Torneremo ancora: l’ultimo amaro singolo di Franco Battiato

17 settembre 2017. Questa data segna l’ultimo concerto di Franco Battiato al teatro romano di Catania. Quel tour avrebbe dovuto proseguire per altre quattro serate, annullate a causa di problemi di salute.

Da quel 17 settembre si sa poco dell’artista siciliano. E quel poco non ebbe mai la certezza della verità.

Da allora sono passati più di due anni. A fine agosto 2019 viene annunciata l’uscita dell’ultimo album live, registrato due anni prima insieme alla Royal Philharmonic Concert Orchestra, con un inedito che darà anche il titolo all’intero album: Torneremo Ancora. E un’ultima amara informazione: “ultimo album” non significa solo ultimo in ordine cronologico, ma ultimo in senso letterale della parola. Sarà l’ultima opera, non uscirà più materiale di Franco Battiato.

Secondo alcuni rumors, quella canzone sarebbe stata scritta per Andrea Bocelli e il titolo sarebbe dovuto essere “Migrantes”, anche se originariamente il titolo era “I Migranti di Ganden”. Ganden, monastero Buddhista considerato uno dei maggiori centri di studio del Buddhismo tibetano: ecco che, come in tanti altri brani di Battiato, ci sono riferimenti alle filosofie orientali.

18 Ottobre 2019. Esce Torneremo ancora e oltre alla title-track, l’unica canzone registrata in studio, l’album contiene canzoni come L’era del cinghiale bianco, Come un cammello in una grondaia, Povera patria, Prospettiva Nevski, La cura, E ti vengo a cercare.

Ecco che un pianoforte e una sezione di archi ci introducono a Torneremo ancora, poi Battiato inizia a cantare, e prima ancora delle strofe a colpire è la sua voce, tremante e fragile. Anche se la voce è qualcosa di astratto, non tangibile, ascoltandola si ha l’impressione di vedere i segni del tempo, un po’ come le rughe su un volto.

Il testo si rifà all’idea della trasmigrazione delle anime verso la purificazione. Di conseguenza, e paradossalmente, se si parla di reincarnazione si parla anche di morte: l’anima lascia il corpo che l’ha ospitata in vita ed emigra verso altre forme, finché non sarà del tutto pura.

E questo tema, cantato da una persona che potrebbe essere prossima alla fine, è un pugno nello stomaco, ma allo stesso tempo una carezza.

Juri Camisasca, coautore del brano, ha dichiarato che a differenza di quanto si creda, il brano non potrebbe essere altro che l’ennesima testimonianza della ricerca interiore di Franco Battiato. Oltre alla spiritualità, in questo testo sembrerebbe esserci anche un forte impegno politico:

Cittadini del mondo cercano una terra senza confini

Ma la frase è riferita ai migranti di Ganden. La loro storia è costellata da ricerche spirituali e fughe: a causa di soprusi politici furono costretti ad abbandonare il monastero di Ganden, ma nonostante questo non placarono mai la loro sete di sapere, e continuarono sempre a cercare.

E se il maestro avesse voluto fare un parallelismo tra la storia dei monaci e quella di migliaia di persone in fuga dalla propria terra?

Un mondo inviolato ci aspetta da sempre
I migranti di Ganden in corpi di luce su pianeti invisibili

Vita, morte, reincarnazione, politica. Sembrerebbe ci sia tutto all’interno di una canzone di cinque strofe, ogni volta che si cerca di parlare delle opere di Franco Battiato si avverte la sensazione di dire cose inutili, non possiamo fare altro ascoltare e farci emozionare

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