Il cinema di John Milius: viaggio alla scoperta dell’Epica

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Tra i vari elementi che hanno reso immortale un film come Il Grande Lebowski dei fratelli Coen è impossibile non ricordare la figura di Walter Sobchak, l’irascibile amico di Drugo, ossessionato dalla guerra in Vietnam, fanatico delle armi ma (seppure a modo suo) fondamentalmente affettuoso, interpretato da uno straordinario John Goodman. Non tutti sanno però che questo personaggio è plasmato su uno degli uomini più importanti della New Hollywood: John Milius, sceneggiatore e regista rivoluzionario, moderno cantore dell’epica, del bigger than life, delle amicizie virili e delle sfide oltre i limiti imposti dalla natura fragile del corpo umano.

Per chiudere in fretta il discorso su Milius basterebbe ricordare l’ovvio e dire che ogni singola idea di un film mostruoso come Apocalypse Now proviene dalla sua penna prima ancora che dalla regia di un grandissimo Francis Ford Coppola, ma questo non renderebbe giustizia a uno degli autori più importanti del cinema moderno, che da oltre vent’anni vive emarginato dall’industria cinematografica come successo del resto al suo caro amico Michael Cimino, con il quale condivideva buona parte della visione artistica.

Per raccontare John Milius è indispensabile parlare del suo passato e della sua vita, con una lunga serie di aneddoti chiave. L’infanzia e l’adolescenza di Milius (nato in Missouri nel 1944 ma trasferitosi in California con la famiglia in tenera età) sono segnate da un rapporto stretto con la natura: da giovanissimo scopre il surf sulle spiagge californiane, passione che col passare del tempo acquista un peso sempre più rilevante nella sua vita (“My religion is surfing“) tanto da fargli trascurare gli studi. I genitori, per rimetterlo in riga, decidono di mandarlo in una piccola scuola privata tra le montagne del Colorado ed è lì che il giovane John scopre l’amore per le escursioni nei boschi, la caccia e, cosa più importante, le armi e il militaria. È proprio in questo periodo che Milius, lettore vorace, scopre Cuore di Tenebra di Joseph Conrad e se ne innamora: quel romanzo diventa in breve tempo il centro di tutte le sue suggestioni, tanto da spingerlo a passare una notte intera da solo nel bosco, armato solamente di un coltello. Un rito di iniziazione per lui fondamentale.

La sua strada verso il grande schermo comincia ai tempi dell’Università, quando Milius decide di studiare Cinema in California e in breve tempo fa conoscenza tra i banchi di due studenti di nome Steven Spielberg e George Lucas, coi quali lega immediatamente. Ci sono però cose che lo differenziano da molti suoi colleghi universitari, in primis il credo politico:

C’era una guerra lì fuori, e io sentivo le assemblee studentesche che ne dibattevano finire per litigare su quanto doveva essere grande il tavolo dell’assemblea. Pensai “Vaffanculo, io vado lì e faccio quello che devo fare”. (…) Vedevo tutti questi hippie portare spillette col simbolo della pace e la scritta “Nirvana Now”, come se si potesse raggiungere il Nirvana a comando. Allora per sfotterli feci una spilletta in cui modificai il simbolo della pace per farlo sembrare un B-52 e poi ci scrissi “Apocalypse Now”

Milius è un decisionista (si definirà più avanti un anarchico zen), non sopporta il clima che lo circonda e, soprattutto, vuole combattere una sua guerra, come tutte le generazioni di uomini che lo hanno preceduto: la diagnosi dell’asma gli impedisce però di arruolarsi come volontario per il Vietnam quando tenta di farlo, costringendolo a cambiare i propri piani. Il suo ingresso nella storia del cinema avviene con la stesura di tre sceneggiature eccezionali per tre film destinati a lasciare il segno, usciti tutti nel giro di due anni: Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo, L’uomo dai 7 capestri e Corvo rosso non avrai il mio scalpo!

Il primo film è la consacrazione finale di Clint Eastwood nei panni di Harry la carogna, l’ispettore di polizia più brutale mai visto fino a quel momento: i tempi sono cambiati, il codice Hays è stato abolito con l’uscita di Gangster Story (1967) e la violenza del personaggio descritto dalla sceneggiatura fa allontanare sdegnati i primi tre attori contattati per la parte: Frank Sinatra, John Wayne e Robert Mitchum. È una rottura potente e drammatica col cinema del passato, un passato che Milius a suo modo venera ma che è giunta ora di cambiare. Gli altri due film sono ispirati a storie vere del vecchio West e sono diretti rispettivamente da un veterano della vecchia Hollywood come John Huston, che sceglie infatti Paul Newman come protagonista, e da uno dei nuovi arrivati come Sidney Pollack che invece ottiene l’inseparabile Robert Redford.

In entrambi i casi Milius sarà scontento dei risultati finali, che hanno smussato a suo dire le parti più crude delle sue sceneggiature originali, ma ormai il passo è stato fatto: le sue sono storie di uomini duri, a contatto con condizioni storiche (L’uomo dai 7 capestri) o naturali (Corvo rosso) difficilissime. Nel 1973 Milius scrive la seconda avventura di Harry la carogna insieme a Michael Cimino ed esordisce alla regia di un lungometraggio con Dillinger, film ispirato alla storia vera di John Dillinger, il criminale della grande depressione che in anni più recenti ha ispirato anche Michael Mann per lo splendido Nemico Pubblico. Il cuore della produzione di Milius arriva però poco tempo più avanti quando, dopo aver diretto il divertentissimo Il vento e il leone con Sean Connery e aver rimaneggiato la sceneggiatura de Lo Squalo di Spielberg aggiungendo questo monologo eccezionale, si susseguono nel giro di un anno i suoi due film più importanti, Un mercoledì da leoni ed Apocalypse Now.

Un mercoledì da leoni è il film del cuore di John Milius, che dirige personalmente oltre a scriverne la sceneggiatura. È una grande storia di amicizia tra ragazzi, ma prima di ogni altra cosa è IL film sulla passione primordiale di Milius, il surf, lo sport che pone l’uomo a diretto contatto con la forza dirompente dell’oceano: mai prima di allora il surf era stato presentato in quel modo sul grande schermo, né si troveranno altri film da quel momento in poi (nemmeno i più spettacolari) in grado di replicare la magia.

Apocalypse Now è invece il suo punto d’arrivo come sceneggiatore: quando gli viene finalmente chiesto di scrivere un film sul Vietnam, Milius inserisce tutto se stesso e tutta la sua vita nella sceneggiatura, da Cuore di Tenebra alla guerra, da un momento dedicato al surf fino al potente ritratto di un uomo che è andato troppo oltre i propri limiti. Il film è un capolavoro totale, che consegna per sempre alla storia del cinema i nomi dei suoi autori.

Come accaduto anche ad altri colleghi, la fine della New Hollywood nei primi anni ottanta porta anche a un progressivo allontanamento di Milius dai “piani alti” dell’industria: nel 1982 scrive (insieme ad Oliver Stone) e dirige il colossale Conan il Barbaro, la sua prima incursione nel fantasy puro, che lancia nell’Olimpo dei divi la figura di Arnold Schwarzenegger e diventa immediatamente un cult (senza sbancare ai botteghini). Col passare degli anni le sue produzioni diventano sempre più diradate nel tempo, tra collaborazioni indimenticabili con Walter Hill (Ricercati: ufficialmente morti del 1987 e Geronimo del 1993) e regie in solitaria di grandi cult (Alba rossa, Addio al re e L’ultimo attacco) che però non riescono a riportare in alto il nome di Milius presso il pubblico mainstream.

L’ultima regia è del 1997 per la miniserie Rough Riders, mentre nel 2005 scrive (e dirige un episodio) la miniserie Roma per HBO. Nel 2010 sta lavorando a un nuovo film quando viene colpito da un’ischemia che lo allontana dalle scene per diverso tempo.

Oggi Milius vive lontano dai riflettori, ricordato più dagli addetti ai lavori che dal grande pubblico, ma il suo contributo all’evoluzione del cinema verso sua forma odierna rimarrà per sempre innegabile.

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