosse possibile la presenza di vaste masse di acqua limpida, aprendo nel contempo pericolosi moniti sulla pericolosità degli aumenti della temperatura causati dall’effetto serra, come sta già accadendo sulla Terra in maniera progressivamente sempre più esponenziale. 

Arte e cultura  

Nella cultura letteraria e cinematografica, la vicinanza e le similitudini del pianeta Venere con la Terra hanno favorito la più fervida immaginazione degli autori. È del 1960 il film, Soyux-111/Terrore su Venere, una produzione Germania Est-Polonia di Kurt Maetzig, basata sull’opera dello scrittore di fantascienza Stanislaw Lem che fu, tuttavia, deluso dalla rappresentazione su pellicola della sua opera e la disconobbe. Il film, ambientato nel 1985, narra la vicenda di un gruppo di astronauti che scopre un inquietante messaggio di distruzione da parte di una civiltà venusiana.  Dopo aver esplorato il pianeta, scoprono che quella civiltà si è estinta, a causa di un gravissimo conflitto, lasciando sulla superficie soltanto mostruose creature.  A partire dal XIX secolo, fino ai risultati delle prime sonde negli anni ’60 del secolo scorso che rivelarono l’inospitalità del pianeta, nell’immaginazione collettiva Venere era considerato un pianeta più giovane della Terra, coperto di paludi e di una fitta vegetazione simile all’Amazzonia o ad alcune regioni africane. Un filone cinematografico, ispirandosi alla dea Venere della mitologia classica, presentò il pianeta Venere, come abitato da società matriarcali o sullo stile delle “Amazzoni”, anche se vi era ben poca attinenza con l’origine della dea dell’amore. Tra questi, ricordo il film, La Regina di Venere (Queen of Outer Space, 1958) che racconta la lotta contro la malvagia regina di Venere, Yllana, che aveva bandito tutti gli uomini dal pianeta; I sette navigatori dello spazio, conosciuto anche come il pianeta delle tempeste, una produzione russa del 1962 che descrive Venere, come un luogo dalla vegetazione lussureggiante, abitato da dinosauri e dai resti di un’antica civiltà.

Quando le conoscenze scientifiche sul pianeta Venere sono diventate più precise, anche gli autori si sono ovviamente adeguati, adoperando soprattutto ingegnosi espedienti per rendere il nostro astro gemello, un possibile territorio da colonizzare. Nel romanzo 3001 Odissea finale del 1997, il bravo Arthur C. Clarke ipotizzò una complessa operazione per abbassare le elevatissime temperature di Venere, mediante la deviazione di frammenti di comete da far cadere sulla sua superficie. Numerosi sono i racconti di epoca precedente sul pianeta Venere. In particolare, trovai molto gradevole il romanzo del famoso Isaac Asimov del 1954, Lucky Starr e gli oceani di Venere, dove il pianeta è delineato come completamente ricoperto dalle acque, le colonie umane sono collocate in cupole sottomarine ed è dominato da creature telepatiche somiglianti alle rane. Peraltro la descrizione di Asimov è sorprendentemente simile a vari modelli elaborati al computer da alcuni studiosi sulla passata morfologia di Venere, dove il pianeta è presentato come un’intera massa d’acqua, poi evaporata a seguito del massiccio effetto serra.

Il particolare legame mitologico, antropologico ed esoterico che ha legato l’uomo all’astro del mattino e della sera fin dall’antichità, ha influenzato profondamente l’immaginario collettivo, alimentando congetture, superstizioni e correnti narrative sull’esistenza di una presunta civiltà venusiana, fondata su principi etici avanzati ed utopistici. Nel racconto A trip to Venus, pubblicato nel 1897 da John Munro, padre e figlia viaggiano su una macchina volante, dirigendosi su Mercurio e su Venere: qui trovano una civiltà avanzata ed utopica, dove il narratore scopre anche di innamorarsi; nel 1930 e nel 1953 John W. Campbell pubblica Il passaggio della stella nera (The black star passes), descrivendo Venere come la sede di un’avanzatissima civiltà, capace di costruire astronavi molto sofisticate; seguendo la corrente utopica, nel 1960 Lino Aldani scrive il racconto Sheol, in cui Venere è abitato da una razza dall’antichissima origine terrestre, ordinata in maniera rigida, ma sconvolta dall’usurpazione di un avido dittatore. 

Al di là delle narrazioni fantastiche, le ipotesi di “terraformazione” del pianeta Venere sono molto complesse, dovendo avere lo scopo principale di eliminare l’anidride carbonica dall’atmosfera per ridurre l’effetto serra e diminuirne la temperatura. Alcuni scienziati sostengono che ciò si potrebbe attuare con l’introduzione di un enorme scudo solare, in grado di contenere l’irraggiamento del pianeta, mentre l’acqua potrebbe essere prodotta, facendo entrare nell’atmosfera venusiana una grande quantità di idrogeno che, unendosi all’ossigeno, genererebbe appunto molecole di acqua. E’ stata anche avanzata l’ipotesi di introdurre nelle parti più alte dell’atmosfera ingenti quantità di alghe azzurre, tramite un certo numero di sonde. Tale avveniristica possibilità trae origine dalla constatazione che le alghe azzurre sono tra gli organismi più autosufficienti presenti sulla Terra e, secondo alcune stime, in circa 20.000 anni, potrebbero portare al contenimento del carbonio, mediante fotosintesi clorofilliana, con conseguente riduzione dell’effetto serra e liberazione di notevoli quantità di ossigeno, indispensabili alle forme di vita organiche. Progetti ancora più ambiziosi, a metà strada tra la fantasia ed i calcoli scientifici, descrivono la possibile realizzazione di città galleggianti o aerostatiche, come una sorta di cupole sospese nell’atmosfera venusiana, in quanto l’aria divenuta respirabile, secondo i metodi precedentemente descritti, formata da azoto ed ossigeno, risulterebbe più leggera dei gas venusiani.

Con un grande sforzo di immaginazione, una piccola minoranza di autori sostiene che vi siano dei dossier segreti che descrivono l’esistenza di una civiltà venusiana che si sarebbe perfino messa in contatto con noi terrestri. Si tratterebbe di una civiltà che avrebbe risolto tutti i fenomeni sociali negativi, come le guerre, la criminalità e le sopraffazioni, fondando un sistema basato sui valori pacifici del rispetto, della comprensione e dell’amore. Non ci sono dubbi che, come molto spesso accade, la fantasia abbia la capacità di proiettare le nostre aspirazioni più nascoste: in questo caso la sete di conoscenza di civiltà aliene che possano darci la certezza, al momento solo supposta, che non siamo soli nell’universo ed il desiderio di costruire una società utopica, dove prevalga la pace e la solidarietà. Quale astro più di Venere, il pianeta dell’amore, si presta come simbolo della crescita e dell’evoluzione spirituale?                                

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