John The Revelator, i Depeche Mode e l’apocalisse

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Della decisiva importanza del blues per tutta la storia della musica seguente abbiamo già ampliamente parlato in un articolo precedente. Prendiamo questa volta in esame uno degli esempi meno lampanti: la musica elettronica. Sembrerebbe assolutamente improprio questo accostamento: i beat straight tipici di questa musica, di stampo classico ed occidentale, hanno ben poco a che fare con il cadenzato shuffle blues di origine africana. Ma anche qui è possibile ritrovare l’impronta del genere che ha forgiato la musica post-classica.

2005: i Depeche Mode hanno rotto ogni barriera musicale con il loro eclettismo che li ha liberati dall’etichetta di semplici artisti di musica elettronica dimostrando, dagli inizi degli anni ’90 in poi (con ViolatorSong Of Faith And Devotion Ultra) la capacità di rendere ottimamente atmosfere più cupe, lente, meno affini agli spiriti gioiosi ed “elettrici” della musica dance.

Cambio di stile dovuto in parte anche ad un’atmosfera diversa che il gruppo respirava: la depressione di Dave Gahan, la tensione e il progressivo allontanamento dei membri del gruppo. Situazione che Gahan ha raccontato nel brano Suffer Well, primo pezzo scritto dal cantante e pubblicato nell’album Playing The Angel, del 2005.

Già con Dream On, dell’album Exciter, i Depeche Mode avevano ricercato – e i risultati sono ben presenti anche in Suffer Well – un suono essenziale, un riff con una chitarra dal suono caldo e pieno, che ricorda tanto quello di Johnny Cash e dei vecchi chitarristi anni ’50.

Con John The Revelator abbiamo però un omaggio, e allo stesso tempo un confronto, con il blues. Martin Gore disse alla tedesca WAMS Magazine:

John The Revelator è una cover di una canzone del cantante blues Son House.

La canzone ha in realtà una storia molto più lunga. Sappiamo che la prima incisione risale addirittura al 1930, per opera di uno dei tre padri ciechi del blues, “Blind” Willie Johnson.

Il brano si svolge in una modalità tipica prebellica gospel-blues: il botta e risposta. A rispondere alle chiamate di Blind Willie ci pensa B. Harris Willie, ritenuta da molti la prima moglie del cantante. Il testo mette a fuoco l’opera attribuita al Profeta Giovanni: il Libro della Rivelazione, meglio conosciuto come Apocalisse, il testo che chiude la Bibbia cristiana.

Now who art worthy, crucified and holy
Bound up for some, Son of our God
Daughter of Zion, Judea’s Lion
He redeemed us, Jesus bought us with
His blood

L’atteggiamento di Blind Willie pare essere però quello di un artista che vuole rappresentare il pathos dell’esistenza umana, il dramma che accompagna l’uomo nel suo essere sospeso in un mondo che non gli appartiene e di cui non può decidere le sorti. Non a caso, nel mantra che accompagna della canzone, quando si domanda cosa sta scrivendo Giovanni, viene semplicemente detto “Giovanni il Rivelatore”, oppure “chiedi a Giovanni”, come se tutto dipendesse da lui e dalla sua parola e l’uomo fosse costretto all’ascolto per conoscere qualcosa della sua condizione. La vita di Willie, come quella di altri bluesman,  non era stata facile: il soprannome “Blind” si riferisce alla cecità che la matrigna gli causò in tenera età. Ma la fede resta in Blind Willie la risposta unica a quella sospensione umana. John The Revelator è il canto della caduta dell’uomo, ma anche della sua possibile salvezza.

La versione di Son House a capella non si distacca enormemente, sia pur presentando alcune variazioni testuali importanti.

Curiosità: il pezzo è stato eseguito anche dai White Stripes in diverse esibizione live. Jack White è un grande appassionato di vecchio blues e in particolare di Son House. Nell’album De Stijil ha infatti inserito una sua cover del brano Death Letter.

Il significato del testo dei Depeche Mode è un vero e proprio parricidio. Martin Gore decide di capovolgere il senso del testo e attacca criticamente, senza più alcun botta e risposta, la figura di Giovanni e della Chiesa in genere.

Giovanni il Rivelatore, mettetelo in un ascensore
Portatelo su verso la massima altezza
Portatelo su in cima, dove le montagne si fermano
Lasciate che racconti il suo libro di menzogne

Ironizzando anche sulla ricorrenza del numero “sette”:

Sette bugie, moltiplicate per sette
Moltiplicate di nuovo per sette
Sette angeli con sette trombe
Spediamoli a casa sul treno del mattino

E chiudendo in maniera sprezzante, alludendo al senso di colpa che la chiesa ha instillato nell’uomo moderno (e che Nietzsche ha ricostruito e criticato in più parti):

Be’, chi sta urlando? Giovanni il Rivelatore
Tutto ciò che ci ha dato è il dolore
Be’, chi sta urlando? Giovanni il Rivelatore
Dovrebbe piegare la testa dalla vergogna

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