L’utilità sociale dell’arte: tre età a confronto

Viviamo in un’epoca in cui molti, guardando un talent show o ascoltando una canzone di un qualche cantante giovane, rimpiangono i cantautori di vecchia scuola oppure gli scrittori che, attraverso le vicende dei protagonisti dei rispettivi romanzi, narravano un determinato periodo storico. Per esempio Pasolini, che tramite i suoi “ragazzi di vita” ha raccontato i cambiamenti avvenuti in Italia durante il boom economico. O se volessimo andare sul classico, potremmo prendere l’esempio dei Promessi Sposi: Manzoni infatti non narra solo la storia di Renzo e Lucia, ma trasversalmente ci illustra l’Italia del 600. Dal punto di vista musicale potremmo citare La buona novella di Fabrizio de André, che attraverso la figura di Cristo racconta le contestazioni giovanili del 68.

Oggi in molti avvertono la carenza di artisti dotati di sguardo attento. Visto che su Auralcrave ci occupiamo di arte e di tutto ciò che gira intorno all’arte abbiamo deciso di intervistare tre persone di generazioni differenti riguardo la musica e la letteratura, sulla loro utilità nel collettivo e su quali dovrebbero essere i loro compiti.

A. 24 anni

Qualche tempo fa Lodo Guenzi de Lo stato sociale è stato accusato sui social di fare troppa politica attraverso la musica. Tu cosa ne pensi di quelle canzoni che hanno uno sguardo attento a ciò che succede intorno a noi?

Penso che la musica serva soprattutto a sensibilizzare chi l’ascolta. Per questo è importante che i nostri idoli, attraverso le canzoni, facciano di tutto per esprimere il loro pensiero sulla realtà che viviamo.

Secondo te, la musica così come la letteratura, o i film, raccontano i tempi in cui viviamo?

Li raccontano in parte, non sempre ciò che ascoltiamo o vediamo tramite un film corrisponde alla realtà. Troviamo molti stereotipi o pregiudizi, quello si, forse per portare a riflettere noi spettatori su cosa ci circonda nel bene e nel male, ma non per questo corrisponde alla realtà vera e propria.

V. 31 anni

A fine anni 60, per poi continuare nel decennio successivo, c’era gente come Guccini, de Andrè o Venditti che cantavano i mutamenti della nostra società e, alcune delle battaglie portate avanti in quegli anni, secondo te oggi c’è ancora quell’attenzione al mondo esterno e ai suoi avvenimenti?

Credo che i mutamenti della nostra società vengano raccontati, in un certo senso, nella maggior parte delle canzoni che vengono scritte. Anche canzoni come quelle di Sferaebbasta e simili raccontano la società, proprio perché prive di contenuti per così dire “positivi”, un po’ come la società che abbiamo intorno al momento.

Con ciò non voglio dire che non ci siano artisti che cercano di portare contenuti positivi, denunce e lotte per cercare di migliorare il mondo che ci sta intorno, hanno solo risonanza minore almeno nel mondo dei media più canonici, in quanto credo che forse la gente non voglia realmente realizzare in che pessima situazione viviamo e preferisca chiudersi nella propria quotidianità cercando un capro espiatorio ai propri problemi e vivendo in sogni di ricchezza e potere. Parlo di artisti come Brunori, Fabi, Silvestri, Levante, La MUNICIPàL e molti altri che cercano di sensibilizzare su alcuni temi importanti e attuali senza cercare di farci fuggire dalle nostre responsabilità.

Credi che chi voglia prendersi la briga di raccontare la nostra società sia libero di farlo? E pensi vada incontro a delle conseguenze?

Fortunatamente ancora abbiamo la libertà di dire ciò che pensiamo, ma lo scotto può essere abbastanza alto, soprattutto per artisti emergenti che ancora non hanno un nome solido e rischiano di trovarsi molte porte chiuse. Ma può essere un rischio anche per chi ha una risonanza maggiore, come spesso abbiamo visto sui social, in quanto molte persone credono che la musica debba essere solo intrattenimento e se un artista di cui conoscono magari solo le canzoni più leggere, o che fa solo canzoni poco impegnate per sua scelta, esprime un’opinione politica o sociale forte o ritenuta dai più in controtendenza si ritrova inevitabilmente a perdere fan, quindi consensi e guadagni, essere tacciato di buonismo o, peggio, essere accusato di estremismo quando, a mio parere, spesso l’estremismo sta proprio dalla parte opposta. Penso ad esempio, per nominare quello che forse ha avuto un po’ più risonanza mediatica negli ultimi tempi, al caso di Lodo Guenzi de Lo stato sociale che è stato accusato di fare politica e non musica, ma di casi simili ce ne sono stati moltissimi negli ultimi anni.

Proprio per questo ammiro maggiormente chi ha il coraggio di mettere in gioco le proprie idee, qualunque esse siano (proprio in nome della libertà d’opinione), ovviamente nei limiti della legalità, anche rischiando, piuttosto che i tanti artisti che si dimostrano “ignavi” pur di non perdere consensi.

M. 19 anni

Credi che la musica e la letteratura oggi abbiano un ruolo importante? Non solo a livello personale ma soprattutto nel collettivo.

Più che importante, credo che abbiano un ruolo fondamentale. Fondamentale anche e soprattutto nel senso letterale del termine: su ciò che noi sappiamo si fonda la figura di noi stessi. La cultura, in generale; la musica e la letteratura, in particolare. E aggiungerei anche l’arte. Mi viene in mente una frase tratta dal film L’attimo fuggente: “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi Leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.” E poi ancora, più avanti: “… che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso”.

Basta un verso per essere parte del continuo fluire della vita. L’arte ci rende immortali, è l’unica cosa che non farà sprofondare l’uomo nell’oblio. È l’antidoto contro la morte, eppure nessuno ancora se ne accorge.

La cosa che mi spaventa è che troppo spesso tutto ciò viene messo da parte, soprattutto dai ragazzi. Mancano di sensibilità e di interesse nei confronti della letteratura. Per quanto riguarda la musica, inutile dire che per me ha preso una parabola che più discendente di così non si può.. La società di cui tanto ci lamentiamo l’ha messa in piedi chi è cresciuto ascoltando de André. Non oso immaginare come sarà quella che metteranno su i trapper.

Se la società in cui viviamo, come hai detto tu, l’abbiamo ereditata dagli ascoltatori di de André, o comunque chi credeva che attraverso la musica e la cultura si potessero cambiare le cose, perché non avere fiducia nei nuovi generi?

Non ho fiducia nei nuovi generi perché li sento vuoti, malati, bassi. Mi sbaglierò forse, ma il 90% degli ‘artisti’ sulla scena non ha la mia stima. Poi sai come stanno le cose, ti basta un video fortunato per arrivare in cima senza un minimo di carriera/studio alle spalle e invece altri ragazzi che scrivono cose sensate e impegnate e attuali non riescono ad emergere come meriterebbero.

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